L’assegno di mantenimento per i figli maggiorenni ma non economicamente sufficienti

Niente esami niente assegno: lo ha stabilito la Corte di Cassazione n.1858 del 2016

La Corte di Cassazione numero 1858 del 2016, risulta di particolare rilevanza in quanto consente di chiarire i limiti stabiliti dall’ordinamento in relazione all’assegno di mantenimento per i figli maggiorenni ma non ancora autosufficienti.

Il dovere di mantenere i figli, educarli e istruirli, spetta ad entrambi i genitori ex art. 30 Cost. e 147-148 C.C., tale onere, imposto dal legislatore, è molto ampio richiedendo ai genitori di far fronte alle molteplici esigenze che possono profilarsi nel corso della vita della prole, imponendo la predisposizione di una stabile organizzazione domestica finalizzata ad una adeguata formazione personale e al raggiungimento dell’autonomia nella vita sociale.

L’obbligo di mantenere la prole, valido anche in pendenza di separazione/divorzio tra i coniugi, non cessa con il raggiungimento della maggiore età del ragazzo, ma continua fin quando non riesca ad ottenere una adeguata autonomia economica.

Tale obbligo viene meno, dunque, non con il mero raggiungimento del 18° anno di età, ma nel momento in cui il figlio, per colpa, non mette a frutto le occasioni di lavoro offertegli e, dunque, non riesce ad ottenere l’autonomia/autosufficienza economica.

E’ importante sottolineare che la valutazione del comportamento colposo o inerte del ragazzo deve essere valutata caso per caso, tenendo presente le aspirazioni, le capacità, il percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto, nonché le condizioni del mercato del lavoro e le condizioni economiche della famiglia (Cass. 7 apr. 2006 n. 8221).

L’applicazione di tali principi però non può determinare il protrarsi, per i genitori, di un obbligo di mantenimento per i figli di qualsiasi età e, dunque, incentivare comportamenti “parassitari” dei figli. In particolar modo, la giurisprudenza maggioritaria individua, come sorta di soglia temporale di tale diritto, il rapporto con coetanei del ragazzo appartenenti allo stesso ambito socio-economico, verificando se questi abbiano o meno raggiunto una sistemazione stabile e duratura.

Quanto all’onere della prova, sussistendo una sorta di presunzione iuris tantum sulla non autosufficienza dei figli, spetterà al genitore obbligato provare che il figlio sia in grado si mantenersi autonomamente ovvero che non lo sia per sua colpa. Il coniuge richiedente, invece, dovrà soltanto provare l’esistenza di una continuativa convivenza.

Inoltre, è importante sottolineare che, diversamente da quanto avviene in tema di assegno di mantenimento per i figli minori, con riferimento al mantenimento per figli maggiorenni, la statuizione dell’assegno mensile nel giudizio di separazione è soggetto al principio della domanda (Cass. 18 febbraio 2009 n. 3908). Quanto alla prova, resta da sottolineare che non basterà provare che il figlio abbia lavorato o comunque lavori, in quanto sarà necessario provare la stabilità del lavoro e la raggiunta autosufficienza economica (Cass. 24018/08 riconosce il diritto al mantenimento al figlio maggiorenne che si licenzi per riprendere gli studi; Cass. 407/07 dichiara non sufficiente, per riconoscere l’autosufficienza economica del figli, una sua occupazione come apprendista; Cass. 8227/09 afferma che l’espletamento di un lavoro precario, limitato nel tempo, non è sufficiente per esonerare il genitore da un tale obbligo di mantenimento, non potendosi in tal caso affermare che si sia raggiunta l’indipendenza economica).

Applicando tali principi al caso di specie la Corte giunge a negare il diritto all’assegno ai due figli del ricorrente. In tale fattispecie infatti nel giudizio di merito si era giunti a provare che, nonostante i genitori avessero dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università, questi non ne abbiano saputo trarre profitto. Dagli accertamenti di merito risultava infatti che entrambi i ragazzi si trovavano di molti anni “fuori corso” avendo sostenuto pochissimi esami nei rispettivi corsi di studio. Il mancato impegno nello studio, tale da poter affermare che i ragazzi erano solo “fittiziamente” iscritti all’Università, giustifica, a parere della Corte, la revoca dell’assegno di mantenimento.

 

 

scarica qui la sentenza: cassazione 1858 16

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