Il ricorso tributario e la denuncia di successione sono atti di accettazione tacita dell’eredità?

La proposizione di un ricorso tributario costituisce, in aderenza all’orientamento maggioritario della giurisprudenza di legittimità, atto di accettazione tacita dell’eredità; diversamente, la denuncia di successione effettuata dal chiamato all’eredità è classificabile tra gli atti meramente conservativi richiamati dall’art. 460 c.c.

Queste le conclusioni rassegnate dalla sentenza cass-civ-22017-del-2016, con la quale la Suprema Corte ha confermato la sentenza emessa dal giudice di appello (a sua volta di riforma di quella emessa dal giudice di prime cure).

La questione giunta in sede di legittimità verte sulla valutazione del comportamento del chiamato all’eredità, e sugli effetti che da ciò possono derivare.

Entrando nel dettaglio, l’art. 476 c.c. afferma che “l’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”.

Ex adverso, l’art. 460 c.c. riconosce come il chiamato all’eredità possa esercitare azioni a tutela dei beni ereditari o compiere atti conservativi e di amministrazione temporanea, senza assumere, con ciò, la qualifica di  erede. Con ciò il Legislatore vuole sottolineare come non ogni atto posto in essere dal chiamato all’eredità debba essere necessariamente interpretato con significato di accettazione tacita dell’eredità, essendo piuttosto necessario verificare in concreto l’attività posta in essere.

E difatti, secondo la Corte di Cassazione “l’accettazione tacita di eredita’ puo’ desumersi soltanto dall’esplicazione di un’attivita’ personale del chiamato tale da integrare gli estremi dell’atto gestorio incompatibile con la volonta’ di rinunziare, e non altrimenti giustificabile se non in relazione alla qualita’ di erede, con la conseguenza che non possono essere ritenuti atti di accettazione tacita quelli di natura meramente conservativa che il chiamato puo’ compiere anche prima dell’accettazione, ex articolo 460 c.c.”.

In quest’ottica, se si analizzano gli atti sopra menzionati deve ritenersi che il ricorso proposto in commissione tributaria avverso l’avviso di accertamento di maggior valore notificato dall’Amministrazione finanziaria, possa essere qualificato come  atto – ugualmente alla successiva stipulazione di un concordato per la definizione della controversia –  non meramente conservativo ma tendente alla definitiva soluzione della questione fiscale.

Diversamente, la denuncia di successione e il pagamento della relativa imposta sono atti riconducibili al disposto di cui all’art. 460 c.c., potendosene desumere il mero scopo conservativo volto ad evitare l’applicazione di sanzioni.