sequestro

SSUU 15453/2016: l’art. 114 disp. Att. C.p.p. non si applica al sequestro preventivo operato di propria iniziativa dalla Pg.

In caso di sequestro preventivo operato dalla Polizia giudiziaria, prima dell’intervento del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 321, comma 3 bis, del c.p.p., non sussiste alcun obbligo di dare avviso all’indagato, presente al compimento dell’atto, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia ex art. 114 disp. Att. C.p.p.

A stabilirlo sono state le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 15453 depositata in data 13.04.2016  (scarica qui il testo della sentenza esplicata nei passaggi fondamentali: Sezioni Unite Penali 15453 del 13 aprile 2016).

Prima di ripercorrere le argomentazioni che il Supremo Consesso ha posto a fondamento della propria decisione, è utile precisare che l’art. 356 c.p.p. riconosce al difensore della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini la facoltà di assistere, senza il diritto di essere preventivamente avvisato (trattandosi di atto a sorpresa), alle perquisizioni personali o locali, agli accertamenti ed ai rilievi urgenti sullo stato dei luoghi, persone o cose, al sequestro del corpo del reato e delle cose ad esso pertinenti, nonché alla immediata apertura di plichi sigillati autorizzata dal P.M. Trattasi di attività ad iniziativa della polizia giudiziaria contemplate dal Titolo 4^ ( Attività a iniziativa della polizia giudiziaria) del Libro 5^ ( Indagini Preliminari).

L’art. 114 disp. Att. C.p.p. dispone che, in caso di compimento di uno degli atti indicati nell’art. 356 cpp, la polizia giudiziaria avverte la persona sottoposta alle indagini, se presente, che ha facoltà di farsi assistere dal difensore di fiducia.

Secondo un primo orientamento di legittimità, la polizia giudiziaria avrebbe lo stesso obbligo in caso di sequestro preventivo disposto di propria iniziativa ex art. 321, comma 3 bis, c.p.p.

Secondo un altro orientamento, l’art. 114 disp. Att. C.p.p. richiamando espressamente solo le attività di Pg riguardanti l’assicurazione delle fonti di prova indicate nell’art. 356 cpp, andrebbe applicato solo in relazione ad esse.

Le Sezioni Unite aderiscono a quest’ultimo indirizzo interpretativo.

L’articolo 356 cpp, affermano, fa riferimento ad attività che vengono compiute di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria, in casi di necessità e di urgenza, quando non è possibile un pronto intervento del pubblico ministero.

Tali attività, oltre ad incidere su diritti costituzionalmente garantiti quali la libertà personale, la proprietà privata e il domicilio, mirano alla formazione della prova: potranno, cioè, assumere valore probatorio in sede dibattimentale.

Delle perquisizioni e dei sequestri effettuati la polizia giudiziaria redige verbale che va trasmesso entro quarantotto ore al pubblico ministero, il quale, se ne ricorrono i presupposti, nelle quarantotto ore successive procede alla convalida (art. 352, comma 4, c.p.p.; art. 355, commi 1 e 2, c.p.p.).

I verbali di perquisizione e di sequestro redatti, essendo atti non ripetibili, sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento (art. 431, comma 1, lett. b) cpp).  Pertanto, secondo quanto disposto dall’art. 511 cpp, il giudice ne dispone la lettura, integrale o parziale, o, in suo luogo, può indicarli come utilizzabili ai fini della decisione.

La polizia giudiziaria, proseguono, è sottoposta al potere esecutivo (pur essendo nella disponibilità dell’a.g.) e non offre le stesse garanzia di indipendenza di un Pubblico Ministero.

Per tutti i motivi sopra enunciati, la facoltà per il legale di assistere agli atti compiuti dalla polizia giudiziaria risponde alla logica di “assicurare un presidio difensivo a garanzia della regolarità di atti destinati ad assicurare fonti di prova e ad essere poi utilizzati in dibattimento. Il legislatore ha voluto, cioè, assicurare, stante la natura e la finalità di detti atti, un immediato controllo difensivo sull’operato della polizia giudiziaria”.

