Risarcimento danni da mancato recepimento direttive: le Sezioni Unite rinviano alla Corte di Giustizia Europea

Con ordinanza interlocutoria n.23581 del 21 novembre 2016 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate a pronunciarsi sul risarcimento danni derivante dal mancato recepimento della Direttiva comunitaria 82/76/CEE.

In particolare la questione fattuale riguarda il diritto di remunerazione di alcuni medici iscritti alla Scuola di Specializzazione di Palermo, in ragione della mancata attuazione della Direttiva 82/76/CEE.
Con sentenza 27 settembre 2012, la Corte di appello di Palermo riconosceva tale diritto per i medici iscritti in epoca anteriore all’A.A. 1983/1984.
Ciò, sul presupposto che la prescrizione decennale del diritto alla remunerazione – fondato sull’inadempimento da parte dello Stato dell’obbligazione di natura indennitaria nascente dal diritto comunitario – non fosse ancora decorso.
A tal proposito infatti la Corte di Cassazione n.22972/2013 ha chiarito che “il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 75/363/CEE, insorto in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica iniziati negli anni dal 1° gennaio 1983 all’anno accademico 1990-1991 in condizioni tali che, se detta direttiva fosse stata attuata, avrebbero acquisito i diritti da essa previsti, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore dell’art. 11 della L. 370/1999. In riferimento a detta situazione, nessuna influenza può avere la sopravvenuta disposizione di cui all’art. 4, comma 43, della L. 183/2011 – secondo cui la prescrizione del diritto al risarcimento del danno da mancato recepimento di direttive comunitarie soggiace alla disciplina dell’art. 2947 c.c. e decorre dalla data in cui il fatto, dal quale sarebbero derivati i diritti se la direttiva fosse stata tempestivamente recepita, si è effettivamente verificato – trattandosi di norma che, in difetto di espressa previsione, non può che spiegare la sua efficacia rispetto a fatti verificatisi successivamente alla sua entrata in vigore (1° gennaio 2012).

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha ritenuto che la legge interna di recepimento della direttiva 82/76/CEE potesse applicarsi retroattivamente anche agli specializzandi iscritti tra il 1983 e il 1991.
E così, tra le altre, Cassazione n.10612/2015 ha ritenuto che il risarcimento sarebbe spettato anche agli specializzandi che non avevano ancora iniziato il corso prima dell’entrata in vigore della Direttiva (A.A. 1983/1984).

Tuttavia secondo altre pronunce di legittimità, anche molto recenti, il risarcimento sarebbe spettato soltanto agli specializzandi che avevano iniziato il corso prima dell’entrata in vigore della Direttiva (A.A. 1983/1984). Al momento dell’iscrizione, infatti, non poteva dirsi sussistente alcun inadempimento dello Stato.

In ragione di tale contrasto e dell’importanza della questione, quest’ultima è stata assegnata alle Sezioni Unite, chiamate a decidere circa la possibilità di riconoscimento anche in favore dei medici iscritti a corsi di specializzazione anteriormente al 31 dicembre 1982, del diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria 26 gennaio 1982, n. 82/76/CEE.

La decisione si incentra sul regime giuridico di indole economica applicabile ai corsi di specializzazione per i laureati in medicina e chirurgia con inizio in data anteriore e completamento in data posteriore al 31.12.1982. nella vigenza delle direttive del 1975 e del 1982.

Rispetto all’adeguato compenso per la frequentazione dei corsi di specializzazione in questione, si sono ipotizzati vari casi:
– che tutti i corsi completati o meno prima del 31.12.1982 fossero suscettibili di rimunerazione/risarcimento per la loro durata;
– che soltanto i corsi indetti prima ma non completati entro il 31.12.2012 lo fossero per la loro intera durata oppure per il tempo trascorso dal 1.1.83 alla scadenza;
– che per i medici iscritti prima del 31.12.12. e completati o meno a quella data la normativa comunitaria non avesse attribuito alcun diritto economico per la relativa frequentazione e solo regolato le condizioni di riconoscimento in ambito comunitario del conseguito titolo specialistico.

Alla luce di tutto ciò secondo le Sezioni Unite risulta necessario un rinvio pregiudiziale alla corte di Giustizia affinchè interpreti le direttive 75/362/CEE e 82/76/CEE.

Alla Corte di Giustizia è richiesto, nello specifico, di dettare principi per la risoluzione dei seguenti interrogativi:

– se la direttiva 82/76/CEE debba essere interpretata nel senso che rientrino nel suo ambito di applicazione anche le formazioni di medici specialistici sia a tempo pieno che a tempo ridotto già in corso e proseguite oltre il 31 dicembre 1982 (termine fissato agli stati membri per conformarsi alla direttiva).

In caso di risposta affermativa a tale quesito:
– se l’allegato aggiunto alla direttiva 75/363/CEE debba essere interpretato nel senso che per i corsi di formazione specialistica già iniziati alla data 31.12.1982 l’insorgenza dell’obbligo di remunerazione adeguata per i medici specializzandi dipenda dall’assolvimento dell’obbligo di riorganizzazione o comunque di verifica di compatibilità con le prescrizioni delle predette direttive;
– se in favore dei medici che abbiano conseguito specializzazioni frequentando corsi che avevano avuto inizio ma non erano conclusi al 1.1.1983 sia insorta o meno l’obbligo di adeguata remunerazione per l’intera durata del corso o solo per il periodo di tempo successivo al 31.12.1982 ed a quali condizioni.

In sostanza le Sezioni Unite hanno ritenuto di non essere in grado di prendere una decisione, considerato che non sono state ancora dotate di tutti gli strumenti per addivenire alla risoluzione del contrasto menzionato.

Per tale motivo – data anche la rilevanza della problematica – hanno ritenuto di rimettere in via pregiudiziale gli atti alla Corte di Giustizia, sospendendo il giudizio in attesa del suo pronunciamento.