Reati di tratta di persone e di riduzione in schiavitù: la Cassazione chiarisce i rapporti a seguito della novella del 2014

” Il reato di tratta di persone e quello di riduzione in schiavitù sono fattispecie autonome, in quanto il primo, anche dopo la novella del 2014, non presuppone che sia integrato il secondo, avendo il legislatore solo specificato talune modalità di integrazione della condotta e chiarito il dolo specifico che deve animare l’agente” (massima della sentenza).

Nella sentenza in oggetto la Corte di Cassazione viene chiamata a pronunciarsi a seguito della sentenza della Corte di Assise di Appello di Genova che aveva confermato la condanna di due imputati per i reati di cui agli artt. 81, 110, 601, 602ter c.p. (tratta di persone aggravata dalla minore età, dall’esposizione al pericolo di vita e dallo sfruttamento alla prostituzione delle persone offese) con l’ulteriore aggravante della transnazionalità di cui all’art. 4 della legge 146/2006.
Gli stessi imputati lamentano, con il proprio ricorso, una motivazione illogica, incompleta e insufficiente nonché una violazione di legge quanto alla sussistenza dei reati di riduzione in schiavitù e tratta di persone.
La Suprema Corte, invece, conferma la condanna e, nel farlo, chiarisce i rapporti tra il tra reato di tratta di persone e quello di riduzione in schiavitù a seguito della novella del 2014.
In tale occasione evidenzia che per la configurabilità del delitto di tratta di persone vigente all’epoca dei fatti (art. 601 c.p.), non è richiesto che il soggetto passivo sia già ridotto in schiavitù o in condizione analoga, con la conseguenza che il delitto in questione si ravvisa anche se una persona libera viene condotta con l’inganno in Italia, per poi essere posta nel nostro territorio in condizione analoga alla schiavitù; il reato di tratta può essere, infatti, commesso anche con induzione mediante inganno in alternativa alla costrizione con violenza o minaccia.
A tale riguardo la novella intervenuta nel 2014 con il D.Lgs n.24 non ha modificato nella sostanza la disciplina della fattispecie delittuosa di cui all’art. 601 c.p., ma ha semplicemente precisato le modalità attraverso le quali si realizza la tratta di esseri umani.
Inoltre, precisa ancora la Corte, ai fini della consumazione del reato di tratta di persone, con riguardo alla seconda delle ipotesi previste dall’art. 601 comma 1 c.p., non è neppure necessario che venga consumato anche il reato di riduzione in schiavitù, così come previsto dalla richiamata norma, dato che con tale richiamo il legislatore ha inteso soltanto stabilire la necessità del dolo specifico da cui la condotta dell’agente dev’essere accompagnata, a nulla rilevando, quindi, che la finalità da lui perseguita non si realizzi, ovvero sia realizzata da soggetto diverso, non necessariamente concorrente con il primo.

Cassazione sent 1 ottobre 2015 n.39797

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