Realizza un abuso di mezzi di correzione l’insegnante che, con continui atteggiamenti offensivi e minatori, umili e denigri i propri alunni

La Corte di Cassazione, con la sentenza 47543/2015 ha confermato quanto stabilito dai giudici d’Appello, dichiarando inammissibile il ricorso presentato da un’insegnante dichiarata responsabile dei delitti di abuso di mezzi di correzione nonché violenza privata aggravata.

L’insegnante aveva assunto atteggiamenti offensivi e minacciosi verso gli studenti, rivolgendo loro continue offese e minacce e costringendo alcune allieve, che si erano lamentate dinnanzi al dirigente scolastico delle espressioni pronunciate nei riguardi loro e dei compagni, a scrivere sotto minaccia di bocciatura e di carcere una lettera al dirigente per ritrattare le precedenti accuse.

 

Per tali motivi la Corte di Cassazione ha superato le censure dedotte dalla ricorrente confermando la condanna per i delitti di abuso di mezzi di correzione aggravato e continuato (le condotte si erano infatti protratte per un ampio lasso di tempo), nonché violenza privata aggravata (per l’aver costretto sotto minaccia a scrivere la lettera al dirigente)

 

La ricorrente riteneva non sussistente l’abitualità del comportamento e su tale base fondava la richiesta di applicazione del nuovo istituto della “non punibilità per particolare tenuità del fatto” di cui al 131bis c.p.. I giudici della Corte hanno, però, confermato l’impianto accusatorio sostenuto dai giudici di merito affermando che i comportamenti dell’insegnante, protratti nel tempo e ritenuti costituenti una continuazione criminosa, non possono che essere ritenuti abituali e da tale affermazione discende l’inapplicabilità del 131bis.

 

I giudici hanno, inoltre, evidenziato la “grave pressione minacciosa” esercitata sulle allieve per indurle a scrivere la lettera al dirigente, ciò rappresentando un evidente ipotesi di violenza privata. Gli altri comportamenti, invece, come le minacce di bocciatura e voti bassi, rimangono nell’alveo dell’abuso di mezzi di correzione, reato che si sostanzia nel “comportamento dell’insegnante che umili, svaluti, denigri o violenti psicologicamente un alunno causandogli pericoli per la salute, atteso che, in ambito scolastico, il potere educativo o disciplinare deve essere sempre esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell’altrui personalità“.

 

Nel caso in esame dunque la presenza di comportamenti non isolati e coinvolgenti un numero significativo di studenti, hanno condotto i giudici di Cassazione a dichiarare inammissibile il ricorso

 

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