No agli inutili formalismi: il soccorso istruttorio può giungere fino al completamento di dichiarazioni esistenti

Quinta Sezione del Consiglio di Stato, sentenza del 11 settembre 2015 n. 4249

Il legislatore con l’art 46 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ha voluto esaltare il principio…

La sentenza in parola si colloca all’interno dell’ormai consolidato filone interpretativo teso ad esaltare “la sostanza sulla forma”.

In tale pronuncia, infatti, il Consiglio di Stato ha esaltato il ruolo del’art.46 d.lgs 163/2006 (espressione del piu generale principio ricavabile dall’art. 6 L.241/90) grazie al quale si garantisce la massima partecipazione alle gare d’appalto e, di conseguenza, la massima concorrenza fra le imprese e quindi, il miglior risultato economico.

In tale ottica il legislatore, con il citato art. 46, ha voluto evitare che l’aggiudicazione degli appalti avvenga sulla base di inutili formalismi, che sviano dal raggiungimento del miglior risultato sostanziale senza nulla aggiungere alla trasparenza dell’attività amministrativa.

L’interpretazione tradizionale del Consiglio di Stato (C. di S., III, 23 gennaio 2015, n. 293) ammette esplicitamente che il soccorso istruttorio può giungere fino al completamento di dichiarazioni esistenti e dunque, nei casi in cui l’incompletezza della dichiarazione è dovuta a meri errori materiali, non ammettere l’integrazione avrebbe la conseguenza di affidare la conclusione del contratto ad adempimenti di mera forma, allontanando la conclusione del procedimento dal suo obiettivo, costituito dall’individuazione della migliore offerta.

A conferma di tale interpretazione il Consiglio di Stato sottolinea come anche il legislatore abbia seguito tali principi. L’art. 38, comma secondo bis, del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, introdotto dall’art. 39, primo comma, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, è infatti espressione dell’evoluzione legislativa volta a privilegiare gli aspetti sostanziali delle vicende amministrative, nel solco tracciato dall’art. 21 octies della legge 7 agosto 1990, n. 241. L’art. 38 in parola (che prevede tra l’altro il pagamento di una sanzione pecuniaria in caso di dichiarazioni incomplete) non è però applicabile al caso di specie essendo successivo alla controversia in esame.

 

Consiglio di Stato 4249 2015 

 

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