Ricorso mancante di alcune pagine: Sezioni Unite settembre 2016

Il caso in esame alle Sezioni Unite riguarda il gravame proposto da una società nei confronti di una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano. Il ricorso, fondato su sei motivi, veniva notificato in data 4.02.2014 al convenuto (nella specie un condominio di Milano). Quest’ultimo nel costituirsi con controricorso eccepiva che l’atto di impugnazione notificatogli a mezzo servizio postale “mancava di tutte le pagine pari”.

In data 11.04.2014 la società ricorrente provvedeva a rinotificare il ricorso; ben oltre il termine decadenziale di sessanta giorni dalla notifica del primo ricorso. Il controricorrente provvedeva puntualmente a formulare la suesposta eccezione. Con essa rilevando lo spirare del prescritto termine di legge e chiedendo l’inammissibilità del ricorso.

In ordine alla questione della notifica del ricorso “mancante di tutte le pagine pari”.

L’ordinanza di rimessione (n.24856/2015) alle Sezioni Unite chiede al Collegio di risolvere il contrasto giurisprudenziale tra due orientamenti:

  • un primo orientamento, maggioritario, sostiene che la mancanza di una o più pagine nella copia notificata del ricorso per cassazione comporta l’inammissibilità dello stesso. Ciò nel caso o nei limiti in cui tale mancanza impedisca la completa comprensione delle ragioni addotte dal ricorrente a sostegno dell’impugnazione ( Cass. Sez I 26.3.2004 n. 6074; Cass Sez. III 11.01.2006 n.264).
  • un secondo orientamento, invece, ricostruito da Cass. Sez. III 4.11.2014 n. 23420, ha proposto la seguente soluzione ermeneutica “se nella copia dell’atto notificata manchino delle pagine necessarie alla comprensione del contenuto intrinseco di esso, l’incompletezza della copia notificata rispetto all’atto originale determina la nullità non dell’atto, ma della notifica, e se l’atto è una citazione in appello, tale incompletezza non può determinare l’inammissibilità dell’impugnazione per mancanza di specificità dei motivi e la conseguente decadenza dall’impugnazione perchè questa è una sanzione alla mancanza di idonea manifestazione dell’oggetto e delle ragioni dell’atto impugnatorio, ma soltanto il rinnovo della notifica, a norma dell’art. 291 c.p.c., che consente la conservazione degli effetti dell’impugnazione e della difesa al destinatario di essa. Qualora poi costui si costituisca, la nullità della notifica è sanata. Tuttavia se, come nella specie l’incompletezza della copia dell’atto notificatogli, pur essendo stato nei termini depositato in cancelleria l’atto originale completo, non gli consente di difendersi adeguatamente avuto riguardo sia all’essenzialità delle pagine mancanti, sia alla brevità del termine tra il perfezionamento della notifica e quello per la sua costituzione, rispetto alla data di vocatio in ius, ha diritto alla concessione di un termine per difendersi e proporre eccezioni”.

Nel solco di questa pronuncia si pongono ulteriori e numerosi precedenti ( tra i più illutri: Cass. Or. Interlocutoria 06.05.2015 n.9153; Cass. Sez.Lav. 5.08.2013 n. 18618).

Le Sez.Un., prima di esporre la soluzione più coerente con i principi generali, rilevano altresì, che la stessa ordinanza di rimessione pare propendere per la soluzione dell’inammissibilità del ricorso; aderendo, quindi, al primo orientamento richiamato.

La Corte, poi, passa ad esaminare la possibile soluzione al contrasto giurisprudenziale sollevato; facendo una importante premessa.

In particolare i Giudici evidenziano che la questione principale da risolvere attiene alla natura della sanzione processuale applicabile. In altre parole si tratta di capire se il ricorso sia affetto da nullità, sia affetto da un vizio di notifica ovvero possa considerarsi legittimo.

Le SSUU sul punto aderiscono al secondo orientamento, facendo corretta applicazione dell’art. 291 c.p.c. ed affermano che la norma consente “in tema di rinnovazione della notificazione nulla…la possibilità di concessione di un termine per integrare la difesa nel caso di costituzione di una parte che abbia ricevuto notifica incompleta”.

I Giudici della Suprema Corte vanno, però (addirittura) oltre, osservando che il codice non fornisce una nozione generale di inammissibilità ma disciplina singole ipotesi di inammissibilità, tutte inerenti alla materia delle impugnazioni.

