Perfezionamento della notifica ed interruzione della prescrizione: i chiarimenti delle Sezioni Unite

Commento a Cassazione, Sezioni Unite, n. 24822 del 09.12.2015

Nella sentenza n. 24822 del 2015, le Sezioni Unite si interrogano sull’ambito applicativo del principio della diversa decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche, rispettivamente, del notificante e del destinatario.

Tale regola, come noto, è stata introdotta nel nostro ordinamento (e successivamente codificata all’art. 149 comma 3 c.p.c.) dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 477/2002, con cui la Consulta, in omaggio al diritto di difesa (art. 24 Cost.) ed al canone di ragionevolezza, dichiarò l’incostituzionalità della succitata disposizione del codice di rito, nella parte in cui prevedeva che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte del destinatario anziché alla data, antecedente, di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

Ebbene, la Corte di Cassazione, con una tecnica narrativa  inusuale per le pronunce del supremo collegio, si chiede se tale principio si riferisca ai soli atti processuali oppure, come suggerito nell’ordinanza di rimessione, possa essere esteso alla notificazione degli atti sostanziali ed, eventualmente, anche agli atti processuali produttivi di effetti sostanziali.

Nel rispondere al quesito, la Corte ricorda che, secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, la scissione degli effetti per il mittente e per il destinatario si applica solo alla notifica degli atti processuali e non anche a quella degli atti sostanziali, né agli effetti sostanziali degli atti processuali.

Vengono infatti richiamate decisioni di Cassazione che, nel pronunciarsi sulla decorrenza degli effetti della notificazione – e tra questi, soprattutto l’interruzione del termine di prescrizione, ex art. 2943 c.c. – avevano limitato il principio inaugurato dalla Corte Costituzionale.

In particolare, si era chiarito che il principio in esame non trova spazio in presenza di negozi unilaterali recettizi, i quali, a mente dell’art. 1334, producono i loro effetti dal momento in cui pervengono a conoscenza della persona alla quale sono destinati oppure quando si realizza la presunzione di conoscenza di cui all’art. 1335 (Cass. Civ. 9303/2012).

Tali atti, infatti, hanno carattere negoziale e non processuale, per cui il principio in esame, ispirato dalla necessità di tutelare l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito tardivo del procedimento notificatorio per ragioni che non dipendono da lui, non può certamente trovare applicazione; in caso contrario, si violerebbe una espressa disposizione codicistica e si darebbe la stura all’incertezza dei rapporti giuridici.

In altre pronunce si era inoltre affermato che la consegna all’ufficiale giudiziario dell’atto da notificare non è idonea ad interrompere il termine di prescrizione del diritto fatto valere, poiché l’effetto interruttivo si produce soltanto nel momento in cui l’atto sia giunto alla conoscenza (legale, e non necessariamente effettiva) del destinatario (Cass. Civ., n. 13588/2009); ciò in quanto non va confusa l’interruzione dei termini processuali (a cui si riferisce il principio in esame) con l’interruzione della prescrizione di termini sostanziali per l’esercizio del diritto.

Nella parte centrale della motivazione, la Corte richiama le ragioni per cui la giurisprudenza ha tradizionalmente visto con sfavore il principio della scissione degli effetti della notificazione: la teoria dell’atto recettizio, secondo cui la recettizietà impone che la produzione degli effetti si verifica quando il destinatario ha conoscenza (anche legale) dell’atto, e la teoria della notificazione, in base alla quale il procedimento notificatorio è a formazione progressiva, sicché non può dirsi concluso fino a quando l’atto non sia ancora giunto al destinatario.

Si tratta di argomentazioni che la Cassazione supera agevolmente, con un percorso motivazionale che appare condivisibile.

In primo luogo, le Sezioni Unite affermano che, se la notifica non si perfeziona, essa perde retroattivamente qualsivoglia effetto, per cui è pienamente rispettata la concezione che si tratta di un procedimento a formazione progressiva.

Quanto invece alla teoria della recettizietà, essa sollecita alla Corte una distinzione tra atti processuali, atti negoziali ed atti processuali con valore sostanziale.

