Il Tribunale di Pistoia sul confine tra diffamazione e diritto di critica su Facebook

Tribunale di Pistoia 16 dicembre 2015

La questione prende avvio da una recensione pubblicata su di un gruppo formatosi sul social network Facebook avente ad oggetto un noto locale sito in Pistoia.

L’accusa sosteneva la natura diffamatoria delle espressioni esposte nel gruppo ma tale ricostruzione è smentita del giudicante.

Per il giudice, infatti, le espressioni utilizzate sono di natura ironica, goliardica o grottesca (l’imputato definiva le sale ballo “più ristrette di quelle di un allevamento intensivo di galletti”) e quindi non idonee a sostenere l’accusa di diffamazione bensì riconducibili al diritto di critica.

Il giudice sottolinea come le frasi pubblicate sono riferite ad attività svolte in un pubblico esercizio ed in particolare alla qualità scadente dei servizi offerti; in tale contesto nessuna diffamazione possono comportare le lamentele circa la “preponderante presenza maschile nel locale” mentre, la critica alla composizione dei drink e cocktail “riguarda il gusto di un cliente evidentemente insoddisfatto, come pure la ristrettezza del locale”.

Da tali presupposti si evince, per i giudici di Pistoia, la natura scherzosa ed ironica della recensione di un locale pubblico da parte di clienti insoddisfatti, espressione del diritto di critica costituzionalmente garantito che, allorché si eserciti nei confronti di un locale pubblicodilata i suoi confini dal momento che chi si mette sul mercato accetta il rischio di critiche qualora i servizi offerti non soddisfino le aspettative di coloro che ne usufruiscono, tanto piu quanto tali servizi non sono gratuiti.”

Il tema centrale della questione riguarda, dunque, il diritto di critica ed i suoi limiti: a sostegno della propria ricostruzione la sentenza in commento richiama la consolidata interpretazione giurisprudenziale sul punto ed in particolare:

  • Il diritto di critica si concretizza in un giudizio valutativo che postula l’esistenza del fatto assunto ad oggetto o spunto del discorso critico ed una forma espositiva non ingiustificatamente sovrabbondante rispetto al concetto da esprimere, e, conseguentemente, esclude la punibilità di coloriture ed iperboli, toni aspri o polemici, linguaggio figurato o gergale, purché tali modalità espressive siano proporzionate e funzionali all’opinione o alla protesta, in considerazione degli interessi e dei valori che si ritengono compromessi (Sez. 1, n. 36045 del 13/06/2014)

 

  • In tema di diffamazione, il requisito della continenza postula una forma espositiva corretta della critica rivolta – e cioè strettamente funzionale alla finalità di disapprovazione e che non trasmodi nella gratuita ed immotivata aggressione dell’altrui reputazionema non vieta l’utilizzo di termini che, sebbene oggettivamente offensivi, siano insostituibili nella manifestazione del pensiero critico, in quanto non hanno adeguati equivalenti (Sez. 5, Sentenza n.31669 del 14/4/2015)

 

  • In tema di delitti contro l’onore, il requisito della continenza non può essere evocato come strumento oggettivo di selezione degli argomenti sui quali fondare la comunicazione dell’opinione al fine di costituire legittimo esercizio del diritto di critica, selezione che, invece, spetta esclusivamente al titolare di tale diritto, giacché altrimenti il suo contenuto ne risulterebbe svuotato, in spregio del diritto costituzionale di cui all’art 21 Cost. . Il rispetto del canone della continenza esige, invece, che le modalità espressive dispiegate siano proporzionate e funzionali alla comunicazione dell’informazione, e non si traducano, pertanto, in espressioni che, in quanto gravemente infamanti e inutilmente umilianti , trasmodino in una mera aggressione verbale del soggetto criticato. Pertanto, il requisito della continenza, quale elemento costitutivo della causa di giustificazione del diritto di critica, attiene alla forma comunicativa ovvero alle modalità espressive utilizzate e non al contenuto comunicato. (Sez. 5, Sentenza n.18170 del 9/3/2015)

Applicando tali principi al caso in esame il Tribunale di Pistoia assolve l’imputato in quanto le espressioni utilizzate all’interno della recensione su Facebook non rappresentano frasi diffamatorie ma espressione del diritto di critica costituzionalmente garantito.

 

 

sentenza FB Pistoia

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