Indebita percezione di contributi pubblici ex art. 316 ter in presenza di indennità di trasferta del consigliere regionale. Sentenza n. 50255 ud. 13/11/2015 – deposito del 22/12/2015

La Sesta Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza 50255 del 2015, indaga sui confini operativi dell’art. 316 ter in relazione ai contributi ottenuti ingiustamente da un consigliere regionale.

La fattispecie sorge dall’elargizione di una serie di contributi, da parte della Regione Calabria, ad un suo consigliere che aveva prodotto una autodichiarazione in cui informava del suo cambio di residenza fuori provincia con consequenziale aumento dei chilometri percorsi per raggiungere la sede di lavoro.

In tal modo si poneva nella condizione di poter richiedere un importo maggiore di indennità di trasporto rispetto al passato.

Situazione da cui scattava una imputazione, a carico del consigliere, per il reato di truffa aggravata e continuata in uno con quello di falso ideologico, a causa dell’accertamento della falsità della sua dichiarazione (da cui si evinceva che la nuova residenza anagrafica non corrispondeva a quella effettiva).

Reato che il giudice di prime cure aveva ritenuto insussistente per la mancanza dei requisiti strutturali richiesti ex art. 640 c.p. e impugnata dall’organo preposto in sede di appello.

In secondo grado, invece, si giungeva a un mutamento della imputazione dalla truffa alla ipotesi di reato ex art. 316 ter con conseguente condanna dell’imputato sulla scia dell’applicazione della legge regionale del 1996 n. 3 e non della legge del 1973 n. 836 qui inapplicabile poichè inerente i dipendenti pubblici; sull’accertamento che si trattava di un cambio di residenza anagrafica e non effettiva ; sulla mancanza degli artifici e raggiri e dalla induzione all’errore ex art. 640 c.p.

Dinnanzi a ciò il condannato promuoveva ricorso per cassazione contestando sia la nuova imputazione formulata in appello sia  l’interpretazione della indennità di trasporto  come rientrante nell’art.316 ter.

Censure respinte dalla Corte di cassazione che ritiene, invece, la decisione resa dalla corte territoriale priva di vizi logici, giuridici ed argomentativi.

In particolare la Suprema Corte si sofferma sulla applicazione dell’art. 316 ter rubricato “ Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.

In conformità alla giurisprudenza consolidata la Cassazione ritiene di dover aderire all’indirizzo per cui l’art. 316 ter va annoverato fra le norme applicabili in via sussidiaria (traguardato quindi l’orientamento che la legge come norma speciale in conformità al dictum delle Sez. Unite del 2007 n. 1658) rispetto all’art. 640 co 1 e co 2 n.1 o all’art. 640 bis. La sussidiarietà, riconosciuta in luogo della specialità, si deduce, secondo la giurisprudenza a cui aderisce anche la Sesta Sezione, da una pluralità di elementi sintomatici.

Fra cui assume risalto la presenza della locuzione di esordio della norma indagata (Salvo che…); il tipo di condotta, attiva o omissiva, fondata sul mendacio, ma mancante degli artifizzi e raggiri e della induzione in errore tipizzate nelle fattispecie di truffa e di quella aggravata ex art. 640 bis; l’insieme di elargizioni pubbliche elencate e strumentali all’ottenimento di un’erogazione pubblica definita come indebita.

Chiarito l’inquadramento della norma, così come le relazioni che vive nel sistema codicistico, è possibile per la corte procedere all’indagine della fattispecie descritta.

In tale situazione si assisteva ad cambio di residenza anagrafica non reale del consigliere regionale. Ciò produce, per la corte, la necessità di una preliminare determinazione del concetto civilistico di residenza ex art. 43 c.c. Si tratta di un istituto basato sulla esistenza di una dimora abituale e non sulla dichiarazione di un mero dato formale. Pertanto, nel verificarla la giurisprudenza rinvia all’accertamento di un elemento oggettivo relativo alla stabile permanenza in quel luogo e di un elemento soggettivo inerente la volontà di rimanere in tale luogo.

Condizioni mancanti nel al caso di specie in cui si scopriva che il consigliere permaneva nella sua precedente dimora  e che l’indirizzo indicato era adibito ad ospitare studenti universitari.

Dinnanzi a tali riscontri la Cassazione respingeva la prima censura mossa dal ricorrente e confermava la condanna resa in sede di gravame.

In merito, invece, alla seconda censura, si discettava della natura delle somme erogate dalla p.a. al consigliere e della loro sussunzione nell’elenco dell’art. 316 ter.  Il ricorrente le considerava come mere indennità di trasporto dotate di natura reintegrativa e fuori dall’applicazione dell’art. 316 ter.

Visione prontamente respinta dalla Suprema Corte che utilizza la censura per chiarire ulteriormente l’ambito applicativo dell’art. 316 ter. La norma, dotata di struttura complessa, si basa, tra l’altro, su di una elencazione molto ampia di elargizioni pubbliche, unificate per genere, connotate per essere ottenute indebitamente dal soggetto che ne beneficia.

Elencazione, di conseguenza, saldata a clausole elastiche capaci di abbracciare tutte quelle erogazioni pubbliche indebitamente ottenute attraverso una attività precipua ulteriore rispetto al silenzio antidoveroso, non all’altezza di essere qualificate come truffaldine.

In merito ai rimborsi chilometrici la stessa Cassazione ritiene di doverli configurare all’interno del concetto di “contributi, che richiama l’apporto individuale al raggiungimento di un fine al quale concorrono e collaborano più persone”. Fine che nella fattispecie è raggiunto mediante dichiarazione mendace alla p.a. e che produce un guadagno indebito.

Per corroborare ciò la stessa corte rinvia anche al comma secondo dell’art. 316 ter.

Tale capoverso solleva il reo da una sanzione penale e lo sottopone ad una a carattere amministrativo laddove le somme elargite indebitamente non superino la soglia di euro 3999.96. Soglia indicativa di una tenuità del fatto a cui si aggancia una sanzione di natura diversa da quella del primo comma che la giurisprudenza è giunta a collegare non solo ad ipotesi atte a sostenere le attività produttive nazionali o misure assistenziali legate a situazioni di disagio sociale (s.u. 1658/07), bensì a tutto ciò che concerne i fenomeni di  elargizioni pubbliche. Così facendo si registra una operatività della fattispecie ampia e funzionale alla ratio della norma consistente nell’eliminare ogni alterazione nel processo di allocazione delle scarse risorse pubbliche.

In virtù di questo ulteriore spunto la corte rigetta la censura circa la mancata sussunzione dell’indennità nell’alveo del genus dei contributi richiamati nel primo comma dell’art. menzionato.

Di conseguenza statuisce che “in tema di delitto di “Indebita percezione di erogazioni in danno dello Stato” che le indennità elargite dalla Regione, tramite il meccanismo del rimborso, in favore dei propri Consiglieri, per le spese di trasporto da questi sostenute per il raggiungimento del luogo di esercizio del mandato, rientrano, ove indebitamente percepite, tra i contributi assoggettati alla previsione di cui all’art. 316 ter cod.pen”.

50255_12_2015 cass penale

 

 

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