Il selfie esclude la punibilità dei reati di pornografia minorile.

Non integra gli estremi del reato di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p. la cessione da parte di terzi del materiale pedopornografico realizzato dal minore attraverso l’autoscatto. E’ quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione 11675 del 2016.

La questione sottesa al caso di specie è la seguente: il c.d. selfie del minore, incide sulla sussumibilità della condotta degli imputati nel reato di cessione di materiale pedopornografico?

I giudici di prime cure avevano escluso la riconducibilità della condotta degli imputati sotto l’egida dell’art. 600-ter, comma 4, c.p. attesa la mancanza di alterità e diversità rispetto al minore del soggetto che realizza la condotta prodromica.

Il Procuratore della Repubblica, ritenendo tale interpretazione foriera di un vuoto di tutela, rilevava che, indipendentemente dalla condotta prodromica, la cessione di materiale pedopornografico deve essere sanzionata ai sensi dell’art. 600-ter c.p. D’altronde, in tal senso dispone anche l’esegesi dell’art. 600-quater c.p.

 

Il Collegio in via preliminare evidenzia che l’art. 600-ter c.p., introdotto dal legislatore nel 1998, persegue il fine esplicito di combattere “lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”. In tal senso vanno lette anche le due riforme – rispettivamente del 2006 e del 2012 – che hanno interessato la norma. In particolare, il legislatore ha ampliato la portata delle condotte riconducibili nella fattispecie astratta di reato al fine di approntare un sistema di tutela più ampio e garantista nonché per eliminare le zone grigie.

 

Le varie condotte in cui si dipana l’art. 600-ter sono tutte intimamente e rispettivamente collegate a quella delineata nel comma 1. Infatti, non è sanzionabile la condotta di chi fa commercio di materiale pedopornografico (comma 2), lo distribuisce, divulga, diffonde o distribuisce (comma 3), lo offre o cede – anche a titolo gratuito – ad altri (comma 4), se “non vi fosse chi ha prodotto il materiale medesimo.

L’art. 600-ter, comma 1, c.p., ricorda il Collegio, è stato oggetto di un’esaustiva pronuncia da parte delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione all’inizio degli anni 2000 (Corte di Cassazione SS.UU. 13/2000). Invero, sebbene la suddetta sentenza si riferisca alla originaria formulazione dell’art. 600-ter, co. 1, c.p., i principi enucleati in quella sede sono tuttora validi.

La ratio e il fondamento della norma in termini strutturali e assoluti, secondo le Sezioni Unite, si rinvengono nell’esigenza di evitare che “i minori siano utilizzati come mezzo, anziché essere rispettati come fini e valori a sé”. Infatti, conformemente a quanto disposto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York, il minore deve essere assoggettato a prestazioni e cure particolari “a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale”.

E’ necessario evitare qualsiasi “utilizzazione” del minore, estendendo la rilevanza penale anche alle condotte che siano prodromiche e strumentali alla pratica della pedofilia, attraverso l’introduzione di una tutela penale anticipata.

Per l’effetto l’art. 600-ter c.p. integra un reato di pericolo concreto. L’esigenza è quella di evitare il pericolo concreto che il materiale pedopornografico possa essere diffuso ad una pluralità indeterminata di destinatari.

 

Così sintetizzato il pensiero della Suprema Corte nella sua più autorevole composizione, il Collegio osserva che il presupposto logico, prima che giuridico, della sanzionabilità delle condotte descritte dall’art. 600-ter c.p. sia costituito dall’alterità e diversità del soggetto che realizza il materiale pornografico rispetto al minore raffigurato. Va da sé che la realizzazione del materiale pornografico da parte dello stesso minore raffigurato non integra i presupposti della fattispecie di reato. Il minore deve essere prima sfruttato e poi utilizzato ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 600-ter c.p.

 

Tale esegesi deve estendersi anche al dettato dell’art. 600-ter, comma 4, c.p.

In tal senso depone, innanzitutto, la lettera della norma che espressamente sanziona la condotta di offerta o cessione del materiale pornografico di cui al comma 1 dell’art. 600-ter c.p. Non ogni forma di materiale pedopornografico è tale da integrare gli estremi della cessione di cui all’art. 600-ter, comma 4, c.p., ma solo quello realizzato attraverso l’utilizzazione di un minore degli anni diciotto. Laddove il materiale sia realizzato dal minore stesso con autoscatto, la condotta successiva di offerta o cessione da parte di terzi non avrà rilievo penale ex art. 600-ter, comma 4, c.p.

Ex adverso si avrebbe un’interpretazione analogica in malam partem del dettato normativo.

 

Ad ulteriore conferma della validità del proprio percorso esegetico il Collegio richiama l’art. 602-ter c.p.

La suddetta disposizione disciplina le aggravanti nei reati contro la personalità individuale, tra cui rientrano anche quelli delineati dall’art. 600-ter c.p. In particolare il legislatore differenzia le aggravanti a seconda che attengano:

– alle modalità con cui la condotta è stata perpetrata nei confronti della persona offesa;

– ai rapporti tra persona offesa e autore del reato;

– alle qualità della vittima dell’illecito penale.

Si tratta, osserva la Corte nella sentenza in epigrafe, di “circostanze che, all’evidenza, ribadiscono e presuppongono la necessaria alterità tra autore del reato e persona offesa”.

Non coglie nel segno, invece, la valutazione del Procuratore della Repubblica secondo cui la tesi avallata dal giudice di prime cure – cui aderisce la Corte di Cassazione nella sentenza in epigrafe – rivelerebbe un potenziale contrasto con l’art. 600-quater c.p. nella parte in cui sanziona la detenzione del materiale pedopornografico indipendentemente dalla provenienza dello stesso.

Al riguardo il Collegio evidenzia che l’art. 600-quater c.p. è una norma di chiusura che trova applicazione al di fuori di tutte le ipotesi delittuose enucleate dall’art. 600-ter c.p.

In altri termini, la clausola di riserva presente nell’incipit dell’art. 600-quater c.p. – “al di fuori delle ipotesi dell’art. 600-ter c.p.” – attiene non solo al primo comma dell’art. 600 ter c.p., ma all’intera disposizione, dunque, anche alle condotte di cui al comma 4.

Ne deriva che l’irrilevanza della provenienza del materiale pedopornografico ai sensi dell’art. 600-quater c.p. non può essere estesa anche alle fattispecie di reato di cui all’art. 600-tter c.p.

 

Applicando tali principi la Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Procuratore della Repubblica.