Legittimazione ad agire delle associazioni e interessi collettivi

Il Consiglio di Stato torna ad occuparsi dei limiti alla legittimazione ad agire delle associazioni

 

Con la sentenza 4628 del 2016 (scaricabile qui annotata nei suoi passaggi chiave: consiglio-di-stato-4628-2016) il Consiglio di Stato chiarisce i presupposti per la legittimazione ad agire a tutela di interessi collettivi.

L’occasione, per fare il punto sulla questione, prende avvio dal ricorso presentato da un Consigliere di Stato avverso taluni atti dell’Organo di autogoverno della Giustizia amministrativa. Nel corso di tale procedimento propose ricorso ad opponendum l’A.N.M.A. (Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi), ricorso però ritenuto inammissibile dai primi Giudici, per carenza dei presupposti e delle condizioni per poter ammettere la legittimazione processuale delle organizzazioni rappresentative di interessi.

L’A.N.M.A. contesta, nel procedimento  in parola, tale esclusione sostenendo la propria legittimazione sulla base di diverse motivazioni.

In primo luogo, sostiene l’associazione, è contraddittorio negare la legittimazione a un’associazione rappresentativa dei Magistrati amministrativi proprio in un giudizio avente ad oggetto un atto a contenuto generale volto alla tutela delle funzionalità degli uffici e assunto dall’Organo di autogoverno. Nello specifico, contestano la ricostruzione fatta dai primi Giudici in tema di “conflitto interno” idoneo ad escludere la legittimazione ad intervenire in giudizio. Tale conflitto, per la tesi in parola, non potrebbe connettersi alla contrarietà della posizione processuale assunta in relazione agli interessi dei singoli associati tant’é che, osserva l’associazione, è del tutto fisiologico cha una posizione assunta a tutela dell’interesse generale della categoria rappresentativa possa, in concreto, risultare non favorevole o non gradita a una parte degli iscritti.

Il Consiglio di Stato rigetta tale ricostruzione aderendo alle consolidate acquisizioni (da ultimo: Adunanza Plenaria 9 del 2015) in tema di legittimazione processuale delle associazioni rappresentative dei interessi collettivi.

La giurisprudenza amministrativa sostiene, infatti, che affinché tale legittimazione possa essere affermata è necessario che l’oggetto del processo attenga “in via immediata al perimetro delle finalità statutaria dell’associazione e, cioè, che la produzione degli effetti del provvedimento controverso si risolva in una lesione diretta del suo scopo sociale”.

Ulteriore requisito richiesto attiene all’interesse tutelato. Tale interesse deve, infatti, risultare comune a tutti gli associati e non deve mirare a tutelare solo la posizione soggettiva di una parte degli stessi. Si richiede, quindi, che non si configurino conflitti interni all’associazione (anche con gli interessi di uno solo dei consociati), che implicherebbero automaticamente il difetto del carattere generale e rappresentativo della posizione azionata in giudizio.

Su tali presupposti la legittimazione dell’A.N.M.A. risulta inammissibile in quanto, con l’atto di intervento, l’associazione intende tutelare interessi di una parte soltanto dei propri associati agendo, al contempo, in modo antagonista rispetto al perseguimento degli interessi di altri iscritti, fra cui il ricorrente in primo grado. L’esistenza di tale conflitto interno all’associazione giustifica, quindi, la pronuncia di inammissibilità relativa alla legittimazione dell’associazione.