Usura sopravvenuta: per le Sezioni Unite non è configurabile

Le Sezioni Unite, chiamate a dirimere il contrasto circa la configurabilità della cd. usura sopravvenuta, hanno enunciato – con la sentenza n. 24675 del 19.10.2017 –  il seguente principio di diritto: “Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alla disposizioni della legge n.108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo il fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto“.

La pronuncia della Suprema Corte è intervenuta a seguito dell’ordinanza n.2484/2017 che le aveva rimesso il compito di chiarire quale dovesse essere la sorte della pattuizione di un tasso d’interesse che, a seguito dell’operatività del meccanismo previsto dalla stessa legge per la determinazione della soglia oltre la quale un tasso è da qualificare usurario, si riveli superiore a detta soglia (per l’esame dell’ordinanza si riporta al precedente contributo pubblicato su questo sito al seguente link: http://easyius.it/usura-sopravvenuta-ordinanza-rimessione-alle-ssuu-n-24842017/)

I giudici di legittimità hanno innanzitutto chiarito che il problema si pone, invero, per quei contratti di mutuo recanti tassi iniziali inferiori alla soglia usuraria e divenuti superiori solo nel corso del rapporto.

In particolare la problematica in questione è sorta subito dopo l’entrata in vigore della legge 108/96 che ha instaurato un regime sanzionatorio penale e civile per le fattispecie di usura, ma ha creato notevoli incertezze interpretative circa la sua applicazione, tanto da indurre il legislatore ad intervenire con la norma d’interpretazione autentica di cui all’art. 1, comma 1, d.l. n. 394 del 2000, nella quale è stato chiarito che “Ai fini dell’applicazione dell’articolo 644 del codice penale e dell’articolo 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento“.

L’ulteriore intervento normativo, però, non è valso a risolvere i problemi applicativi di cui sopra.
Infatti nonostante la legge sembri negare alla radice la configurabilità di una sopravvenuta usurarietà degli interessi, valorizzando esclusivamente il momento della pattuizione degli stessi, sia in dottrina che in giurisprudenza si è affermato che, anche alla luce dell’interpretazione autentica fornita dal legislatore, sarebbe irragionevole e incongruo sostenere la debenza dell’interesse pattuito, esorbitante rispetto al sopravvenuto tasso-soglia.

A tal proposito la giurisprudenza di legittimità si è spaccata in due circa la configurabilità della usura sopravvenuta e cioè circa la possibilità di definire come usurari interessi che, invece, al momento della loro pattuizione non superavano il cd. tasso soglia.

Sul punto si sono contesi il campo due orientamenti.

Un primo orientamento ha dato alla questione della configurabilità dell’usura sopravvenuta risposta negativa, in quanto la norma d’interpretazione autentica attribuisce rilevanza, ai fini della qualificazione del tasso convenzionale come usurario, al momento della pattuizione dello stesso e non al momento del pagamento degli interessi; cosicchè deve escludersi che il meccanismo dei tassi soglia previsto dalla legge n. 108 sia applicabile alle pattuizioni di interessi stipulate in data precedente la sua entrata in vigore, anche se riferite a rapporti ancora in corso a tale data (da ultimo Cass. Sez. 1^ 19/01/2016, n. 801).

Un secondo orientamento, invece, ha affermato l’incidenza della nuova legge sui contratti in corso alla data della sua entrata in vigore, omettendo tuttavia di prendere in considerazione la norma d’interpretazione autentica di cui al D.L. n. 394 del 2000 e quindi dando atto della possibilità di configurazione dell’usura sopravvenuta.
In particolare Cass. n.602/13 e n.603/13 hanno affermato che nei casi di superamento della soglia del tasso usurario per effetto dell’entrata in vigore della L. n. 108 cit., opera la sostituzione automatica, ai sensi dell’art. 1319 c.c., e art. 1419 c.c. comma 2, del tasso soglia del tempo al tasso convenzionale; Cass. n. 17150/2016 sostiene la rilevabilità d’ufficio dell’inefficacia di cui sopra; Cass. n.9405/2017, invece, nell’affermare l’applicabilità del tasso soglia in sostituzione del tasso contrattuale che sia divenuto superiore ad esso, fa espresso riferimento alla richiamata norma d’interpretazione autentica, escludendone però la rilevanza in quanto essa non eliminerebbe l’illiceità della pretesa di un tasso d’interesse ormai eccedente la soglia dell’usura.

Le conseguenze di tale illiceità, dunque, sono diversamente declinate (nullità, inefficacia ex nunc) nelle varie versioni della tesi in esame, ma comprendono in ogni caso la sostituzione automatica, ai sensi dell’art. 1339 c.c., del tasso contrattuale o con il tasso soglia (secondo una versione), o con il tasso legale (secondo un’altra versione).

Le Sezioni Unite, dal canto loro, hanno ritenuto di dare seguito al primo dei menzionati orientamenti e di negare, pertanto, la configurabilità dell’usura sopravvenuta, atteso che il giudice è vincolato all’interpretazione autentica delle norme.

Più precisamente, il divieto di usura è contenuto esclusivamente nell’art. 644 c.p., mentre la legge 108/96 si limita a prevedere il meccanismo di determinazione del tasso oltre il quale gli interessi sono considerati usurari e l’art. 1815 c.c. contiene una sanzione in caso di usura.

Pertanto, prosegue la Corte, “sarebbe impossibile operare la qualificazione di un tasso come usurario senza fare applicazione dell’art. 644 cod. pen., ai fini dell’applicazione del quale, però, non può farsi a meno – perché così impone la norma di interpretazione autentica – di considerare il momento in cui gli interessi sono convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento“.

Bocciata anche la soluzione adottata da certa dottrina con riguardo all’applicazione del criterio della buona fede ex art. 1375 c.c.: “La buona fede è criterio di integrazione del contenuto contrattuale rilevante ai fini dell’esecuzione del contratto stesso (art. 1375 c.c.), vale a dire della realizzazione dei diritti da esso scaturenti. La violazione del canone di buona fede non è riscontrabile nell’esercizio in sé considerato dei diritti scaturenti dal contratto, bensì nelle particolari modalità di tale esercizio in concreto, che siano appunto scorrette in relazione alle circostanze del caso. In questo senso può allora affermarsi che, in presenza di particolari modalità o circostanze, anche la pretesa di interessi divenuti superiori al tasso soglia in epoca successiva alla loro pattuizione potrebbe dirsi scorretta ai sensi dell’art. 1375 c.c.; ma va escluso che sia da qualificare scorretta la pretesa in sé di quegli interessi, corrispondente a un diritto validamente riconosciuto dal contratto”.

Deve dunque ritenersi priva di fondamento la tesi della illiceità della pretesa del pagamento di interessi a un tasso divenuto superiore alla soglia usura solo nel corso del rapporto, ma contenuto nei limiti della soglia alla data della pattuizione.