RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE DELL’ASL PER CONDOTTE INADEGUATE. CASSAZIONE N. 21090/2015.

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza del 19/10/15 n.21090, si sofferma sul contratto di spedalità e sugli obblighi che da esso scaturiscono. In particolare, indaga la necessità di osservare un dovere di diligenza generale e sussidiario anche laddove l’ente (pubblico o privato) abbia osservato le norme organizzative, quelle relative le dotazioni del pronto soccorso e in presenza di un paziente arrivato in condizioni gravi nei locali del pronto soccorso.

La fattispecie prende spunto da una vicenda inerente un paziente giunto in ospedale in seguito ad un infortunio sul lavoro e deceduto durante ricovero per le gravi lesioni riportate. Vicenda reputata, in primo e in secondo grado, collegata eziologicamente alle condotte inadeguate dei sanitari e consistenti in un ritardo fra l’ingresso nel pronto soccorso e quello in sala di chirurgia; ritardo nella trasmissione dei dati delle analisi di laboratorio; aggravamento delle condizioni del paziente determinato dalla manipolazione dello stesso in seguito alle indagini radiografiche.

Da ciò la corte di merito riteneva che “la morte avrebbe potuto esser scongiurata o ritardata con tempestivi esami svolti nei locali del pronto soccorso, senza effettuare due trasferimenti nello stesso nosocomio, attraverso un intervento chirurgico immediato”. Inoltre, respingeva la esistenza di una esimente per mero ossequio alle norme di legge circa la organizzazione dell’ente ospedaliero, configurando invece una responsabilità contrattuale saldata al contratto di spedalità.

Nonostante ciò l’ente ricorreva in cassazione eccependo la violazione dell’art 1176 co 2, 2236 c.c., art 32 cost., artt. 32-36 legge Regione Sicilia, poiché asseriva di aver rispettato le norme sulla organizzazione e sulle dotazioni del pronto soccorso. In sostanza reputava ciò una sorta di esimente tale da escluderne qualsiasi addebito di responsabilità. Aggiungeva, inoltre altre tre eccezioni relative al nesso causale, all’onere della prova e alla situazione pregressa del paziente. In merito alle prima eccezione seguiva una controdeduzione della parte che asseriva con forza la presenza di condotte negligenti dell’asl.

Per la cassazione l’analisi della fattispecie deve fondarsi sul sindacare, non le scelte gestionali-organizzative dell’ente, bensì  sulle condotte tenute dal personale.

Condotte reputate inadeguate e produttive di una lesione anche se in presenza dell’ossequio alle norme sulle dotazioni. Visione, per la stessa corte, corroborata dal parallelo con la responsabilità extracontrattuale della p.a. inerente i sinistri dovuti alla conformazione dei manufatti stradali.

Parallelo inerente non la natura della responsabilità (insidia e trabocchetto extracontrattuale, contrattuale quella dal contratto di spedalità) piuttosto circa il fascio di obbligazioni che ineriscono i soggetti coinvolti e la regola di diligenza immanente in tali ambiti.

Infatti, in entrambe le ipotesi sorge una obbligazione di sicurezza da cui emerge una diligenza particolare quasi rafforzata per una parte da cui scaturisce un affidamento dell’altra. Dinnanzi a ciò la corte reputa esistenti delle regoli comuni di diligenza e prudenza che traguardano quelle discendenti dalle norme sull’organizzazione e sulla sicurezza e che vanno calate nel caso di specie.

Per la corte, inoltre, tale postulato acquisisce una valenza generale per cui non è sufficiente rispettare norme espressamente previste per legge, ma è necessario rispettare delle “regole generali e sussidiarie di un obbligo di diligenza immanenti nell’ordinamento soprattutto in ambito contrattuale”.

Concetto per la corte ribadito nei casi di contratto di spedalità in cui all’obbligo primario di osservare le norme di legge si aggiunge quello, altrettanto fondamentale, di una azione, da parte degli operatori, particolarmente diligente e idonea a salvaguardare la salute del paziente.

Azione tuttavia da valutare in concreto così da optare per le scelte più funzionali allo scopo perseguito, pur tenendo in considerazione i mezzi a disposizione.

Pertanto, proprio partendo da tale valutazione, si deduce, per la corte, un ritardo nella trasmissione delle analisi, nell’inizio dell’intervento chirurgico, in uno con una condotta negligente nella manipolazione del paziente da cui scaturisce la correttezza delle decisioni della corte di merito.

A ciò si aggiunge che la stessa corte di legittimità reputa infondate le censure sul nesso causale e sull’onere di prova. Si tratta di una vicenda, sotto il secondo versante, capace di far emergere in capo al danneggiante un onere forte tipico della responsabilità contrattuale. Infatti, qui il debitore convenuto è chiamato a dimostrare che nessun rimprovero di scarsa diligenza o imperizia gli sia addebitabile, oppure in caso di inesatto adempimento che questo non abbia avuto rilievo causale.

Proprio indagando quest’altro versante si trova la conferma della responsabilità dell’ente in quanto l’oggetto di cura del contratto sono le condizioni del paziente indicate dall’asl come senza speranza. Condizione in realtà non veritiera dato la possibilità di intervento dimostrata dai fatti che peraltro hanno permesso di ritenere possibile la salvezza dell’interessato o almeno il ritardo dell’evento morte.

Da tanto è palese, applicando il criterio civilistico causale del “più probabile che non”, che sussista un nesso causale fra le condotte negligenti dei sanitari nei confronti del paziente da cui scaturisce la responsabilità contrattuale dell’ente, sebbene abbia a monte rispettato le norme di legge e si trovi ad agire in presenza di una situazione almeno grave.

In sostanza si comprende come non esiste una sorta di esimente ad hoc per l’ente data la sua condotta, così come non regge una eventuale lettura idonea a eludere la responsabilità fondata sulle condizioni di ingresso del paziente nel pronto soccorso. Il tutto, infatti, necessità di una valutazione prognostica circa la reale condotta tenuta nel caso di specie prescindendo da una indagine circa il modulo organizzativo adottato a monte dall’ente.

21090_10_15 corte di cassazione

 

 

 

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