immissioni intollerabili

La Cassazione torna ad occuparsi di immissioni intollerabili….

Nel campo delle immissioni rumorose, rispettare i limiti di legge sul rumore rileva nei rapporti tra privati e PA non nei rapporti tra privati dove l’intollerabilità delle immissioni può essere accertata a prescindere dal rispetto delle norme tecniche.

La Cassazione nella sentenza 16 ottobre 2015 n. 20927 nel confermare la condanna di una società che svolgeva nei suoi spazi spettacoli di intrattenimento musicale e danzante debitamente autorizzati, ricorda che sussistono due livelli di tutela di fronte all’immissione rumorosa: da una parte il regime amministrativo deputato alla PA, disciplinato dalla legge 447/1995 e dal D.P.C.M. 14 novembre 1997; dall’altra i principi civilistici che regolano i rapporti tra privati ai sensi degli artt. 844 e 2043 c.c..
Quando non ci troviamo nell’ambito della tutela della quiete pubblica (attinente al rapporto tra privati e PA), ma nei rapporti tra soggetti privati, osservare la normativa tecnica sul rumore non è dirimente nell’escludere l’intollerabilità delle immissioni (come più volte affermato da questa corte e da ultimo ribadito da Cass. n.8474/2015).

La fattispecie portata all’attenzione della Suprema Corte va inquadrata nell’ambito dell’art.844 c.c. (immissioni rumorose intollerabili), secondo cui la soglia codicistica dell’intollerabilità può essere riscontrata anche se sia accertato il rispetto dei limiti di immissione previsti dalla normativa tecnica.
Perciò in materia di immissioni, a giudizio della Corte, mentre è sempre illecito il superamento dei livelli di accettabilità prescritti dalle leggi e dai regolamenti che fissano nell’interesse della collettività i limiti massimi di tollerabilità delle immissioni, non sempre l’eventuale rispetto degli stessi può far considerare sicuramente lecite le immissioni.
Infatti il giudizio sulla loro tollerabilità va effettuato in concreto secondo i principi sanciti dall’art. 844 c.c., in virtù dei quali  nei rapporti tra privati tale giudizio è demandato al prudente apprezzamento del giudice, che tiene conto di tutte le peculiarità del caso concreto.
E questo anche a fronte dell’introduzione dell’art. 6ter nel D.L. n.208/2008 (ad opera della legge di conversione n. 13/2009) secondo il quale “nell’accertare la normale tollerabilità delle immissioni e delle emissioni acustiche, ai sensi dell’art. 844 del codice civile, sono fatte salve in ogni caso le disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti e le priorità di un determinato uso”.
Infatti la Corte Costituzionale n.103/2011 ha affermato che da tale norma non può evincersi aprioristicamente una portata derogatoria e limitativa dell’art. 844 senza prima dare della stessa un’interpretazione costituzionalmente orientata che tenga in debito conto, quale criterio guida, della protezione del diritto alla salute; obiettivo, quest’ultimo, che può essere pienamente raggiunto solo tramite l’accertamento in concreto da parte del giudice.
Pertanto rimane pacifico e ben saldo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità che differenzia quanto ad oggetto, finalità e sfera di applicazione, la disciplina privatistica da quella di diritto pubblico.

Cassazione n. 20927 del 16 ott 2015

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.