REMUNERAZIONE PER I MEDICI SPECIALIZZANDI. ORDINANZA INTERLOCUTORIA N. 23652/15.

Con l’ordinanza n.23652/15 la Corte di Cassazione si occupa di una vicenda complessa inerente la situazione dei medici iscritti ad un corso di specializzazione fino al 31.12.82 e alla fondatezza della loro richiesta di ottenere il risarcimento del danno da parte dello Stato italiano per inadempimento nella applicazione di una norma di matrice comunitaria (nel caso di specie di direttive CEE autoesecutive 75/362; 75/363; 82/76).

La vicenda assume particolare rilievo in virtù di un contrasto giurisprudenziale sorto fra le Sezioni della Cassazione. Difatti si registra la presenza di un orientamento solido contrario alla estensione della platea dei soggetti legittimati a richiedere ed ottenere il risarcimento e di un orientamento favorevole a questo ampliamento come dimostrato da due recenti decisioni della Cassazione Sez. Lavoro.

Proprio in merito a queste due ultime decisioni si ricorre al principio di primazia del diritto comunitario per ammettere la pretesa dei medici che avevano iniziato il corso anteriormente alla data del 1.1.83 poiché da tale principio scaturisce la retroattività della norma comunitaria ed emerge la necessità dell’integrale ristoro anche per questi soggetti. Visione avvalorata, secondo questo orientamento, da quella parte della giurisprudenza comunitaria che registra l’esistenza di un diritto precipuo in capo ai medici alla retribuzione poiché le stesse direttive soddisfano i requisiti necessari per formulare una richiesta risarcitoria. Inoltre l’orientamento afferma che la discriminazione temporale in punto di risarcimento non è fondata anzi indirettamente respinta dall’art 14 della direttiva più recente. A ciò si aggiunge che la limitazione compiuta dall’Italia è discriminatoria in relazione alla natura del corso di specializzazione. Infatti è sancito che “per il principio dell’equivalenza giurisdizionale il rapporto derivante dalla iscrizione ad un corso di specializzazione da parte del medico va qualificato come rapporto di durata e quindi ad esso trova applicazione il principio secondo cui la legge sopravvenuta disciplina il rapporto giuridico in corso allorché esso, sebbene sorto anteriormente, non abbia ancora esaurito i propri effetti e purché la norma innovatrice non sia diretta a regolare il fatto generatore il rapporto, ma il suo perdurare nel tempo”. Concezione ribadita anche guardando la giurisprudenza nazionale e in particolare ad una decisione del Consiglio di Stato conforme alla applicazione retroattiva delle direttive descritte.

In sostanza l’orientamento descritto traccia un percorso logico giuridico fondato sul riconoscimento di una sovrapposizione del diritto comunitario su quello nazionale, fermo il rispetto dei criteri di attribuzione sanciti dai trattati, da cui discende l’effetto della retroattività della norma comunitaria su dei rapporti considerati di durata.

L’orientamento contrario a tale visione a cui aderisce la stessa ordinanza, invece, si basa su di una diversa interpretazione delle norme comunitarie. Dalla loro forma di direttive si evince che le stesse potevano solo imporre un fine saldato ad una data precisa dalla quale scatta l’eventuale inadempimento senza lambire l’aspetto delle modalità dell’adeguamento dei singoli Stati membri.

Nella caso di specie pertanto si assiste alla creazione di un corso di specializzazione innovato rispetto a quello esistente, a carattere unitario e sviluppato su più anni a cui ogni Stato membro dove adeguarsi pena l’inadempimento dell’obbligo sancito dalle direttive di riferimento.

Realtà non adempiuta in Italia nel rispetto dei termini e dai cui emerge una lesione per tutti i soggetti iscritti a partire dall’1.1.83. e non per gli iscritti precedenti poiché in tale arco temporale non esiste alcun dovere dello Stato e nemmeno un diritto a svolgere la specializzazione come descritta nelle direttive.

Da ciò tale visione si deduce la inesistenza sia di un obbligo dello Stato verso gli iscritti fino al 31.12.82 sia di un inadempimento sopravvenuto in relazione ai corsi già partiti poiché la norma comunitaria non disciplina alcunché in tale senso.

La immediata conseguenza di questa visione è che per quei medici non sussiste alcun obbligo dello Stato e di conseguenza non nasce alcun diritto al risarcimento perché manca in radice l’inadempimento. Da ciò discende, inoltre, che non si può nemmeno far ricorso alla applicazione retroattiva del diritto comunitario in quanto quest’ultimo sancisce una sua applicazione precipua non estesa ai corsi già iniziati. Peraltro, questo orientamento, si snoda fino a disconoscere l’antigiuridicità della condotta dello Stato in mancanza dell’adempimento ante 1.1.83.

A ciò è aggiunto che il corso di specializzazione non costituisce rapporto di durata, ma un rapporto unitario disciplinato dalla normativa in vigore al momento della suo inizio così da fugare ogni dubbio, secondo tale visione, sulla retroattività della normativa comunitaria sopravvenuta.

In virtù di queste conclusioni pertanto si assiste ad una corretta applicazione delle norme sull’inadempimento piuttosto che un buon governo delle norme comunitarie e di principi applicabili.

L’immediato effetto è quello di mantenere la platea dei legittimati al risarcimento ai soli iscritti post inadempimento dello Stato italiano e di fornire alle norme comunitarie efficacia solo per il futuro e non per il passato. A corroborare questa lettura negativa alla estensione si rinvia alla sentenza della Cassazione n. 14375/15 inerente la non rimessione alla Corte di Giustizia Europea della normativa che esclude il risarcimento per gli iscritti ante 1.1.83 poiché quest’ultima è ritenuta un acte claire in merito a tale aspetto.

L’adesione a questa seconda visione in realtà determina una lettura legata ad un’applicazione pratica dei postulati nazionali in materia di inadempimento e risarcimento del danno tralasciando la interazione fra gli orditi nazionali e comunitari. Resta, inoltre, alquanto oscuro l’aspetto relativo alla discriminazione temporale che coinvolge una serie di soggetti colpevoli solo di aver formulato la iscrizione ai corsi entro la data del 31.12.82. e circa la dirimente natura del corso di specializzazione. Da questi aspetti passa la soluzione del risarcimento anche per tutti gli istanti che hanno seguito il corso di specializzazione ante 1.1.83.

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