L’eccezione di prescrizione sollevata dall’impresa assicurativa r.c.a. estingue la pretesa creditoria del danneggiato? Possibile rimessione alle Sezioni Unite.

L’ordinanza interlocutoria 25967/2015 della Corte di Cassazione si interroga sul rapporto complesso intercorrente tra danneggiante, danneggiato, assicurazione (del danneggiante) in liquidazione coatta amministrativa e assicurazione designata dal Fondo Vittime della Strada[1] nonché sui relativi profili processuali con particolare riferimento all’eccezione di prescrizione.

Il punctum dolens della vicenda si rinviene nell’eccezione di prescrizione sollevata dal liquidatore della compagnia assicurativa in l. c. a. in seguito alla richiesta di risarcimento avanzata dagli eredi del danneggiato – defunto a causa di un sinistro stradale – nei confronti del danneggiante.

Gli eredi, infatti, avevano adito il giudice civile decorsi due anni dalla sentenza penale di condanna che aveva riconosciuto la responsabilità del danneggiante nel sinistro in oggetto, in spregio a quanto disposto dall’art. 2942 c.c. in tema di prescrizione.

Si costituiva nel giudizio di primo grado, quale litisconsorte necessario in garanzia, la compagnia assicurativa Comitas in liquidazione coatta amministrativa in persona del liquidatore p.t. che provvedeva a sollevare eccezione di prescrizione.

Il Tribunale di Bari concludeva per il rigetto della domanda attorea ritenendola non provata.

La sentenza del giudice di prime cure veniva impugnata dagli eredi. Si costituiva in giudizio solo l’assicurazione in l.c.a.

Il giudizio di Appello, pur concludendosi con lo stesso esito di quello di primo grado, riconosceva la responsabilità del danneggiante e, in merito all’eccezione di prescrizione, ne restringeva l’ambito applicativo al solo rapporto tra impresa in l.c.a. e assicurazione designata dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada. Per l’effetto il Collegio non considerava prescritto il credito degli eredi del danneggiato nei confronti del danneggiante e dell’assicurazione designata, attesa l’impossibilità di estendere gli effetti dell’eccezione di prescrizione oltre il rapporto giuridico tra impresa assicurativa in l.c.a. e assicurazione designata.

La sentenza d’appello veniva impugnata per Cassazione solo dalla Comitas in l.c.a.

Tra i motivi di ricorso, la Comitas impugnava la pronuncia di secondo grado nella parte in cui delineava l’ambito applicativo dell’eccezione di prescrizione che, nella ricostruzione del commissario liquidatore, avrebbe prodotto i suoi effetti non solo con riferimento al rapporto di rivalsa, ma anche in seno alla pretesa risarcitoria avanzata dal danneggiato nei confronti dell’impresa designata.

La pronuncia di secondo grado, invece, non solo aveva ritenuto l’assicurazione in l.c.a. soggetto “terzo” rispetto al rapporto tra danneggiato, danneggiante e impresa designata, ma aveva, altresì, limitato gli effetti dell’eccezione di prescrizione al solo diritto di rivalsa dell’assicurazione designata nei confronti dell’assicurazione in l.c.a. e non alla pretesa risarcitoria del danneggiato nei confronti dell’assicurazione designata.

 

Ciò posto, il Collegio evidenzia che la soluzione della questione posta alla sua attenzione necessita di una duplice valutazione.

In primis occorre interrogarsi sulla condizione di “terzo” dell’impresa assicurativa in l.c.a. rispetto al rapporto complesso danneggiato-danneggiante-assicurazione designata. Bisogna chiarire se il commissario liquidatore, convenuto in giudizio quale litisconsorte necessario, sia da considerare “terzo interessato”.

Successivamente, e solo dopo aver riconosciuto la terzietà del suddetto soggetto rispetto al rapporto complesso, si potranno valutare gli effetti dell’eccezione di prescrizione sollevata solo dall’impresa in l.c.a. e non anche dalle altre parti processuali.

 

La questione, come evidenziato dalla Corte di legittimità nella sentenza in epigrafe, registra un contrasto in giurisprudenza.

Si contendono il campo due orientamenti.

Secondo una prima impostazione – avallata anche dalle SS.UU. con sentenza 4779/1981 – l’assicuratore della responsabilità civile è terzo ex art. 2939 c.c. rispetto al rapporto danneggiante – danneggiato. Per l’effetto l’eccezione di prescrizione sollevata in giudizio da parte dell’assicuratore non estingue il rapporto danneggiante – danneggiato. L’unico rapporto inciso dalla predetta eccezione è quello tra assicuratore e danneggiante (o debitore principale).

Sul punto la sentenza, richiamando il precedente del 1981, evidenzia che l’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore “non produce l’estinzione del diritto, né paralizza l’azione del creditore inerte (…), ma tale risultato, relativo e limitato, determina esclusivamente nell’ambito del rapporto tra il terzo interessato e detto debitore, attribuendo al primo, quando per la duplicità dei rapporti sostanziali vi sia una dipendente duplicità di rapporti processuali, una legittimazione ad eccepire la prescrizione […] nei confronti della sua controparte di tale rapporto e nell’ambito di esso.”.

