stalking richiesta di archiviazione

Stalking: la persona offesa va sempre avvisata della richiesta di archiviazione ( Cass. Pen, SSUU, 10959/2016).

La persona offesa dal reato, ai sensi dell’art. 408, comma 2, c.p.p., ha diritto alla notifica dell’avviso della richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia criminis avanzata dal pm, se, nella notizia di reato o successivamente, abbia dichiarato di volerne essere informata. Dal giorno della notifica decorre il termine perentorio di dieci giorni entro i quali la persona offesa può prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini.

Il D.L. 93/2013, più noto come legge contro il “femminicidio”, ha aggiunto all’art. 408 codice di rito il comma 3bis il quale stabilisce che per i delitti commessi con violenza alla persona, l’avviso della richiesta di archiviazione deve essere in ogni caso notificato alla persona, a prescindere da una sua esplicitata volontà.

La previsione dell’obbligo si inserisce nel solco di interventi strutturali atti a garantire alle vittime di violenza  forme di tutela più efficaci.

La genericità dell’espressione “delitti commessi con violenza alla persona” , che non consente di individuare prontamente una specifica categoria di delitti, ha fatto sorgere dubbi in merito alla possibilità di includervi i reati che non presentano come elemento costitutivo la violenza fisica.

Nell’ambito di un procedimento penale avente per oggetto il delitto di atti persecutori, il difensore della persona offesa ricorreva per cassazione, lamentando di non avere ricevuto avviso della relativa richiesta di archiviazione avanzata dal pm.

Il contrasto fra diverse sezioni della Corte di Cassazione ha giustificato la remissione della questione alle Sezioni Unite, alle quali è stato formulato il seguente quesito: “se l’espressione “violenza alla persona”, contenuta nel comma 3 bis dell’art. 408 c.p.p., comprenda, oltre le condotte di violenza fisica, anche quelle di minaccia e se di conseguenza il reato di stalking sia incluso tra quelli per i quali il citato articolo prevede la necessaria notifica alla persona offesa dell’avviso della richiesta di archiviazione”.

Analizziamo il percorso argomentativo del Giudice di legittimità.

La Corte, dopo aver brevemente inquadrato il reato di atti persecutori, afferma che la tutela delle vittime dei reati, negli ultimi anni,  è stata oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni internazionali (Onu- Unione Europea- Consiglio d’Europa).

Per quanto concerne l’Unione Europea assumono rilevanza la Direttiva 2012/29 UE in materia di diritti, assistenza e protezione della vittima di reato (cui è stata data attuazione in Italia con il D.Lgs. 212/2015), la Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa del 25.10.2007 in materia di protezione dei minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali e la Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa dell’11.05.2011 sulla prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Il D.L. 93/2013 costituisce attuazione della Convenzione di Istanbul.

I Giudici sottolineano che solo con la legge di conversione è stato introdotto il riferimento ai “delitti commessi con violenza alla persona”.

Il decreto legge 93/2013, infatti, in origine prevedeva la notifica alla persona offesa dell’avviso di presentazione della richiesta di archiviazione e dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per il solo reato di cui all’articolo 572 c.p.

In sede di conversione, avvenuta con Legge 119/2013, l’obbligo di notifica dell’avviso alla persona offesa è stato previsto per tutti i delitti commessi con violenza alla persona mentre l’obbligo dell’avviso di conclusione delle indagini è stato esteso anche al reato di atti persecutori.

L’emendamento dimostra, a parere della Suprema Corte, la volontà di ampliare il raggio di tutela oltre le singole fattispecie originariamente indicate.

A tanto aggiungasi la constatazione che dalla lettura delle fonti sovranazionali emerge una completa parificazione tra violenza fisica e psicologica.

La Convenzione di Istanbul, all’art.3, definisce la violenza nei confronti delle donne “una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

La Direttiva 2012/29/UE fornisce (premessa n. 17) la nozione di violenza di genere, definendola come “la violenza diretta contro una persona a causa del suo genere, della sua identità di genere o della sua espressione di genere o che colpisce in modo sproporzionato le persone di un particolare genere. Può provocare un danno fisico, sessuale o psicologico, o una perdita economica alla vittima (…)”.

Le SSUU Penali, con la sentenza n. 10959/2016, hanno, pertanto, affermato che l’espressione violenza alla persona debba essere intesa alla luce del concetto di violenza in genere, così come risulta dalle pertinenti disposizioni di diritto internazionale recepite e di diritto comunitario.

La disposizione dell’art. 408, comma 3, cpp, pertanto è applicabile anche ai reati di stalking e maltrattamenti.

 

Avv. Giusy Rendina

 

Scarica qui il testo della sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Corte di Cassazione Sez.Un. penali 16 marzo 2016 n 10959