Legittima difesa putativa ed eccesso colposo. Ambito applicativo e limiti operativi. Corte di Cassazione 47177/2015

La Corte di Cassazione con la sentenza 47177/2015 si sofferma sulla causa di giustificazione della legittima difesa ex art. 52 c.p., declinandone elementi costitutivi e tratti differenziali rispetto a figure di confine che non giustificano il comportamento antigiuridico del soggetto.

Il caso posto all’attenzione del Collegio attiene alla condotta di un soggetto (M.), imputato per lesioni quale conseguenza non voluta del delitto di minacce ex art. 586 c.p. La difesa dell’imputato chiede nel caso di specie, in revisione della sentenza impugnata, il riconoscimento della causa di giustificazione della legittima difesa, nella forma dell’eccesso colposo, in quanto il proprio assistito, accortosi della presenza del N. e sentitosi esposto a pericolo, anche perché questi recava con sé un pacco non ben identificato, aveva esploso alcuni colpi di arma da fuoco non appena N. era uscito dall’autoveicolo sul quale era trasportato, al solo fine di intimidirlo e farlo fuggire.

In via preliminarmente appare opportuno rilevare che la legittima difesa rappresenta una delle poche espressioni, se non l’unica, dell’esercizio del potere di autotutela nel diritto penale. L’autotutela del singolo intanto può trovare applicazione in ambito penalistico, in quanto le circostanze del caso concreto escludano la possibilità di un intervento dello Stato per evitare la imminente lesione di un diritto dell’aggredito.

Si tratta di un potere residuale che trova applicazione solo laddove lo Stato non può realizzare un intervento efficace nella situazione de quo.

Ne discende la particolare attenzione che dottrina e giurisprudenza rivolgono all’istituto, soprattutto al fine di circoscriverne i confini rispetto alle figure affini della difesa preventiva e della vendetta privata, che non legittimano la condotta antigiuridica dell’agente.

Difesa preventiva, legittima difesa e vedetta privata, come evidenzia la sentenza in analisi, sono veicolate dalla diversa scansione temporale del pericolo di lesione di un diritto soggettivo del soggetto passivo del reato.

In altri termini, pericolo futuro, attuale e passato rappresentano rispettivamente le sedi elettive della difesa preventiva, della legittima difesa e della vendetta privata.

Solo la legittima difesa giustifica il comportamento antigiuridico dell’aggredito sempreché si riscontrino nel caso concreto i due requisiti dell’aggressione ingiusta e della reazione legittima.

Il pericolo attuale della lesione di un diritto soggettivo integra ed esaurisce l’elemento strutturale dell’aggressione ingiusta. In particolare, la sentenza evidenzia che con la locuzione “pericolo attuale” si deve intendere “un pericolo “presente”, “in atto”, “in corso”, “incombente”, con esclusione, cioè, del pericolo già esauritosi e di quello ancora da verificarsi”.

La reazione legittima, a sua volta, si sostanzia in tre presupposti: inevitabilità del pericolo, necessità della condotta antigiuridica e proporzione tra offesa e difesa.

L’inevitabilità del pericolo manifesta l’esigenza che il soggetto che pone in essere la condotta antigiuridica “di riflesso” non abbia cagionato o concorso a cagionare il pericolo che intende neutralizzare.

La necessità della reazione si riflette nell’impossibilità da parte del soggetto di adottare una condotta meno aggressiva o completamente inoffensiva.

La proporzione tra offesa e difesa esprime la necessità che vi sia una proporzione quanto a bene giuridico leso e modalità della condotta tra i comportamenti antagonisti. E’ ormai superata l’impostazione che richiedeva la proporzione tra i mezzi utilizzati.

L’ambito applicativo della causa di giustificazione di cui all’art. 52 c.p. si estende anche alla legittima difesa putativa, ovverosia alla erronea valutazione da parte dell’agente in ordine alla sussistenza dei requisiti della scriminante suddetta. Anche la legittima difesa putativa giustifica il comportamento del soggetto.

Legittima difesa reale e putativa, pur condividendo requisiti strutturali e disciplina, si differenziano quanto a giudizio di valutazione.

Infatti, mentre la sussistenza della scriminante della legittima difesa, secondo il prevalente orientamento, si fonda su un giudizio prognostico ex post; il giudice, nel riconoscere la legittima difesa putativa, si avvale di un giudizio ex ante, emancipato dagli stati d’animo e dai criteri soggettivi che hanno potuto orientare la condotta dell’agente. Sul punto la Suprema Corte, nella sentenza in oggetto, rileva che “Quanto al profilo putativo della scriminante in esame, il relativo accertamento implica un giudizio “ex ante“, rapportato alle peculiari circostanze concrete della fattispecie, da condurre secondo il prudente apprezzamento del giudice di merito, che deve esaminare la situazione specifica per verificare se la stessa fosse tale da far sorgere nel soggetto l’erroneo convincimento di trovarsi in condizioni di fatto che, qualora realmente esistenti, avrebbero escluso l’antigiuridicità della condotta costituente reato, non potendo affidarsi a criteri soggettivi, oppure a stati d’animo turbati dell’agente”.

Pertanto, è da escludere che possa riconoscersi la legittima difesa putativa allorquando la valutazione del soggetto sia contaminata da rilievi soggettivi o da particolari stati d’animo. La legittima difesa putativa richiede una valutazione esclusivamente oggettiva.

Ben diversa è la figura dell’eccesso colposo, nonostante anche in siffatta ipotesi si riscontri un errore del soggetto passivo del reato.

Se nella legittima difesa putativa l’errore attiene alla fase primordiale della condotta dell’aggredito, in quanto il soggetto si prospetta l’erronea sussistenza dei requisiti della scriminante di cui all’art. 52 c.p., nell’eccesso colposo l’errore attiene alla condotta in divenire.

In quest’ultima ipotesi, pur sussistendo i requisiti della legittima difesa, il soggetto viene sanzionato in quanto la propria condotta esautora dai limiti applicativi della causa di giustificazione quanto a proporzione tra azione e reazione.

Ne deriva che non sussiste l’eccesso colposo in mancanza di legittima difesa reale o putativa.

In applicazione di tali criteri ermeneutici la Suprema Corte di Cassazione, confermando la sentenza d’appello, ha escluso nel caso de quo che possa riconoscersi la scriminante della legittima difesa in favore del M. atteso che non risulta supportata da alcun elemento probatorio la circostanza per cui questi abbia agito a seguito dell’aggressione o della potenziale aggressione del N.

Per l’effetto, non sussistendo i presupposti della legittima difesa reale o putativa, non è possibile applicare la disciplina dell’eccesso colposo per una revisione della sentenza con conseguente rideterminazione della pena.

 

Corte di Cassazione 47177 del 27 novembre 2015

 

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