Come rileva il Collegio, tale orientamento è stato avallato dalla Suprema Corte nelle sentenze successive, tra cui una recente pronuncia del 2014 (Corte di Cassazione 9858/2014). Il rilievo che la Suprema Corte attribuisce al precedente del 2014 è dato dalla identità di fattispecie rispetto a quella oggetto di esame e dalla diversa motivazione addotta a risoluzione della questione.

In particolare, in quella sede, la Corte di Cassazione riconosce ristretto ambito applicativo all’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicurazione in l.c.a. (limitatamente al rapporto tra quest’ultima e l’impresa designata) richiamando il dettato dell’art. 1310 c.c. e non quello dell’art. 2939 c.c.

L’eccezione di prescrizione sollevata da uno dei condebitori solidali non si estende anche agli altri coobbligati.

 

Si oppone a tale ricostruzione un recente orientamento (Corte di Cassazione 6934/2007).

Con la suddetta pronuncia il Collegio afferma di voler “rimeditare e rimodellareil precedente orientamento.

L’eccezione di prescrizione sollevata dall’assicuratore giova anche all’assicurato. L’eccezione di prescrizione estende i suoi effetti anche al rapporto principale.

Le argomentazioni a supporto del “revirement” sono molteplici:

  1. l’art. 2939 c.c. non differenzia il caso in cui l’eccezione di prescrizione sia sollevata dal creditor debitoris da quello in cui sia un terzo a provvedere al rilievo – come, invece, rilevato nella sentenza di Appello -; ragion per cui non è opportuna una distinzione netta tra le due ipotesi;
  2. la categoria dei “terzi”, cui fa riferimento l’art. 2939 c.c., è “composita e non omogenea”;
  3. spetta all’interprete indagare i casi in cui l’eccezione sollevata dal terzo produca effetti solo nel rapporto tra eccipiente e debitore;
  4. nel valutare l’ambito applicativo dell’eccezione di prescrizione, il giudice deve attenzionare gli effetti che una lettura restrittiva può avere nei confronti del terzo unico eccipiente. Laddove il terzo possa veder pregiudicata la sua posizione l’eccezione di prescrizione deve avere un ambito applicativo esteso anche al rapporto tra debitore e creditore originari.

Ne deriva che, fermo restando la posizione di “terzo” dell’impresa assicurativa chiamata in giudizio quale litisconsorte necessario, l’ambito applicativo più o meno esteso dell’eccezione di prescrizione sollevata solo da quest’ultima – e non anche dal danneggiante – è intrinsecamente connesso agli effetti che la mancata estensione del rilievo può avere sul terzo.

Laddove il terzo possa risultare pregiudicato dalla mancata estensione degli effetti dell’eccezione di prescrizione sul rapporto principale, è necessario estendere gli effetti del rilievo della parte diligente anche al rapporto tra danneggiante e danneggiato.

 

Il Collegio, non aderisce integralmente a nessuno degli orientamenti prospettati, ma suggerisce una soluzione parzialmente diversa.

In primo luogo, la Suprema Corte nella sentenza in epigrafe ritiene non doversi considerare terzo il commissario liquidatore convenuto, quale litisconsorte necessario, in un giudizio risarcitorio che veda come parti – oltre l’impresa in l.c.a.- il danneggiato, il danneggiante e l’impresa designata. Infatti, sia il danneggiante che il danneggiato possono agire in giudizio nei confronti dell’impresa assicurativa.

L’eccezione di prescrizione sollevata dal commissario liquidatore produce effetti per tutte le parti del rapporto. Per cui la prescrizione estende il suo ambito applicativo alle pretese del danneggiante, del danneggiato e dell’impresa designata.

Con riferimento a – e a giustificazione di – quest’ultimo punto la Suprema Corte rileva che:

  1. non è possibile una condanna del danneggiante, ma non dell’assicuratore;
  2. in caso in cui la legge impone il litisconsorzio necessario, non è possibile una scissione dell’accertamento processuale;
  3. anche ammettendo una rilevanza parziale dell’eccezione di prescrizione solo con riferimento alla pretesa vantata dall’impresa designata nei confronti di quella posta in liquidazione coatta amministrativa, il danneggiante potrebbe – eventualmente – insinuarsi al passivo per la somma non coperta dal massimale.

 

Per tutto quanto sopra esposto e attesa la diversità e molteplicità degli orientamenti che si registrano sulla questione, la Suprema Corte ha rimesso la problematica al Primo Presidente perché ne valuti la rimessione alle Sezioni Unite.

 

 

[1] Si rammenta che la procedura di liquidazione coatta amministrativa dell’assicurazione del danneggiante rientra tra le ipotesi in cui è necessario convenire in giudizio il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada.

Corte di Cassazione ord. 25967 del 2015

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