La risarcibilità (limitata) per il ritardo nella consegna dei bagagli

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – SENTENZA 14 luglio 2015, n.14667 – Pres. Russo – est. Vincenti

La Corte ritorna a qualificare un rapporto come non rientrante nella disciplina dei contratti “tutto compreso” che consentono al fruitore/consumatore di profittare della, più favorevole, disciplina consumeristica.

Una prima analisi, squisitamente esegetica, viene fornita nella parte iniziale della pronuncia e da spazio alla Corte per scindere la disciplina internazionale da quella interna ed avvalorare l’opera nomofilattica della giurisprudenza: nella parte in cui afferma che l’art. 31 della Convenzione sul diritto dei trattati, firmata a Vienna il 23 maggio 1969 va interpretato in senso ampio e, dunque, ‘in buona fede, secondo il senso comune da attribuire ai suoi termini nel loro contesto ed alla luce del suo oggetto e del suo scopo’; sicché, i termini “préjudice” e “dommage” – che compaiono, nella lingua francese, nelle varie disposizioni del Capitolo III – devono essere ricondotti nell’alveo di una ‘una nozione di danno, di origine non convenzionale, comune a tutti i sistemi di diritto internazionale’ e tale da far ritenere che essi ‘includono tanto i danni di natura materiale quanto quelli di natura morale’.

A siffatta nozione omnicomprensiva di danno si riferisce, quindi, l’art. 22, n. 2, – ‘che fa pure parte del detto capo III e quindi del contesto pertinente’ – il quale ‘limita la responsabilità del vettore in caso di distruzione, perdita, deterioramento o ritardo, il che implica che la natura del danno subito dal passeggero è a tal riguardo indifferente’.

I Giudici di legittimità, infatti, precisano che, ai sensi della Convenzione di Montreal del 28 maggio 1999 (recante l’unificazione di alcune norme sul trasporto aereo internazionale), ove il vettore aereo internazionale si renda responsabile del ritardo nella consegna al passeggero del proprio bagaglio (art. 19 della Convenzione), la limitazione della responsabilità risarcitoria dello stesso vettore fissata (nella misura di 1000 diritti speciali di prelievo per passeggero) dall’art. 22, n. 2, della Convenzione opera in riferimento al danno di qualsiasi natura patito dal passeggero medesimo e, dunque, sia nella sua componente meramente patrimoniale, che in quella non patrimoniale, da risarcirsi, quest’ultima, (allorquando, come nella specie, trovi applicazione il diritto interno) ai sensi dell’art. 2059 cod. civ., come conseguenza seria della lesione grave di diritti inviolabili della persona, costituzionalmente tutelati.

Cass. civ. sez. III 14 luglio 2015 n. 14667 vettore aereo

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