Le condotte di mobbing possono essere sussunte nell’art. 572 c.p.?

Nella sentenza in commento la Corte di Cassazione (n. 40320 del 7.10.2015) riconduce la condotta di mobbing tenuta da un direttore dell’unità di cardiochirurgia nei confronti di un dirigente medico specializzato nell’alveo dell’art. 572 c.p..

Il mobbing costituisce una figura trasversale e particolarmente discussa nel nostro ordinamento; essa prende origine dall’inglese to mob, termine con il quale si indica il comportamento di gruppi di uccelli di piccola taglia nell’atto di respingere un rapace loro predatore.

In linea generale si ravvisa mobbing nelle condotte reiterate, spinte da mero fine persecutorio e vessatorio, volte a emarginare ed isolare un determinato soggetto al punto da lederne in modo rilevante l’integrità psico-fisica. In base agli specifici rapporti sussunti tra le parti possono ravvisarsi varie modalità di concretizzazione del mobbing, ed in particolare potrà riscontrarsi un mobbing verticale, orizzontale o di genere.

Trattasi, come anticipato, di fenomeno trasversale, il cui ambito applicativo ancora oggi non è stato compiutamente definito. In diritto civile il riconoscimento e l’operatività dello stesso non presenta profili problematici, anche grazie all’art. 2087 c.c, a norma del quale si pone in capo al datore di lavoro l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale di ogni prestatore di lavoro.

Decisamente più discusso, invece, è il riconoscimento del mobbing in diritto penale, in quanto esso deve rapportarsi, e per certi versi scontrarsi, con i principi che governano tale branca del diritto, in primis quello di legalità.

L’art. 25 comma 2 della Costituzione (e art. 1 c.p.), difatti, dispone che “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”; in tale contesto si pone il problema dell’ammissibilità e l’esatta collocazione del mobbing, soprattutto quello verticale (ovvero operato da un soggetto verso altro in posizione di subordinazione), in tale branca del diritto.

Se negli anni passati la giurisprudenza (sia di merito che di legittimità) aveva sussunto la condotta in oggetto in norme penali di volta in volta diverse (tra cui gli art. 582 e 610 c.p.), negli ultimi tempi sembra aver raggiunto una maggiore concordia, “collocando” il mobbing cd. verticale nell’art. 572 c.p..

Nel solco appena tracciato si pone la sentenza in oggetto, con la quale si è ritenuto che integri i presupposti del delitto di maltrattamenti in famiglia la condotta del direttore di unità medica nei confronti di dirigente medico specializzato.

In particolare, si osserva che nonostante sia collocato tra i delitti contro l’assistenza familiare, in realtà l’art. 572 c.p., recentemente novellato, ricopre un ambito applicativo ben più esteso, rivolgendosi anche a rapporti di educazione ed istruzione, cura, vigilanza e custodia nonché a rapporti professionali e di prestazione d’opera.

Come sottolinea la Corte di Cassazione condizione imprescindibile è che il rapporto interpersonale presenti il tratto della parafamiliarità, “che si caratterizza per la sottoposizione di una persona all’autorità di un’altra in un contesto di prossimità permanente, di abitudini di vita (anche lavorativa) proprie e comuni alle comunità familiari, non ultimo per l’affidamento, la fiducia e le aspettative del sottoposto rispetto all’azione di chi ha ed esercita su di lui l’autorità con modalità, tipiche del rapporto familiare, caratterizzate da ampia discrezionalità ed informalità”.

Alcun rilievo, invece, assume la circostanza (meramente eventuale) che il soggetto vessato azioni gli strumenti di tutela che l’ordinamento gli riconosce, in quanto la sussunzione del mobbing nell’art. 572 c.p. deve essere verificata nel momento in cui i comportamenti di persecuzione e di emarginazione sono posti in essere, e non successivamente.

La Suprema Corte rileva come il carattere parafamiliare possa sussistere anche nei rapporti tra professionisti di elevata qualificazione, conferendo particolare rilievo all’aspetto qualitativo, cioè alla natura dei rapporti intercorrenti tra superiore e sottoposto; ciò può avvenire anche – ma la stessa Corte ne riconosce la difficoltà – anche nelle imprese di grandi dimensioni.

Inoltre, una volta ravvisato il requisito della parafamiliarità è necessario che la supremazia e la prevaricazione esercitata dal soggetto sovraordinato sia capace di determinare in quello subordinato uno stato di soggezione psicologica.

Al ricorrere delle condizioni appena menzionate la Corte di Cassazione ritiene che, nell’ambito di un mobbing cd. verticale, la condotta illecita possa essere sussunta nell’alveo ell’art. 572 c.p. e, per questa via, andare incontro ad una responsabilità penale.

cass. 40320 del 2015

 

 

 

 

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