Sezioni Unite n.7756/2017 sulla responsabilità dell’appaltatore ex art. 1669 c.c.

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza 27 marzo 2017 n. 7756 ha preso posizione in merito al contrasto giurisprudenziale sorto circa l’ambito oggettivo di applicazione dell’ art. 1669 c.c.

Si trattava di stabilire – in particolare – se la norma ex art. 1669 c.c. sulla responsabilità dell’appaltatore si applicasse solo se i gravi difetti coinvolgenti un edificio fossero relativi ad opere di nuova costruzione o anche nel caso in cui i vizi si fossero manifestati a seguito di opere edilizie o di ristrutturazione eseguite su fabbricati preesistenti.

Nel caso di specie, i condomini citavano in giudizio la ditta appaltatrice che aveva eseguito lavori di ristrutturazione edilizia sull’edificio condominiale (interventi su scale interne, balconi e sottotetti) per ottenere il risarcimento dei danni che si erano manifestati a seguito di tali lavori.

In primo grado, il Tribunale, ritenuta la ricorrenza di gravi difetti dell’opera, condannava la società che aveva eseguito i lavori a titolo di responsabilità per danni ex art. 1669 c.c.

La Corte d’Appello, invece, escludeva l’applicabilità dell’art. 1669 c.c. in quanto ritenuta non operante nei casi di ristrutturazione ma solo in quelli attinenti ai vizi delle nuove costruzioni.

Pertanto i condomini proponevano ricorso per Cassazione e la Terza Sezione Civile, ravvisando un contrasto di giurisprudenza sulla riconducibilità all’art. 1669 c.c. anche delle opere edilizie eseguite su di un fabbricato preesistente, ha rimesso la causa al Primo Presidente, che l’ha assegnata alle Sezioni Unite.

Con la sentenza in commento la Suprema Corte sottolinea come la divergenza di opinioni circa l’ambito oggettivo coperto dall’art. 1669 c.c fosse tipica anche della dottrina, oltre che della giurisprudenza.

Parte degli studiosi, infatti, riteneva che la norma riguardasse solo la responsabilità per vizi concernenti le nuove opere mentre altra parte riteneva la norma applicabile per ogni vizio sorto a seguito di lavori edilizi, ancorché aventi ad oggetto opere già esistenti.

Allo stesso modo anche le pronunce giurisprudenziali erano state contrastanti e sostanzialmente riconducibili ai due orientamenti suddetti.

Tuttavia l’indirizzo prevalente era quello maggiormente estensivo, che riteneva applicabile l’art. 1669 c.c. ai casi di ricostruzione o di costruzione di una nuova parte dell’immobile, (come ad esempio la sopraelevazione), ma anche ai casi di interventi di tipo manutentivo-modificativo destinati ad una lunga durata nel tempo, se a seguito di questi lavori collassasse l’intera opera preesistente o la parte ristrutturata. Erano quindi escluse dal campo di operatività del 1669 c.c. solo le opere di ristrutturazione ordinaria e quelle non destinate ad una lunga durata.

Ebbene le Sezioni Unite hanno ritenuto di dar seguito a questo indirizzo interpretativo maggiormente estensivo della portata della responsabilità ex art. 1669 c.c., a seguito di una ricostruzione storico-evolutiva della norma e di un’interpretazione letterale e teleologica della stessa.

La Corte ha ritenuto che lo scopo della norma (derivata dal codice napoleonico e poi traposta nel codice civile del 1865 e successivamente in quello odierno) sia quello di garantire il pacifico godimento dell’immobile secondo la sua propria destinazione.

Secondo tale ragionamento è del tutto indifferente che i gravi difetti riguardino una costruzione interamente nuova o un’opera edile ristrutturata, essendo irrazionale la previsione di un trattamento diverso tra fabbricazione iniziale e ristrutturazione edilizia, dato che entrambe potrebbero essere foriere di gravi pregiudizi.

Inoltre il significato etimologico del termine “costruire” non vuol dire edificare per la prima volta, ma assemblare tra loro parti convenientemente disposte (cum struere, ammassare insieme); il sostantivo “costruzione” utilizzato dalla norma, pertanto, sta per “attività costruttiva”, ricomprendendo quindi sia quella originaria che quella derivante da una ristrutturazione sostanziale.

Ciò che conta, quindi, ai fini della responsabilità ex art. 1669 c.c. è che a seguito della nuova costruzione o dei lavori edilizi emergano gravi difetti: la norma infatti prevede la responsabilità dell’appaltatore se, entro dieci anni dal compimento dell’opera, questa rovini o presenti gravi difetti.

In conclusione viene affermato il seguente principio di diritto “l’art. 1669 c.c. è applicabile anche alle opere di ristrutturazione edilizia e, in genere, agli interventi manutentivi o modificativi di lunga durata su immobili preesistenti, che (rovinino o) presentino (evidente pericolo di rovina o) gravi difetti incidenti sul godimento e sulla normale utilizzazione del bene, secondo la destinazione propria di quest’ultimo”.