Sezioni Unite n. 15350 del 22 luglio 2015 – danno tanatologico

Le Sezioni Unite pongono la parola fine alla questione relativa alla risarcibilità del danno tanatologico

Con la sentenza n. 15351/2015 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione pongono la parola fine alla questione relativa alla risarcibilità del danno tanatologico, confermando per questa via l’orientamento tradizionalmente formatosi nel tempo.

In particolare, i giudici della Suprema Corte hanno confutato le argomentazioni avanzate dall’orientamento avverso, ritenendo che “poichè una perdita, per rappresentare un danno risarcibile, è necessario che sia rapportata a un soggetto che sia legittimato a far valere il credito risarcitorio, nel caso di morte verificatasi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, l’irrisarcibilità deriva (non dalla natura personalissima del diritto leso, come ritenuto da Cass. n. 6938 del 1998, poichè, come esattamente rilevato dalla sentenza n. 4991 del 1996, ciò di cui si discute è il credito risarcitorio, certamente trasmissibile, ma) dalla assenza di un soggetto al quale, nel momento in cui si verifica, sia collegabile la perdita stessa e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito, ovvero dalla mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo (Cass. n. 4991 del 1996)”.

Come si evince anche nei successivi passaggi della sentenza, ammettere una tale voce risarcitoria non garantirebbe tanto il rispetto della coscienza sociale, come ipotizzato nell’ordinanza di rimessione, quanto l’utilità di “far conseguire più denaro ai congiunti”.

La conclusione maturata dalla Suprema Corte, invece, è rispettosa del principio dell’integrale risarcibilità di tutti i danni, e compatibile con la ratio che informa la disciplina sulla responsabilità civile, in forza della quale il risarcimento di ogni danno presuppone l’esistenza di un soggetto, che tale perdita subisce.

Infine, la Suprema Corte nega che il danno tanatologico possa derogare al principio della risarcibilità dei soli danni conseguenza, dal momento che esso minerebbe la stessa attendibilità del principio e porrebbe nel nulla la distinzione tra i due beni giuridici salute e vita, riconosciuta dalla dottrina e della giurisprudenza assolutamente prevalenti.

 

SSUU n. 15350 del 22 luglio 2015 – danno tanatologico

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