Voto numerico ed esame di avvocato: i chiarimenti del T.A.R. Campania

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 1° settembre 2015, n. 4271

Il T.A.R. Campania chiude nuovamente le porte alla motivazione espressa ma…

Con la sentenza in commento, l’VIII sezione del T.A.R Campania, Napoli (1 settembre 2015 n. 4271) è tornata nuovamente sulla questione circa la sufficienza della mera motivazione numerica in tema di esame di avvocato.

La questione prende origine dalla sessione d’esame del 2013 in cui la commissione giudicò inidonee le prove di una candidata, attribuendo agli elaborati la votazione complessiva di 83 (27-26-30), insufficiente ai sensi dell’art. 17 bis R.D. 22 gennaio 1934 n. 37 (“… alla prova orale sono ammessi i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due prove”.)

La ricorrente ha impugnato gli atti della sottocommissione per violazione di legge ed eccesso di potere in quanto la “motivazione delle negative valutazioni adottate sarebbe inidonea a dar conto delle relative ragioni, risultando, in particolare, inadeguato l’utilizzo di un mero voto numerico.”

Il T.A.R. Campania, confermando un orientamento tendenzialmente unanime della giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 maggio 2008 n. 2190; 19 febbraio 2008 n. 540, 4 febbraio 2008 n. 294) ed avvalorato dalla Corte Costituzionale (Corte Costituzionale, sentenze 30 gennaio 2009 n. 20 ed 8 giugno 2011 n. 175), dopo iniziali tentennamenti (in sede cautelare), ha respinto le istanze della ricorrente.

Il principio di diritto che si evince dalla giurisprudenza consolidata è che, anche a seguito dell’introduzione dell’obbligo di motivazione per tutti i provvedimenti amministrativi (art.3 legge 241/90) “i provvedimenti della commissione esaminatrice che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non ammettono all’esame orale il partecipante vanno di per sé considerati adeguatamente motivati, quando si fondano su voti numerici”, inoltre, è frequente in giurisprudenza l’affermazione secondo la quale “l’obbligo di motivazione del giudizio reso dalla commissione giudicatrice è stato sufficientemente adempiuto con l’attribuzione di un punteggio numerico, configurandosi questo come una formula sintetica ma eloquente che, oltre a rispondere ad un evidente principio di economicità dell’attività amministrativa di valutazione, assicura la necessaria chiarezza sulle valutazioni di merito compiute dalla commissione e sul potere amministrativo da quest’ultima espletato esternando compiutamente la valutazione tecnica eseguita dall’organo collegiale specie quando siano stati predisposti i criteri in base ai quali procedere alla correzione”

Esprimendosi in tali termini il T.A.R., anche nella recentissima pronuncia, ha chiuso nuovamente le porte alla motivazione espressa degli elaborati ritenendo sufficiente il mero voto numerico. Nel corpo della sentenza emergono però degli spiragli per un mutamento di rotta.

Il T.A.R., infatti, si sofferma sulla novità legislativa introdotta dall’art. 46, comma 5, della l. n. 247/2012 (“la commissione annota le osservazioni positive o negative nei vari punti di ciascun elaborato, le quali costituiscono motivazione del voto che viene espresso con un numero pari alla somma dei voti espressi dai singoli componenti”) superando le doglianze della ricorrente per meri profili intertemporali in quanto il successivo art. 49 della medesima legge rinvia di due anni l’applicazione dell’art. 46 c5 in relaziona all’esame di avvocato (“Per i primi due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge   l’esame   di   abilitazione   all’esercizio   della professione di avvocato si effettua, sia per quanto riguarda le prove scritte e le prove orali, sia per quanto riguarda le modalita’ di esame, secondo le norme previgenti”).

La norma citata apre, però, a possibili mutamenti per il futuro.

Anche il T.A.R. in commento si preoccupa di specificare che, nel caso in esame, le commissioni avevano provveduto ad “accompagnare l’attribuzione del punteggio numerico con giudizi esplicativi (affermando, nell’un caso, che “L’elaborato si dilunga su profili teorici trascurando l’applicazione alla fattispecie concreta”; e nell’altro “mancanza di specificità e completezza”) dando così conto delle lacune riscontrate e meglio illustrando il percorso logico seguito”, gettando piu di un indizio su quel che potrebbe e dovrebbe essere la strada da seguire dalla successiva giurisprudenza.

All’esito di tale impostazione è, infatti, prevedibile immaginare che, terminato il periodo transitorio ex art 49 L. 247/12, le commissioni esaminatrici non possano piu limitarsi ad emettere un mero voto numerico dovendo invece accompagnarlo con un (seppur sintetico) giudizio esplicativo.

Nella parte conclusiva della sentenza il T.A.R. si occupa anche di un profilo diverso: la sindacabilità del giudizio di merito della commissione.

Anche in questo caso la sentenza aderisce pienamente all’orientamento consolidato affermando che “il giudizio della commissione comporta una valutazione essenzialmente qualitativa della preparazione scientifica dei candidati ed attiene così alla sfera della discrezionalità tecnica, censurabile unicamente, sul piano della legittimità, per evidente superficialità, incompletezza, incongruenza, manifesta disparità, emergenti dalla stessa documentazione, tali da configurare un palese eccesso di potere, senza che con ciò il giudice possa o debba entrare nel merito della valutazione (Consiglio di Stato, Sez. IV, 17 gennaio 2006 n. 172).”

Tale impostazione vanifica le istanze dottrinarie tese ad esaltare il ruolo dei pareri pro veritate, “non potendosi ammettere che professionisti scelti ex post dall’interessata, in assenza dell’anonimato e senza poter tenere conto del complessivo andamento delle prove d’esame, effettuino valutazioni rimesse alla specifica competenza della commissione, nella sua collegialità e nel rispetto dell’anonimato (Consiglio di Stato, Sez. IV, 18 giugno 2009 n. 3991)”.

 

T.A.R. Campania 4271 2015

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