Truffa tramite PostePay: quando si consuma il reato?

Cassazione 16 Giugno 2015 n. 25230.

 Lo sviluppo del commercio on line ha portato con se l’aumento del fenomeno delle truffe on line; un caso molto ricorrente riguarda le truffe effettuate tramite ricarica PostePay in cui una volta ricevuta la ricarica il venditore fa perdere le proprie tracce.

Tale fenomeno criminoso ha interessato la dottrina e la giurisprudenza in particolare con riferimento al momento consumativo e alla competenza territoriale.

La Corte di Cassazione con sentenza 25230 del 16 Giugno 2015 ha provato a fissare i principi cardine della materia.

Confermando quanto espresso delle Sezioni Unite del 16 Dicembre 1998, la sentenza in commento qualifica la truffa quale reato istantaneo e di danno che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’ autore abbia fatto seguito la “deminutio patrimoni” dei soggetto passivo.

La giurisprudenza nelle ipotesi di truffa c.d. contrattuale, come nel caso in esame, è concorde nel ritenere che siamo in presenza di un reato di danno che si consuma nel momento in cui si verifica l’effettivo conseguimento dei bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato. Si precisa inoltre che il danno non solo deve avere contenuto economico, ma deve consistere anche per il soggetto passivo in una lesione del bene tutelato, concreta ed effettiva, e non soltanto potenziale.

Il reato di truffa si caratterizza infatti per due requisiti fondamentali ovvero il conseguimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente e il danno da parte del soggetto leso. La truffa si potrà dunque dire consumata solo nel momento in cui la condotta ingannatrice, alla quale sono causalmente riconducibili i due suddetti eventi, si realizza completamente.

La Corte, prima di giungere alla soluzione del caso di specie si sofferma su un ipotesi simile, ovvero al caso in cui l’oggetto materiale dei reato è costituito da titoli di credito. In tali casi il momento consumativo è stato indicato dalla giurisprudenza unanime in quello dell’acquisizione da parte dell’autore del reato, della relativa valuta, attraverso la loro riscossione o utilizzazione, poiché solo per mezzo di queste si concreta il vantaggio patrimoniale dell’agente e nel contempo diviene definitiva la potenziale lesione dei patrimonio della parte offesa.

Parte della dottrina propende per applicare una soluzione analoga anche all’ipotesi di truffa tramite ricarica PostePay. La giurisprudenza, e la sentenza in esame si inserisce in tale filone interpretativo, aderisce a una diversa ricostruzione.

La sentenza in commento precisa, infatti, che nel caso in esame il raggiro è stato realizzato attraverso l’uso di una carta postepay ricaricabile che consente il versamento di denaro su una carta propria o di terzi. Il conseguimento dei profitto da parte dei soggetto truffatore si verifica nel momento stesso in cui la parte offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta ricaricabile a lui intestata. E’ proprio da detto versamento che si realizza contestualmente l’effettivo conseguimento dei bene da parte dell’agente, che ha avuto immediatamente a disposizione la somma versata, e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato.

Su tali presupposti la Corte ha gioco facile nel risolvere anche il problema della competenza territoriale. Per la Corte la competenza territoriale va radicata nel luogo ove è stato effettuato il versamento (e quindi si è consumato il reato) e non, come erroneamente sostenuto dal giudice di merito, nel luogo in cui era stato conseguito il profitto dei reato.
 

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