Accanto ad esse si sono sviluppate nel tempo una serie di ipotesi di inammissibilità elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza.

Sinteticamente può dirsi che tutte le ipotesi di inammissibilità espressamente previste dalla legge sono accomunate dall’esistenza di un vizio di difformità dell’atto di impugnazione rispetto al modello legale; mentre nelle fattispecie di inammissibilità elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza la caratteristica comune è rappresentata dall’esistenza di un vizio esterno all’atto, che riguarda la sussistenza stessa del potere di impugnazione e, quindi, i presupposti stessi dell’azione impugnatoria.

In conclusione, dunque (tornando alla questione controversa), la pronuncia delle SSUU giunge ad affermare che in caso di notifica di un atto di impugnazione mancante di qualche pagina (e sempre che, ovviamente, l’originale, ritualmente depositato, sia completo), non ricorre alcuna difformità dell’atto rispetto al modello legale, né è ipotizzabile una questione di carenza dei presupposti dell’impugnazione.

I Giudici in questa pronuncia aderiscono, quindi, all’orientamento minoritario secondo cui (ribadiamo): “in caso di notifica di un atto di impugnazione mancante di qualche pagina, dalla quale sia derivato un vulnus dei diritti alla difesa e al contraddittorio, ritiene configurabile un vizio del procedimento notificatorio e non dell’atto, e ravvisa conseguentemente la possibilità di una sanatoria ex tunc dell’atto mediante la rinnovazione della notifica”

La soluzione seguita dall’orientamento minoritario, pertanto, ha il merito di ricondurre ad unità e ipotesi della notifica incompleta di un atto di parte o di un provvedimento giudiziario.

La sentenza ha il merito di occuparsi di un’altra questione oggetto di contrasto in giurisprudenza.

Il quesito è il seguente: dica la Corte se l’appello proposto davanti ad un giudice diverso, per territorio o grado, sebbene idoneo ad istaurare un rapporto processuale sia da dichiararsi inammissibile oppure determini l’obbligo per il Giudice di declinare la propria competenza concedendo all’appellante la possibilità di riassumere la causa innanzi al Giudice competente.

L’ordinanza interlocutoria ha dato atto che, secondo un orientamento l’appello proposto davanti ad un giudice territorialmente incompetente non configura un ipotesi di inammissibilità dell’impugnazione ai sensi dell’art. 358 cpc.

Ma vale ad instaurare un valido rapporto processuale suscettibile di proseguire davanti al Giudice competente, essendo possibile, attraverso il meccanismo della riassunzione,  trasferire e continuare il rapporto processuale originario davanti all’organo dichiarato competente.

Nella stessa ordinanza viene richiamato anche un secondo indirizzo che, premesso che nel nostro ordinamento processuale civile non ha fondamento l’idea  che la regola di individuazione dell’ufficio giudiziario legittimato ad essere investito dell’impugnazione sia riconducibile alla nozione di competenza elaborata dal cpc nel Capo I del Titolo I del Libro I, ha ritenuto che la norma sulla traslatio di cui all’art. 50 cpc non può trovare applicazione nemmeno ne caso di impugnazione proposta dinanzi ad un Giudice territorialmente non corrispondente a quello indicato dalla legge.

I Giudici del Supremo Consesso ripercorrono l’iter giurisprudenziale che ha affasciato l’argomento della traslatio iudicii e del principio dell’effetto conservativo dell’appello, individuando il punto di rottura tra l’impostazione tradizionale e il nuovo indirizzo ( Cass. 2709/2005, la prima ad affermare che “l’art. 50 cpc non è mai applicabile in fase di impugnazione, quale che sia il tipo di errore commesso dall’appellante” ).

Le Sezioni Unite, concludendo, ritengono che il contrasto debba essere composto privilegiando l’impostazione favorevole all’applicabilità della regola della traslatio iudicii anche in grado di appello.

Soluzione favorevole al principio di effettività della tutela giurisdizionale.

In definitiva La Suprema Corte giunge ad affermare il seguente principio di diritto: “l’appello proposto davanti ad un giudice diverso, per territorio o grado, da quello indicato dall’art. 341 c.p.c. non determina l’inammissibilità dell’impugnazione, ma è idoneo ad instaurare un valido rapporto processuale, suscettibile di proseguire dinanzi al giudice competente attraverso il meccanismo della translatio iudicii”.

Scarica qui la sentenza esplicata nei passaggi fondamentali Corte di Cassazione Sezioni Unite sentenza 14 settembre 2016 n 18121