ESAME AVVOCATO Soluzione parere prima traccia CIVILE

La successione a causa di morte configura un fenomeno di subentro nei rapporti giuridici intessuti fino a quel momento da un altro soggetto deceduto.
Da ciò consegue, di norma, una vicenda sostitutiva nella quale, resta inalterato il rapporto giuridico, sebbene si assiste alla sostituzione del soggetto originario del rapporto.
Si tratta di un fenomeno che ex art. 456 c.c. si apre al momento del decesso del de cuius ed è agganciata al luogo del suo ultimo domicilio.
Ai sensi dell’art. 457 c.c. la successione avviene solo per legge o per testamento (comma 1). La stessa norma sancisce, inoltre, che non si fa luogo alla successione legittima se non quando manca totalmente o solo in parte quella testamentaria. Così facendo apre ad una concorrenza fra le due successioni così da evitare lacune nella gestione del patrimonio del defunto.
In merito alla successione legittima o ab intestato (così definita in base alla fonte che sottende) bisogna considerare che si tratta di un modello successorio disciplinato ex art. 565 e ss. c.c.
In questo tipo di successione l’eredità si devolve alla categoria dei cosiddetti successibili predefiniti per legge e non sulla base della volontà del testatore. Categoria in cui si individuano i legittimari (coniuge, discendenti figli ed, in caso di mancanza di figli, agli ascendenti), gli eredi legittimi, chiamati alla successione solamente in mancanza dei legittimari (collaterali, altri parenti sino al sesto grado ed, in mancanza di un successibile, lo Stato Italiano, il quale acquista di diritto senza accettazione).
A ciò si salda la previsione delle quote in cui dividere i cespiti ereditari fra i soggetti partecipanti a tale species di successione.
Guardando al caso di specie si registra l’apertura di una successione ab intestato nella data del 12.1.15 per decesso del de cuius. A tale data risultava presente nel patrimonio del deceduto solo un appartamento in montagna utilizzato dal soggetto stesso e dalla sua famiglia per trascorrervi le vacanze nei mesi invernali e stimato per un valore pari a euro 90 mila.
Tuttavia lo stesso de cuius aveva provveduto a formulare due donazioni valide per un ammontare complessivo di euro 310 mila. La prima donazione, con aggiunta dispensa di collazione, a favore di sua figlia (a cui erano donati euro 250 mila); la seconda ad un suo amico (a cui erano donati euro 60 mila).
L’altro figlio Mevio, invece, all’apertura della successione entrava in possesso del cespite lasciato dal de cuius al momento della sua morte.

Dalla rapida descrizione dei fatti si evince che si tratta di una successione legittima fra due fratelli a cui si aggiunge la presenza di un donatario esterno al nucleo familiare. Situazione che permette la valutazione di una eventuale lesione della quota spettante ad un erede applicando il criterio di calcolo ex art. 556 c.c.
Questo articolo sancisce che per determinare la quota di cui il de cuius poteva disporre si procede alla costituzione di una massa di tutti i beni che lo stesso possedeva al tempo della morte al netto dei debiti compreso quanto donato. Sull’asse così formato si calcola di quanto il de cuius poteva disporre.
Realtà combinata con l’art. 537 co. 2 c.c. in cui è affermato, come nella fattispecie indagata, che in presenza di più figli gli stessi hanno diritto ad una quota dei due terzi divisa in parti uguali.
Va sottolineato, inoltre, che ex art. 555 le eventuali riduzioni delle donazioni eccedenti la quota disponibile del de cuius sono ridotte fino al raggiungimento di tale quota.
In questo contesto si aggiunge che la quota potrebbe anche soffrire della dispensa della collazione delle donazione rese come nel casus analizzato.

L’art. 737 cod. civ. prevede al II comma la possibilità che il disponente (anche defunto nel caso indagato) dispensi taluno dei coeredi dalla collazione, ovvero dall’operazione consistente nel conferimento di quanto ricevuto a titolo donazione in un’unica massa ai fini della distribuzione dell’attivo tra i coeredi stessi.
La dispensa dalla collazione è in realtà un negozio giuridico unilaterale per cui il disponente esonera il donatario dall’obbligo di conferire ai coeredi ciò che ha ricevuto dal defunto per donazione.
A ciò la giurisprudenza di legittimità aggiunge con una decisione del 3 luglio 2013 n. 16635 che “L’esperibilità dell’azione di riduzione delle donazioni e dei legati è consentita a chi riveste la qualità di legittimario. La condizione stabilita dall’art. 564, comma 1, c.c. della preventiva accettazione con beneficio di inventario vale solo per il legittimario che rivesta in pari tempo la qualità di erede e non trova applicazione nel caso in cui l’erede sia totalmente pretermesso”.
In sostanza asserisce la Suprema Corte che il meccanismo sancito per la azione di riduzione ex art 564 co. 1 c.c. è legato ad una condizione ad hoc che non limita la capacità del legittimato a ricorrere a tale mezzo in caso di presunta lesione della quota di legittima.

Applicando quanto detto al caso di specie lo scrivente ritiene che, ravvisandosi una lesione della quota disponibile a danno di Mevio, dato l’ammontare dell’importo determinato attraverso le due pregresse donazioni, lo stesso, in virtù della citata giurisprudenza sia nella condizione di formulare l’atto strumentale ad ottenere la riduzione ex art. 564 c.c.
Il tutto non pare nemmeno essere escluso dal fatto che Mevio si sia immesso nell’abitazione lasciata alla morte del de cuius in quanto questa azione si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.