L’applicabilità dell’art. 2051 c.c. alla p.a. nei casi di danni da cattiva manutenzione delle strade: dal Tribunale di Napoli una possibile soluzione.

Nella sentenza in commento una donna cita in giudizio il Comune di Casoria, chiedendo il risarcimento dei danni per le lesioni personali derivanti da una rovinosa caduta, causata dalla presenza, sul manto stradale, di una buca non visibile e non segnalata.

La pronuncia affronta un tema da sempre dibattuto in dottrina e giurisprudenza, ovvero la sussunzione della responsabilità della p.a., per i danni causati agli utenti da cattiva manutenzione delle strade pubbliche, all’interno dell’art. 2043 ovvero del 2051 c.c..

Si tratta di una questione di non poco conto, se sol si pensa che le due norme soggiacciono ad una disciplina profondamente diversa, in termini elemento soggettivo e di onere probatorio.

In particolare, far rientrare la responsabilità della p.a. all’interno dell’art. 2043 significa gravare il danneggiato dell’onere di provare tutto lo scheletro dell’illecito aquiliano, ossia danno, nesso di causalità e colpa dell’ente pubblico.

Viceversa, se si riconduce la responsabilità della p.a., per i danni subìti dall’utente, alla disciplina di cui all’art. 2051 c.c., il privato potrà limitarsi a dedurre il danno ed il nesso eziologico con la cosa, gravando sulla p.a. l’onere di provare che il danno si è verificato per caso fortuito.

La pronuncia si segnala in primo luogo per la capacità di ripercorrere, con chiarezza ed efficacia, le due tesi formatesi, nel tempo, in subiecta materia:

  1. secondo una prima ricostruzione, l’ipotesi risarcitoria in esame rientra nell’art. 2043 in quanto, rappresentando le strade pubbliche “beni di notevoli dimensioni ovvero oggetto di uso generale e diretto da parte dei cittadini”, la Pubblica amministrazione non sarebbe mai in grado di effettuare l’effettivo controllo che l’art. 2051 richiede al custode. Ne deriva che il danneggiato ha l’onere di provare anche la colpa della p.a. desumibile, se del caso dalla presenza di una insidia o trabocchetto (intese, dunque, come figure sintomatiche di colpa), idonee a sorprendere il cittadino e causarne la caduta (si pensi alla circostanza che la buca sia nascosta o poco visibile);
  2. secondo un diverso orientamento, invece, la Pubblica Amministrazione, in quanto proprietaria delle strade pubbliche, è custode delle stesse, per cui risponde di tutti i danni causati agli utenti ai sensi dell’art. 2051 c.c.; in altra parole, gravando sul custode il dovere di vigilare sulla corretta manutenzione del manto stradale, si tratterebbe di una ipotesi di responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 e dunque oggettiva.

L’aspetto maggiormente rilevante risiede nella soluzione sposata dal Giudice del Tribunale di Napoli, il quale, nell’aderire alla tesi che sussume l’ipotesi risarcitoria in esame nelle maglie dell’art. 2051 c.c., precisa che, poiché le strade pubbliche rappresentano “beni particolarmente esposti a fattori di rischio non prevedibili e non controllabili dal custode, perché determinati dai comportamenti del pubblico indiscriminato degli utenti, […] il caso fortuito idoneo ad esimere da responsabilità va individuato in base a criteri più ampi ed elastici di quelli che valgono per i beni privati, ed in particolare nei casi in cui la causa che ha provocato il danno non sia strutturale e intrinseca al modo di essere del bene, ma sia derivata da comportamenti estemporanei di terzi, non immediatamente conoscibili o eliminabili dal custode, neppure con la più diligente attività di manutenzione”.

In altre parole, si afferma che è necessario distinguere tra cause del danno intrinseche alla struttura del bene (es. usura o dissesto del fondo stradale, presenza di buche, segnaletica contraddittoria o ingannevole etc.) che, in quanto prevedibili dall’ente proprietario della strada, configurano una sua responsabilità da cose in custodia e cause del danno create da terzi, non conoscibili né eliminabili immediatamente dalla p.a. (es. perdita d’olio ad opera di un veicolo di passaggio, abbandono di vetri rotti etc), che esulano dai suoi obblighi di custodia, traducendosi in ipotesi di caso fortuito che precludono l’applicazione dell’art. 2051 c.c..

Infine, in omaggio ai principi generali della responsabilità civile, si precisa che, qualora il danno sia stato causato, in parte o per intero, dalla condotta colposa del danneggiato, troverà spazio la diminuzione o la esclusione del risarcimento del danno, secondo quanto previsto dai commi 1 e 2 dell’art. 1227 c.c..

Alla luce di quanto osservato, è evidente che il Tribunale di Napoli abbia deciso di intendere la responsabilità della p.a. da cattiva manutenzione delle strade come una responsabilità da cose in custodia ex art. 2051 c.c., emancipandosi da quelle aprioristiche – e, per certi versi, ingiustificate – paure della giurisprudenza, attraverso le quali quest’ultima spesso si rifugiava nella figura generale di illecito aquiliano ex 2043.

Pertanto, ricondotta la fattispecie risarcitoria in esame all’interno dell’art. 2051 c.c., spetterà al giudice di merito il compito di verificare se il danno sia stato provocato da una causa intrinseca o estrinseca alla strada pubblica, di cui l’Ente è custode.

Trib. di Napoli, sentenza n. 12737 dell’08.10.2015

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