L’art. 131 bis c.p. è compatibile con la guida in stato di ebbrezza. Il pensiero della Corte di Cassazione a Sezioni Unite.

Le informazioni provvisorie n. 4 del 2016 e 5 del 2016 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione anticipano quelle che saranno le decisioni del Supremo Consesso in ordine alla compatibilità tra i reati-soglia di cui all’art. 186, co. II e VII, del Codice della Strada (d.lgs.  285/1992) e l’art. 131 bis c.p.

In attesa del deposito delle motivazioni, in questa sede è opportuno rilevare che la Corte di Cassazione a Sezioni Unite si pronuncia sulla questione in senso affermativo, riconoscendo la possibile commistione tra il reato di guida in stato di ebbrezza e la causa di esclusione della punibilità della particolare tenuità del fatto, anche laddove il soggetto abbia rifiutato di sottoporsi al test alcolemico.

 

Non coglie nel segno l’orientamento minoritario secondo cui non sarebbe possibile applicare l’art. 131 bis c.p. ai reati soglia in quanto tale operazione legittimerebbe una violazione del principio della separazione dei poteri. In altri termini si consentirebbe all’autorità giudiziaria di sostituirsi al legislatore nella determinazione delle fattispecie penalmente rilevanti.

Sennonché, come già avuto modo di rilevare in sede di commento della sentenza Corte di Cassazione 44132 del 2015, bisogna tenere distinti il piano dell’offensività in astratto e quello in concreto.

E’ quanto, peraltro, accade con riferimento ai rapporti tra i reati tributari – anch’essi riconducibili nell’alveo dei reati soglia – e l’art. 131 bis c.p.

 

Dal punto di vista processuale, l’informazione provvisoria in epigrafe afferma che la causa di esclusione della punibilità di cui all’art. 131 bis c.p. estende la sua portata anche ai giudizi pendenti innanzi alla Corte di Cassazione al momento della sua entrata in vigore.

In ipotesi siffatte, la Suprema Corte può rilevare d’ufficio la sussistenza della causa di non punibilità suddetta ed, eventualmente, provvedere ai sensi dell’art. 129 c.p.p., sempreché tale valutazione non sconfini in un giudizio di merito. Ne deriva che la proposizione dell’istanza per il riconoscimento della particolare tenuità del fatto, con la conseguente esclusione della punibilità, non produce necessariamente una sentenza di annullamento con rinvio.

 

Da tutto quanto detto emerge come ormai la giurisprudenza maggioritaria sia orientata a riconoscere una portata ampia alla causa di esclusione della punibilità dell’art. 131 bis, ritenendola applicabile non solo ai reati-soglia in cui il superamento del limite legislativamente predeterminato consente di qualificare come reato la condotta dell’agente (reati tributari), ma anche a quei reati in cui il superamento della soglia non delinea il confine tra reato e illecito amministrativo o condotta lecita, ma tra varie fattispecie di reato di diversa intensità e gravità (art. 186, co.  II, C.d.S).