Responsabilità precontrattuale da contatto sociale

La sentenza della corte-di-cassazione-14188-del-2016 si segnala per la revisione della tradizionale dogmatica della responsabilità precontrattuale ex art. 1337 e 1338 c.c.

Nel caso di specie la xxx s.r.l. impugnava la sentenza della Corte di Appello che, applicando il paradigma dell’art. 2043 c.c., aveva considerato prescritta l’azione risarcitoria per il danno subito dalla società a causa della mancata approvazione ministeriale del contatto stipulato con la p.a.

Nella ricostruzione del ricorrente la Corte di Appello avrebbe errato nel qualificare la responsabilità precontrattuale come forma di responsabilità extracontrattuale e non contrattuale con tutte le relative conseguenze in tema di prescrizione e onere probatorio.

Preliminarmente occorre puntualizzare che i contratti tra p.a. e privato dispiegano effetti vincolanti solo a seguito dell’approvazione ministeriale ex art. 19 r.d. 2440/1923. Non rilevano né l’aggiudicazione dell’appalto né tantomeno la stipula del contratto. Per l’effetto la responsabilità della p.a. nella fase antecedente alla surriferita approvazione segue il paradigma della responsabilità precontrattuale.

Da qui la necessità di vagliare, per la soluzione del caso concreto, la sussumibilità della responsabilità precontrattuale nell’alveo di quella contrattuale (come sostenuto dal ricorrente) pur in mancanza di un effettivo vincolo negoziale.

Invero, già nel diritto romano l’originario dualismo tra “obligationes ex contractu” e “obligationes ex delicto” viene abbandonato con il Digesto giustinianeo che, seguendo un’ impostazione avallata dalla giurisprudenza dell’epoca, introduce le “obligationes ex variis causarum figuris” (rinominate nelle Istituzioni obligationes quasi ex contractu).

Tale nuova categoria ingloba tutte quelle fattispecie in cui la presenza di un vincolo negoziale prescinde dalla stipula del contratto. Ex multis, la negotiorum gestio e l’indebito oggettivo.

Il comune denominatore è rappresentato “dal carattere negativo di non essere contratti in senso proprio”.

In tale solco si inserisce la dottrina tedesca del secolo scorso che, nell’analizzare il rapporto tra l’affidamento precontrattuale e il rapporto obbligatorio, delinea la nozione di rapporto obbligatorio senza obbligo di prestazione, ma con obblighi di informazione e di protezione, espressione del più generico obbligo di buona fede.

Si tratta di una categoria giuridica che si pone a metà strada tra il contratto e l’illecito seguendo il paradigma della responsabilità contrattuale.

Le medesime valutazioni, puntualizza la Corte, hanno interessato anche gli ordinamenti di common law. In particolare anche nell’ordinamento inglese la categoria delle obbligazioni da quasi contratto ha trovato esplicito riconoscimento emancipandosi dalla bipartizione tra contract e torts.

La dottrina italiana, pronunciandosi sul tema, ha configurato una forma di responsabilità “ai confini tra contratto e torto” radicata nel contatto sociale qualificato, da cui derivano obblighi di protezione e di informazione, ma non di prestazione[1].

Gli obblighi di protezione trovano il proprio fondamento dogmatico negli artt. 1174 e 1175 c.c.; “il proprium della responsabilità contrattuale non [è] più costituito dalla violazione di una pretesa di adempimento, bensì dalla lesione arrecata ad una relazione qualificata tra soggetti”. Si tratta di una forma di responsabilità che segue il paradigma di quella contrattuale.

In concreto la teorica del contatto sociale qualificato ha trovato esplicito riconoscimento anche in giurisprudenza in tema di incidenti scolastici, responsabilità medica, responsabilità della banca negoziatrice e, seppur non all’unanimità, nelle violazioni procedimentali di cui alla l. 241/90.

La responsabilità da contatto sociale si instaura “per effetto del rapporto che si è venuto a creare tra le parti e del conseguente affidamento che ciascuna di esse ripone nella buona fede, nella correttezza e nella professionalità dell’altra, si generano tra le stesse obblighi di protezione che precedono e si aggiungono agli obblighi di prestazione scaturenti dal contratto”.

Con riferimento puntuale alla fase antecedente alla stipula del contratto la tesi della riconducibilità della responsabilità sotto l’egida di quella da contatto sociale è stata espressamente avallata in alcune pronunce della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

In particolare, la Suprema Corte afferma che la responsabilità contrattuale non ricomprende solo le controversie afferenti l’inadempimento del contratto, ma finanche quelle che si concretano nella violazione di una regola di condotta “legata ad una relazione liberamente assunta tra [le parti]” (Cass. SS.UU. 24906/2011). E’ quanto si verifica, ad esempio, nel caso di violazioni perpetrate a seguito delle cc.dd. puntuazioni (in tal senso Cass. SS.UU. 4628/2015 sul preliminare di preliminare).

E’ per tali ragioni che, secondo la Corte di Cassazione, l’orientamento tradizionale secondo il quale la responsabilità precontrattuale deve essere ricondotta nel paradigma di quella extracontrattuale deve essere rivisto. La culpa in contraendo ex artt. 1337 e 1338 c.c. non afferisce ad una condotta colposa stricto sensu, ma è espressione della violazione della buona fede che fa sorgere obblighi reciproci di protezione.

La presenza di una struttura obbligatoria, pur non cristallizzata in un contratto, segna il discrimen tra la responsabilità precontrattuale e quella extracontrattuale. La responsabilità precontrattuale è aliena dal dovere del neminem laedere.

E’ necessario che sussista un contatto sociale qualificato, ovvero connotato da uno scopo predeterminato dalle parti.

Eventuali violazioni dell’obbligo di correttezza e buona fede ex art. 2 Cost. fanno sorgere la responsabilità precontrattuale.

Sulla base di tali argomentazioni la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del privato affermando che la responsabilità precontrattuale segue la disciplina dettata dall’art. 1218 ss. c.c. Per l’effetto, prescrivendosi l’azione nel termine decennale, l’azione esercitata dal privato nel caso di specie non può considerarsi prescritta.

[1] La responsabilità da contatto sociale rientrerebbe tra gli altri atti o fatti da cui può scaturire un’ obbligazione ex art. 1173 c.c.

 

Avv. Assunta Roberta Esposito