L’aggravante del rapporto di coniugio e la convivenza more uxorio.

La convivenza more uxorio non è equiparabile al rapporto di coniugio in ambito penale.

E’ quanto affermato di recente dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 808/2017 (qui scaricabile esplicata nei passaggi fondamentali Corte di Cassazione 808 del 2017. Aggravante ex art. 577 c.p.).

La Corte di legittimità, pronunciandosi sul ricorso presentato da un soggetto condannato per omicidio tentato ai danni della convivente, accoglie la doglianza con la quale il ricorrente rilevava il vizio della sentenza emessa dalla corte di Appello di Roma che aveva applicato l’aggravante di cui all’art. 577 c.p.

 

In primis, la pronuncia si sofferma sul labile confine tra il delitto di lesioni personali e quello di tentato omicidio. Bisogna concentrare l’attenzione sul diverso atteggiamento psicologico dell’agente e sulla diversa potenzialità dell’azione.  Il tentato omicidio, infatti, rivela un quid pluris rispetto al delitto di lesioni personali, che si concretizza nell’idoneità della condotta a cagionare un evento più grave.

Ciò posto, sussunta la fattispecie concreta nel reato di tentato omicidio, la Corte si sofferma sull’applicabilità dell’aggravante di cui all’ art. 577 c.p.

 

In ambito penalistico il rapporto di coniugio, che costituisce aggravante speciale ai sensi dell’art. 577, co. II, c.p., non può essere equiparato alla convivenza more uxorio.

L’aggravante citata trova la sua ratio nel valore sociale, morale e giuridico della qualità di coniuge, per cui non è irrazionale il diverso trattamento sanzionatorio che si delinea tra il rapporto di coniugio e la mera convivenza, soprattutto in considerazione del carattere stabile e riconoscibile del vincolo coniugale.

Del resto, in tal senso, si era espressa anche la Consulta (sebbene in un contesto storico e sociale diverso), rilevando che non è arbitrario il diverso trattamento atteso che nel rapporto di coniugio vengono in rilievo “non soltanto esigenze di tutela delle relazioni affettive individuali, ma anche quelle della protezione della ‘istituzione familiare’, basata sulla stabilità dei rapporti, di fronte alla quale soltanto si giustifica l’affievolimento della tutela del singolo componente”.

Peraltro, puntualizza la Corte di Cassazione nella pronuncia in epigrafe, non rileva l’eventuale separazione legale tra i coniugi, atteso che la stessa non determina lo scioglimento del matrimonio.

 

Per tutte queste ragioni, la Corte di legittimità, accogliendo –seppur parzialmente- il ricorso presentato dal reo esclude l’applicabilità al caso di specie dell’aggravante di cui all’art. 577, co. II, c.p.