Per ciò che concerne gli atti processuali, ad essi certamente si applica il principio della scissione degli effetti della notificazione.

In questi casi, infatti, il notificante ha un termine per svolgere la sua attività processuale, per cui la richiesta di agire in anticipo, a causa di eventuali ritardi dell’agente notificatore, si risolverebbe in un irragionevole controsenso.

Una soluzione opposta opera invece rispetto agli atti recettizi, poiché l’art. 1334 c.c. preclude l’applicabilità del principio in parola.

Infine, la Corte si preoccupa di verificare cosa accade agli atti processuali produttivi di effetti sostanziali, quali l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c..

In particolare, ci si chiede se possa seguitare ad applicarsi l’orientamento prevalente in seno alla giurisprudenza di legittimità secondo cui, applicandosi analogicamente l’art. 1334 al caso di specie, il termine di prescrizione contemplato dall’art. 2903 c.c. si interrompe al momento della notifica al destinatario dell’atto di citazione.

A tale quesito i giudici di Cassazione rispondono negativamente per una serie di ragioni.

In primo luogo, viene chiarito che l’art. 1334 c.c. si riferisce agli atti negoziali, tra i quali certamente non rientra l’atto di citazione.

Ma soprattutto la Corte ribadisce che, in assenza di una disposizione che impedisca espressamente il principio della scissione agli atti processuali ad effetti sostanziali, si deve ricorrere all’analogia iuris (art. 12 delle preleggi) e dunque al principio generale sancito dalla Corte Costituzionale.

Infine la Corte contesta in radice la nozione di “atto processuale ad effetti sostanziali”, affermando che in questo modo si effettua una indebita sovrapposizione tra effetti dell’atto e natura dello stesso: “che un atto processuale produca effetti sostanziali non significa che esso cambi natura: o per meglio dire sviluppi una doppia natura, formale (atto di citazione) e una natura nascosta ma baluginante (atto di costituzione in mora”.

Alla luce di tali argomentazioni, la Corte afferma che il principio della diversa decorrenza degli effetti della notificazione nelle sfere giuridiche, rispettivamente, del notificante e del destinatario si applica agli atti processuali (Corte Cost. 477/2002), nonché alle ipotesi in cui il diritto non si può far valere se non con un atto processuale.

Ne deriva che, in quest’ultimo caso, la prescrizione è interrotta dall’atto di esercizio del diritto, ovvero dalla consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario per la notifica, non essendo necessario che l’atto giunga a conoscenza del destinatario entro il termine prescrizionale.

“Se il diritto deve o può essere esercitato dando inizio al giudizio, dare inizio al giudizio è atto di esercizio del diritto e quindi ciò che rileva è che l’avente diritto abbia compiuto gli atti necessari per iniziarlo, non che nel termine l’obbligato lo venga a sapere”.

Naturalmente, la soluzione a favore del notificante vale solo nel caso in cui l’esercizio del diritto può essere fatto valere soltanto mediante atti processuali, mentre in ogni altro caso opera la soluzione opposta.

Una chiosa finale merita un passaggio della pronuncia, in cui la Corte descrive l’ubi consistam del bilanciamento tra opposti interessi ed il procedimento che, a tal fine,  deve essere compiuto dal giudice.

All’esito del bilanciamento un bene viene sacrificato a vantaggio di un altro bene.

La tecnica del bilanciamento avviene attraverso vari steps:

  1. primo step: il sacrificio di un bene deve essere necessario per garantire la tutela di un bene di preminente valore costituzionale;
  2. secondo step: a parità di effetti, si deve optare per il sacrificio minore;
  3. terzo step: deve essere tutelata la parte che non versa in colpa;
  4. quarto step: se entrambe le parti non sono in colpa, il bilanciamento avviene imponendo un onere di diligenza – o, comunque, una condotta (attiva o omissiva) derivante da un principio di precauzione – alla parte che più agevolmente è in grado di adempiere”.

Cass. civ., SS.UU. 24822 del 2015

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