Il recesso dal contratto Super intuitus personae

È frequente nella prassi e nell’immaginario collettivo ritenere che un contratto di durata, con previsione di un termine non consenta la facoltà di recedere dallo stesso.

Spesso si pensa, soprattutto quando il contratto viene stipulato con un professionista, che il termine di durata non possa essere eliso e che lo stesso vincoli il contraente ad attendere l’inesorabile scadere dello stesso. Questa situazione nella fenomenologia dei casi comuni implica che il contraente protragga la permanenza del vincolo contrattuale anche se viene meno la fiducia riposta originariamente nel professionista incaricato. Ancor più grave è l’ipotesi che “costringe” il contraente ad incaricare anche altri professionisti, il chè comporta spesso un notevole aggravio di spese. Il caso più frequente è proprio quello esaminato dalla pronuncia che segue: un contratto di prestazione sanitaria tra un medico e un paziente. L’apposizione di un termine al contratto d’opera professionale secondo la giurisprudenza può essere sufficiente ad integrare la deroga pattizia alla facoltà di recesso così come disciplinata dalla legge, non essendo a tal fine necessario un patto specifico ed espresso. La conseguenza nefasta di tale previsione è che nel caso di recesso unilaterale dal contratto da parte del committente il prestatore ha il diritto di conseguire il compenso contrattualmente previsto per l’intera durata del rapporto. È dunque ben chiaro l’effetto gravoso che può avere sul contraente che scelga di recedere dal contratto anzitempo. Sul punto è necessario richiamare  Cass. n. 5738/2000 che ha espressamente statuito che “La previsione della possibilità di recesso ad nutum del cliente nel contratto di prestazione d’opera intellettuale, quale contemplata dall’art. 2237, comma primo, c.c., non ha carattere inderogabile e quindi è possibile che per particolari esigenze delle parti sia esclusa tale facoltà di recesso fino al termine del rapporto; sicché anche l’apposizione di un termine ad un rapporto di collaborazione professionale continuativa può essere sufficiente ad integrare la deroga pattizia alla facoltà di recesso così come disciplinata dalla legge, senza che a tal fine sia necessario un patto specifico ed espresso”

Nella pronuncia che segue la Suprema Corte aderisce ad un orientamento opposto: nei contratti stipulati con i professionisti, i clienti possono recedere in qualsiasi momento, senza che tale facoltà sia automaticamente esclusa dalla previsione di un termine di durata.

Nella sentenza 469/2016, depositata il 14 gennaio i Giudici della II sezione civile hanno preso atto delle gravi conseguenze connesse ad una visione spiccatamente formalistica per accedere ad un’ottica decisamente più equilibrata. La considerazione dirimente è che non esiste alcun “automatismo interpretativo” tra l’apposizione del termine e la preclusione del diritto di recesso. La Corte assume decisiva l’ulteriore circostanza che, trattandosi di contratti super intuitus personae trovano fondamento e sostanza in un rapporto fiduciario tra il professionista e il committente. La categoria dei contratti super intuitus personae compare oggi per la prima volta in giurisprudenza. Si ritengono tali quei contratti che hanno come aspetto fondante il rapporto fiduciario integrato dalla peculiare condizione del paziente che ripone nel medico professionista la “speranza di essere curato”.  La facoltà di scioglimento è quindi accordata al committente in considerazione della natura fiduciaria del rapporto caratterizzato, appunto, dalla “super intuitus personae”.

È quindi lecito concludere affermando che la sola pattuizione del termine non esclude la facoltà di recesso ad nutum dal cliente, prevista in generale dall’articolo 2237 del codice civile.

Detta facoltà non è nemmeno automaticamente esclusa  atteso che affinchè possa operare una deroga al diritto di recesso è necessario che dal regolamento negoziale emerga chiaramente la volontà delle parti di vincolarsi in maniera tale da escludere lo scioglimento del contratto prima della scadenza stabilita.

In conclusione, la Cassazione ha ritenuto che la sentenza impugnata dal medico, nell’escludere la rinuncia del recesso ad nutum da parte del cliente, abbia correttamente considerato la peculiarità della prestazione convenuta e le esigenze del cliente, confermando la natura fiduciaria del rapporto e, soprattutto, facendo riferimento al super intuitus personae.

Corte di Cassazione 469 del 2016 recesso dai contratti

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