L’aborto illegale tra concussione, induzione e truffa aggravata: Cass. Pen. 53444/2016

Che titolo di responsabilità penale incombe sul medico ospedaliero che, invocando difficoltà organizzative della struttura sanitaria, convinca la gestante a praticare l’aborto illegalmente nel suo ufficio privato? Si tratta di una concussione, di un’induzione indebita oppure di una truffa aggravata dalla qualità di pubblico ufficiale?

Questo è il quesito cui la Suprema Corte ha dato risposta nella sentenza cass. pen. 53444 del 2016.

Si principia dall’arresto delle Sezioni Unite nel 2014, n. 12228; in quell’occasione vennero individuati i criteri discretivi per distinguere il delitto di concussione dal nuovo delitto di induzione indebita, quale risultato dello “spacchettamento” operato poco tempo prima dal Legislatore. Nella sentenza in commento, in particolare, la Corte concentra la propria attenzione sui cd. criteri border line, da utilizzare quando quelli principali – ovvero la costrizione, la compressione della libertà di autodeterminazione e la necessità di evitare un danno ingiusto nel caso della concussione, e l’induzione, il più tenue condizionamento della libertà di autodeterminazione e l’ottenimento di un vantaggio illecito per quanto riguarda l’induzione indebita – risultino insoddisfacenti.

Può capitare, si era osservato, che ad una forte limitazione della libertà – soprattutto quando venga in rilievo la conservazione di “un bene di rango particolarmente elevato” – si affianchi l’ottenimento di un vantaggio illecito. Oppure, che di fronte ad una minore pressione morale si decida di salvaguardare il proprio interesse, indipendentemente dall’ingiustizia o meno del danno, in violazione del principio di proporzionalità. E dunque, non mancano i casi in cui “per assicurare la corretta qualificazione giuridica del fatto come concussione piuttosto che come induzione indebita, non si può prescindere dal confronto e dal bilanciamento tra i beni giuridici coinvolti nel conflitto decisionale: quello oggetto del male prospettato e quello la cui lesione consegue alla condotta determinata dall’altrui pressione”

Conseguentemente, “Il detto parametro, pertanto, deve essere opportunamente calibrato, all’esito di una puntuale ed approfondita valutazione in fatto, sulla specificità della vicenda concreta, tenendo conto di tutti i dati circostanziali, del complesso dei beni giuridici in gioco, dei principi e dei valori che governano lo specifico settore di disciplina”.

Applicando tali principi al caso di specie, la Suprema Corte ritiene che prospettando lungaggini burocratiche prima di poter interrompere la gravidanza il medico ospedaliero abbia compresso fortemente la libertà di autodeterminazione delle pazienti, dal momento che in alternativa all’aborto illegale le vittima rischiavano di non riuscire ad abortire nel termine legale di 90 giorni, e di disvelare la propria gravidanza ai partners e ai parenti.

Per le ragioni appena prospettate la condotta del medico ospedaliero viene ricondotta nell’alveo del delitto di concussione piuttosto che in quello di induzione indebita.

Tantomeno le condotte poste in essere possono essere sussunte nel delitto di truffa, seppur aggravata dalla qualifica di pubblico ufficiale. La linea di discrimen tra concussione e truffa aggravata sta nella circostanza che nel primo caso “il privato mantiene la consapevolezza di dare o promettere qualcosa di non dovuto”, mentre nel secondo “la vittima viene indotta in errore dal soggetto qualificato circa la doverosità delle somme o delle utilità oggetto di dazione o promessa e la qualità di pubblico ufficiale concorre solo in via accessoria a condizionare la volontà del soggetto passivo”.

Nel caso oggetto di attenzione la dazione di danaro al medico ospedaliero era direttamente riconducibile all’attività del medico ospedaliero, e le gestanti erano consapevoli che tali somme “erano il prezzo dell’illecita alternativa “privata” alla quale erano costrette”.

La condotta del medico, conseguentemente, non può essere sussunta nell’art. 60 c.p., ma presenta piuttosto gli estremi del delitto di concussione.