LA GIURISPRUDENZA DA UTILIZZARE PER RISOLVERE LA II TRACCIA- A BREVE LO SVOLGIMENTO DEL PARERE

Riferimenti giurisprudenziali per risolvere la II traccia.

In questa sentenza la Corte di Cassazione risolve una fattispecie pressoché identica a quella posta dalla traccia ed enuncia i seguenti principi.

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE – SENTENZA 17 febbraio 2014, n.3622

La clausola claim made prevede il possibile sfasamento fra prestazione dell’assicuratore (obbligo di indennizzo in relazione all’alea del verificarsi di determinati eventi) e controprestazione dell’assicurato (pagamento del premio), nel senso che possono risultare coperti da assicurazione comportamenti dell’assicurato anteriori alla data della conclusione del contratto, qualora la domanda di risarcimento del danno sia per la prima volta proposta dopo tale data; e possono risultare viceversa sforniti di garanzia comportamenti tenuti dall’assicurato nel corso della piena validità ed efficacia della polizza, qualora la domanda di risarcimento dei danni sia proposta successivamente alla cessazione degli effetti del contratto.

Sono efficaci le clausole claims made, le quali rendono oggetto di risarcimento gli eventi verificatasi in un momento antecedente alla stipula del contratto assicurativo, purché il risarcimento sia chiesto nel periodo coperto da assicurazione.
Infatti, in un contratto di assicurazione in cui sia presente una clausola claims made è comunque esistente il rischio, il quale sussiste per fatti che l’assicurato abbia commesso in passato ignorandone, di fatto, l’illiceità ovvero l’idoneità a produrre il danno.

Tali clausole sono invece illecite quando tali comportamenti siano stati posti in essere con dolo, oppure quando l’assicurato abbia con dolo inserito la clausola in parola nel contratto di assicurazione.
Del resto, tali clausole sono frutto di una precisa scelta dell’assicuratore, che di sua iniziativa inserisce tali clausole nel contratto, nel pieno della consapevolezza circa i rischi che da ciò possono derivare.

Quanto all’alea, essa concerne non la possibilità che l’assicurato tenga comportamenti colposi, ma che li abbia commessi in passato, pur non essendo ancora a conoscenza della loro illiceità o idoneità a produrre danno. E’ quindi sbagliato È quindi errato escludere la sussistenza dell’alea con riferimento ad eventi già verificatisi.

Tali principi sono stati recentemente confermati dalla seguente pronuncia

Cass. civ. n. 2872 del 13.02.2015

La clausola cosiddetta “a richiesta fatta” (claims made) inserita in un contratto di assicurazione della responsabilità civile (in virtù della quale l’assicuratore si obbliga a tenere indenne l’assicurato dalle conseguenze dannose dei fatti illeciti da lui commessi anche prima della stipula, se per essi gli sia pervenuta una richiesta di risarcimento da parte del terzo danneggiato durante il tempo per il quale è stata stipulata l’assicurazione) è valida ed efficace, mentre spetta al giudice stabilire, caso per caso, con valutazione di merito, se quella clausola abbia natura vessatoria ai sensi dell’art. 1341 cod. civ. (Cass. 7273/13)”.

Spunti per risolvere la traccia erano contenuti nel recente commento in tema di claims made, pubblicato appena 15 giorni fa su questo sito.

Ecco il link:  

Clausole claims made: la Cassazione chiarisce quando sono vessatorie

A BREVE SARA’ PUBBLICATO LO SVOLGIMENTO DEL PARERE

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