Delineati ambito e finalità delle disposizioni contenute negli articoli 356 c.p.p. e 114 disp. Att. C.p.p., la Corte di Cassazione sposta la propria attenzione sul sequestro preventivo di iniziativa della polizia giudiziaria per verificare se l’avvertimento previsto in relazione al sequestro probatorio trovi la propria giustificazione anche in questo caso.

Già la collocazione della norma, inserita nel Libro 4^ (misure cautelari), Titolo 2^ (misure cautelari reali), capo 2^ (sequestro preventivo) rende ardua, a parere dei Giudici, la possibilità di applicazione dell’art. 114 disp. Att. C.p.p..

A tanto aggiungasi che si tratta di una misura avente tutt’altra natura e finalità rispetto al sequestro probatorio.

Il sequestro preventivo è, difatti, una misura cautelare reale prevista dall’art. 321 c.p.p. e disposta dal giudice competente a pronunciarsi nel merito (o dal gip prima dell’esercizio dell’azione penale), su richiesta del pubblico ministero, quando vi è il pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati.

Il sequestro preventivo di iniziativa del pubblico ministero o della polizia giudiziaria, di cui al comma 3 bis del citato articolo, mira a fronteggiare situazioni di urgenza che non consentono di attendere il provvedimento di un giudice o che nascono prima che un pubblico ministero abbia assunto la direzione delle indagini.

La polizia giudiziaria, nell’intervenire di propria iniziativa, in casi di urgenza, pone in essere una misura precautelare di carattere provvisorio.

Nella relazione al Decreto Legislativo n. 12/1991 ( introduttivo del comma 3 bis dell’art 321 cpp) il sequestro preventivo di iniziativa della P.G. (indicato come fermo reale) viene espressamente equiparato al fermo indiziato di delitto di cui all’art. 384 c.p.p.: entrambi hanno natura cautelare e non probatoria.

In sentenza si legge: “Per il sequestro preventivo operato di iniziativa della polizia giudiziaria, il legislatore non solo non ha dettato alcuna disposizione in ordine alla possibilità del presidio difensivo fin dal momento dell’esecuzione (ad es. richiamando le previsioni dell’art. 356 c.p.p. e art. 114 disp. Att.), ma ha piuttosto equiparato l’atto al fermo di indiziato di delitto di cui all’art. 384 c.p.p., che non prevede certo una garanzia difensiva “preventiva” .

Non c’è dubbio, affermano i giudici, che le preoccupazioni evidenziate in tema di soggetto procedente valgano anche nel caso di sequestro preventivo di iniziativa della polizia giudiziaria (si pensi a sequestri preventivi incidenti su beni di notevole valore o sullo svolgimento di attività di impresa).

Tuttavia, a tutela dell’interessato, vi è il controllo diretto di un giudice, terzo ed imparziale, sull’operato della polizia giudiziaria, diversamente da quanto accade per il sequestro probatorio.

L’art. 321, comma 3 bis, cpp dispone che il verbale debba essere trasmesso, entro quarantotto ore, al pubblico ministero, il quale, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, deve, entro le successive quarantotto ore, chiederne la convalida al giudice. L’ordinanza di convalida deve essere emessa entro dieci giorni dalla richiesta, pena l’inefficacia del sequestro.

Ne deriva che non sussiste alcuna violazione del diritto di difesa perché l’attività di polizia giudiziaria riceve controllo diretto ed immediato da parte del giudice, analogamente a quanto accade per le misure cautelari.

Le SSUU concludono affermando che le disposizione dettate dall’art. 114 disp. Att. C.p.p. in tema di sequestro probatorio non possono essere estese al sequestro preventivo eseguito di propria iniziativa dalla polizia giudiziaria né attraverso un’interpretazione analogica, stante la diversità strutturale e funzionale dei due istituti, né adeguatrice, stante la insussistenza di qualsivoglia violazione del diritto di difesa.

 

Avv. Giusy Rendina

 

Sezioni Unite Penali 15453 del 13 aprile 2016