Ritardata assunzione del vincitore di concorso pubblico: la giurisdizione è del GO

Le Sezioni Unite con la sentenza 4 aprile 2017, n. 8687 hanno stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in caso di controversie relative a danni conseguenti la ritardata assunzione del vincitore di concorso.

Nella vicenda in esame era accaduto che un dipendente comunale si era collocato primo – a pari merito con un altro candidato – all’esito del concorso per l’assunzione di un autista di scuolabus e l’amministrazione aveva, però, assunto l’altro concorrente.
Pertanto il primo era ricorso al Tar per l’annullamento del provvedimento col quale il Comune aveva poi dichiarato vincitore l’altro partecipante. Ottenuta sentenza favorevole, confermata anche dal Consiglio di Stato, aveva messo in mora l’amministrazione chiedendo di assunto. L’assunzione è finalmente avvenuta in data 28 aprile 2006 con un contratto la cui decorrenza, però, era fissata al 15 febbraio 1989 (data del concorso) ai soli fini giuridici e non anche economici. Il dipendente allora ha intrapreso una nuova causa innanzi al Tribunale ordinario, che si è conclusa con la condanna dell’amministrazione al pagamento del totale delle retribuzioni perse.
Il Comune è ricorso in appello contro la suddetta decisione rilevando anche il possibile difetto di giurisdizione nel caso di specie (trattandosi di concorso pubblico), ma la Corte d’appello ha respinto il ricorso.
Essa, infatti, ha rilevato che l’illecito permanente perpetrato dall’amministrazione comunale era cessato solo in data 28 aprile 2006, allorquando era avvenuta l’assunzione con contratto che prevedeva, attraverso una disposizione elusiva del giudicato amministrativo, la decorrenza ai fini economici dal 2 maggio 2006, per cui la lamentata lesione del diritto si era consumata ben oltre la data dell’1 luglio 1998, rappresentante il limite temporale per la sussistenza della giurisdizione amministrativa nella materia oggetto d’esame.
A questo punto il Comune ricorre in Cassazione, dove ripropone la questione di giurisdizione sostenendo che nella fattispecie la giurisdizione è del giudice amministrativo in quanto il risarcimento del danno è stato richiesto dalla controparte a decorrere dal 15 febbraio 1989, epoca in cui fu emesso l’atto oggetto di annullamento, vale a dire allorquando sussisteva ancora la giurisdizione amministrativa in materia di pubblico impiego, sia con riguardo alle questioni attinenti alla procedura concorsuale che all’instaurazione del relativo rapporto di lavoro.
Quindi, secondo tale assunto difensivo, il dato storico di partenza è rappresentato dalla pubblicazione della graduatoria concorsuale, successivamente annullata, posto che solo allora sorgeva la presunta responsabilità dell’ente pubblico nei confronti del concorrente; situazione, questa, rilevante ai fini dell’affermazione della giurisdizione del giudice amministrativo.  Ciò in quanto, con la propria domanda, la controparte aveva ricondotto il diritto al risarcimento del danno non al contratto costitutivo del rapporto di lavoro, bensì all’illegittimo esercizio del potere della PA nell’espletamento della gara concorsuale, successivamente annullata.

La Suprema corte, con la sentenza in commento, ha invece chiarito che la presente controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario alla stregua del criterio del cd. “petitum sostanziale”, cioè della causa petendi della domanda, costituita dall’intrinseca natura della posizione soggettiva dedotta in giudizio, come individuata dal giudice e determinata in relazione alla sostanziale protezione ad essa accordata in astratto dal diritto positivo. Infatti «l’oggetto della controversia non è una situazione giuridica nascente da un rapporto di impiego già in atto, ma si fonda sull’assenza della sua tempestiva costituzione e sui danni economici da ciò scaturiti, restando in tal modo estraneo alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, già esistente in materia di pubblico impiego, nella quale ricadevano le sole controversie inerenti a rapporti di lavoro già costituit

Inoltre, prosegue la Cassazione, posto che la lesione del diritto azionato in giudizio si è consumata attraverso la tardiva assunzione del 28 aprile 2006 (il cui contratto prevedeva la decorrenza degli effetti economici solo a far data dal 2 maggio 2006), allora è al contratto e alla data di sua conclusione che occorre far riferimento per l’individuazione della giurisdizione.

Dunque non ha rilievo, come invece sostenuto dal Comune, il momento dell’illegittima adozione della delibera di approvazione della graduatoria di concorso, poi annullata, in quanto essa attiene ad una «fase precedente» la stipulazione del contratto.

E’ solo a seguito del contratto di assunzione, con il quale l’amministrazione non ha provveduto in ordine agli arretrati, così eludendo il giudicato amministrativo, che è sorto il diritto del dipendente a vedersi liquidate le relative spettanze.

Dunque anche ai fini della prescrizione dell’azione bisogna riferirsi a questa data perché soltanto da quel momento il lavoratore era stato in grado di conoscere l’entità del danno.

Infatti solo a seguito della conclusione del contratto il lavoratore ha potuto verificare il sorgere degli effetti dannosi a suo carico e relativi alla fissazione, nello stesso negozio giuridico, della decorrenza del rapporto nel corso del 1989 esclusivamente ai fini giuridici e non anche economici.