reati tributari

Nuove soglie di punibilità per i reati tributari

Le nuove soglie di punibilità per i reati tributari previste dal  D.lgs. 158 del 2015

secondo la giurisprudenza (Corte di Cass sentenza 13 gennaio 2016 n. 891) sono

retroattive le nuove soglie di punibilità e si applicano quindi anche ai giudizi in corso, prevedendo, infatti, un regime di favore nei confronti degli imputati. Infatti il legislatore ha previsto un innalzamento della soglia minima di punibilità per il reato di dichiarazione infedele ( da 50.000 a 150.000 euro). Di conseguenza ove accertata l’illegittimità dell’addebito penale si giunge all’annullamento delle condanne già pronunciate, anche se emesse all’esito di un patteggiamento.

Il procedimento approdato alla Corte aveva visto la condanna a 1 anno e 7 mesi di un titolare di impresa individuale per i reati di dichiarazione fraudolenta (articolo 2 del decreto legislativo n. 74 del 2000) e di dichiarazione infedele (articolo 4 del medesimo decreto). Condanna emessa dopo patteggiamento, ma successivamente oggetto di impugnazione. Nel corso del giudizio, rileva la Corte, è stato approvato il decreto legislativo n. 158 che riforma le sanzioni tributarie. Provvedimento poi che è entrato in vigore dallo scorso 22 ottobre. Un intervento che ha conseguenze immediate anche sul procedimento in discussione, visto che rivede, alzandole, le soglie di rilevanza penale previste per il reato di dichiarazione infedele.

Nel dettaglio, ferma la misura della sanzione che va da un minimo di 1 anno a un massimo di 3 e ferma anche la condotta (indicazione, in dichiarazione, di elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo oppure di elementi passivi inesistenti), a cambiare sono i valori dell’imposta evasa che ora deve essere superiore a 150 mila euro, al posto dei precedenti 50mila. Elevato pure il limite dell’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti al Fisco, anche attraverso l’indicazione di elementi passivi inesistenti, che per essere punibile deve essere superiore a 3 milioni di euro, al posto dei precedenti 2.

La dichiarazione infedele contestata all’imputato e oggetto del patteggiamento con la pubblica accusa, per gli anni d’imposta 2006-2009, se rientrava nella punibilità per le vecchie soglie è invece al di fuori per quelle nuove che hanno, apunto, ristretto il perimetro penale. La conseguenza immediata di cui la Cassazione prende atto nel segno del favor rei è l’annullamento senza rinvio della condanna emessa per insussistenza del fatto. Una formula che la Corte ritiene preferibile a quella “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”.

Quest’ultima va adottata, osserva la sentenza, quando il fatto non corrisponde a una fattispecie incriminatrice a causa di un’assenza di previsione normativa o di una successiva abrogazione della norma o di una sopravvenuta dichiarazione di incostituzionalità, rimanendo in ogni caso rilevante il fatto in sede civile. Con la formula “il fatto non sussiste” invece, conclude la Cassazione, si esclude ogni rilevanza anche in sede diversa da quella penale e deve essere utilizzata quando manca uno degli elementi costitutivi del reato.

La sentenza, infine, chiarisce anche che il patteggiamento rappresenta un accordo relativo al solo profilo del trattamento sanzionatorio e non anche a quello relativo alla confisca “per il quale la discrezionalità del giudice si riespande come in una normale sentenza di condanna”, tanto che, anche se un’intesa con il pm c’è stata pure sul punto della confisca, il giudice non è obbligato a recepirlo. Di conseguenza la confisca risulta pienamente applicabile e riguardare indifferentemente ciascuno dei concorrenti nel reato anche per l’intera misura del profitto accertato.

Di seguito si riporta il testo di legge aggiornato

d.lgs. 74 del 2000 aggiornato

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.