Presupposti e limiti della legittima difesa

Cassazione Penale, Sez. IV, 16 luglio 2015 (ud. 27 aprile 2015), n. 31001 Presidente Brusco, Relatore D’Isa

La Suprema Corte è tornata di recente su di un argomento quanto mai attuale: i limiti della legittima difesa in caso di rapina a mano armata…

Il processo prende avvio da un tentativo di rapina in una tabaccheria nel corso del quale, dopo una iniziale colluttazione, il proprietario riesce ad impadronirsi della pistola di uno dei rapinatori e lo uccide.

La questione, tristemente attuale, è al centro di un grande dibattito ideologico ancor prima che giuridico tra i sostenitori di un riconoscimento pieno del diritto di autotutela e coloro che invece riconoscono la legittima difesa solo al concretizzarsi di precisi e rigidi requisiti (dimostrazione del dibattito è data dalla legge 59/2006 che ha innovato, inserendo il secondo comma, l’art 52cp).

Dalle risultanze dei giudizi di merito è stata accertata la dinamica dei fatti, ovvero il rapinatore, una volta disarmato, fu colpito alle spalle mentre provava ad allontanarsi e per tali motivi il tabaccaio veniva condannato per i reati di cui agli articoli 55 e 589 cod. pen ritenendo che l’imputato avesse ecceduto colposamente nell’uso dei mezzi a disposizione per respingere il pericolo che legittimamente avvertiva presente (cd legittima difesa putativa)

La sentenza in commento si pone nella scia della giurisprudenza maggioritaria imbrigliando la legittima difesa all’interno di precisi e rigidi requisiti.

In particolare la Corte ha escluso la sussistenza del presupposto principe per l’applicazione dell’art 52 ovvero l’attualità del pericolo. Il fatto che il rapinatore fosse di spalle e disarmato, infatti, non consente di ritenere il pericolo attuale.

Secondo il ragionamento dei giudici di merito, fatto proprio anche dalla sentenza in commento, lo stato d’animo dell’imputato, che riteneva ancora in pericolo la sua vita, non è sufficiente a far scattare l’applicazione piena dell’art 52cp ma è idoneo esclusivamente per considerare sussistente l’ipotesi della cd legittima difesa putativa con eccesso colposo nell’uso dei mezzi a disposizione per respingere il pericolo che legittimamente avvertiva essere presente.

Il requisito fondamentale della reazione legittima, è individuato nel fatto che l’agente, tenuto conto di tutte le circostanze del caso singolo, in concreto, trovandosi nella impossibilità di agire altrimenti, non possa evitare l’offesa se non difendendosi ed arrecando a sua volta offesa all’aggressore, ponendosi in tal caso l’aggressione come unico modo per salvare il diritto minacciato. Nel caso di specie la Corte territoriale ha ben posto in evidenza che il tabaccaio non versava nella situazione di impossibilità di scelta (anche nella sua erronea valutazione circa la attualità del pericolo), essendosi venuto a trovare in una posizione di vantaggio, in quanto armato rispetto al suo antagonista, e colpendolo nel momento in cui quest’ultimo, voltandogli le spalle, si stava allontanando.

Su tali presupposti la Corte esclude anche la sussistenza dell’ulteriore requisito della proporzionalità dell’azione difensiva, atteso che, pur potendo sussistere nell’imputato la convinzione che il pericolo per la sua vita fosse ancora attuale, “ben avrebbe potuto esplodere in alto colpi di pistola per far ulteriormente desistere il rapinatore dal porre in essere altri comportamenti minacciosi, o avrebbe potuto scegliere la soluzione, a sua volta, di allontanarsi”.
La Suprema Corte si sofferma infine sulla possibile applicazione, nel caso in esame, dell’art. 52 c.p., comma 2, introdotto dalla L. n. 59 del 2006, che ha stabilito la presunzione della sussistenza del requisito della proporzione tra offesa e difesa, quando sia configurabile la violazione di domicilio dell’aggressore.

Anche sotto tale aspetto la Corte aderisce all’orientamento maggioritario della giurisprudenza chiarendo che non ogni pericolo che si concretizza nell’ambito del domicilio giustifica la reazione difensiva, atteso che restano fermi i requisiti strutturali posti dall’art. 52 c.p., e cioè: pericolo attuale di offesa ingiusta, da un lato, costrizione e necessità della difesa, dall’altro.

La giurisprudenza di legittimità ha costantemente indicato che il giudizio sulla sussistenza di una causa di giustificazione, reale o presunta, deve compiersi “ex ante” sulla base delle circostanze caratterizzanti il caso concreto, dovendo il giudice esaminare, di volta in volta e in concreto, la particolare situazione di fatto che escluderebbe l’antigiuridicità della condotta prevista dalla legge come reato

La sentenza in esame evidenzia, dunque, come il pericolo, oggettivamente considerato, non era affatto attuale e che, comunque, la reazione del tabaccaio, pur in ragione di erronea convinzione della sussistenza della situazione pericolosa, è stata sproporzionata.

 

Cass 31001 2015

 

 

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