Ordinanze contingibili ed urgenti. Consiglio di Stato, Sez. V 27 novembre 2015, n. 5377.

Attraverso la decisione del 27.11.15 il Consiglio di Stato si sofferma nuovamente sull’ istituto delle ordinanze contingibili ed urgenti ex art 54 Tuel emanate dal sindaco in qualità di ufficiale di Governo.

Preliminarmente all’indagine sulla fattispecie è d’uopo soffermarsi, seppur brevemente, su questa tipologia di atti emanati dalla prima carica cittadina.

Si tratta di una serie di atti a contenuto atipico, motivati, che l’amministrazione è legittimata ad adottare su di una precipua base legislativa (54 tuel) per ovviare a situazioni configurabili come eccezionali, talvolta derogando anche a norme di legge (fonti primarie), ma rispettando i principi generali dell’ordinamento e le norme contenute nella Costituzione.

L’amministrazione, nell’emanazione di queste ordinanze extra ordinem, incontra una serie di limiti a carattere sostanziale (rispetto della separazione dei poteri e della scala delle fonti), temporale (limite discusso in giurisprudenza inerente la durata e la efficacia) e procedurale (in punto di motivazione art. 3 legge 241/90 e di istruttoria congrua allo scopo).

Questi atti, inoltre, necessitano della esistenza di un pericolo attuale che determina la messa in atto di un intervento non procrastinabile (urgenza) e superabile solo mediante il ricorso a mezzi straordinari (contingenza).

In relazione all’intervento sindacale si registra, pertanto, una facoltà di intervento in situazioni eccezionali (emergenze sanitarie, di igiene, di pericolo per la incolumità pubblica o la sicurezza pubblica).

In questa panoramica si inserisce la fattispecie indagata dal Consiglio di Stato inerente la emanazione di una ordinanza extra ordinem sindacale di rimozione ad horas e di attuazione di una bonifica a danno della rappresentante legale di una società dedita alla rottamazione e rimozione di veicoli e alla loro custodia giudiziaria.

Ordinanza reputata legittima dal Tar Campania e oggetto di impugnazione da parte della società sulla base di una serie di motivi fra cui spiccano quelli di lesione della obbligata motivazione dell’atto reso in uno con un presunto difetto di istruttoria; violazione degli artt. 7-8-10 legge 241/90 ed eccesso di potere o di inesistenza di presupposti; incompetenza sindacale circa la materia trattata.

In sede di appello il Consiglio di Stato rigetta l’insieme della censure mosse e attraverso ciò conferma una serie di postulati che accompagnano le ordinanze sindacali.

Partendo dalla incompetenza sindacale (il ricorrente asseriva la competenza del dirigente) il Consiglio stabilisce che la normativa di riferimentosancisce espressamente la competenza del Sindaco, quale Ufficiale di Governo, ad emanare provvedimenti in materia di ordine pubblico, sanità ed igiene pubblica, nel cui ambito rientra certamente il provvedimento in esame”.

Visione avvalorata dall’accertamento compiuto in seguito all’accesso ai luoghi in cui la società appellante svolgeva la sua attività da cui si rilevava “l’assorbimento nel suolo di acque di lavature provenienti dalle precipitazioni meteoriche inquinate dal contatto con parti meccaniche, accumulatori al piombo esausti ed oli minerali esausti”.

Da ciò la corte sottende la presenza di una situazione di necessità e di urgenza idonea a legittimare l’intervento sindacale secondo le linee rese dalla norma di riferimento. A ben vedere si deduce che l’istituto indagato è il risultato di un accertamento fattuale che registra la urgenza dell’intervento del sindaco al netto della inconsistenza degli altri strumenti utilizzabili. Emerge come l’istituto sia la concreta applicazione del aureo principio di proporzionalità amministrativa che facultizza tale intervento applicato anche in presenza di una situazione di necessità accertata.

Immediata conseguenza di ciò si proietta sul procedimento da seguire che soffre di alcune restrizioni senza mai essere radicalmente eliminato. Non a caso la censura dell’appellante relativa alla lesione degli artt. 7-8-10 legge 241/90 è respinta dalla corte. Infatti, il Consiglio di Stato nel ripercorre la dinamica dei fatti registra la presenza di un doppio accesso al sito preceduto da un precedente provvedimento di regolarizzazione dell’attività svolta non seguito da alcun adempimento che imponeva, stante il perdurare dell’inquinamento, un intervento immediato. Provvedimento adottato nella forma dell’ordinanza ex art 54 tuel. Da ciò emerge, a parere del Consiglio, il rigetto della censura poiché la urgenza riscontrata deroga alla emanazione del preavviso di rigetto in uno con la conoscenza del procedimento da parte dell’appellante per via della sua presenza alle ispezioni compiute dall’Asl competente.

Situazione a cui si salda il postulato per cui “la previsione dell’art. 21 octies della L. n.241/1990 esclude l’annullabilità del provvedimento, anche quando adottato in violazione delle norme sul procedimento (il che non è nella fattispecie in esame), quando il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso”.

In merito alla incompetenza per materia da parte del sindaco circa la raccolta di veicoli sottosposti al sequestro giudiziario o amministrativo si registra ancora una volta il rigetto della censura promossa dell’appellante

In particolare il Consiglio reputa che nel casus non si trattava solo di tale attività, ma anche di quella di rottamazione di autoveicoli, rientranti nel novero dei rifiuti speciali, svolta senza la necessaria autorizzazione e incompatibile con la attività di deposito giudiziario.

Alla stregua di ciò il Consiglio sancisce la legittimazione sindacale ad emettere la relativa ordinanza ex 54 tuel per salvaguardare la incolumità della salute pubblica. Soluzione corroborata ancor di più dal fatto che il provvedimento reso concerneva solo l’attività di rottamazione e non di deposito giudiziario (D’altronde il provvedimento impugnato ordina lo sgombero dei soli autoveicoli fuori uso ammassati per la rottamazione, senza incidere sull’attività di custodia giudiziaria o deposito in attesa di soccorso A.C.I.. La bonifica dei luoghi, con smaltimento dei rifiuti presso i centri autorizzati, risponde a riscontrate carenze di ordine igienico-ambientale, conseguenti alle modalità e allo stato di conservazione degli autoveicoli ).

Realtà reputata corretta anche alla luce della prevista responsabilità penale del sindaco in assenza di un intervento tempestivo e congruo.

In conclusione, inoltre, la corte si sofferma su di un altro aspetto che dimostra la legittimazione dell’intervento sindacale. Si tratta dell’applicazione concreta del principio di bilanciamento degli interessi in gioco. In particolare della tutela di matrice costituzionale della salute pubblica e dell’ambiente che prevale nello scontro con le garanzie procedimentali sancite per evitare eccessi o abusi commessi dalla p.a. nei confronti del singolo. Infatti, la corte reputa che gli eventuali vizi procedimentali, non sussistenti nel caso di specie, hanno carattere recessivo rispetto alla tutela della salute in virtù della applicazione del principio della gerarchia delle fonti.

Ovvero reputa lo scontro fra la legge 241/90 e l’art. 32 cost come risolto a favore del secondo così da superare eventuali dubbi sull’obbligo del proprietario di eliminare il pericolo. Infatti, quest’ultimo mantiene tale dovere a prescindere dal tipo di titolo giuridico su cui si fonda il deposito delle auto da rottamare.

consiglio di stato 2015 5377

 

 

 

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