danno biologico

Il Consiglio di Stato ammette la risarcibilità del danno biologico per illegittima mancata nomina ad una carica pubblica

Con la sentenza del 21 settembre 2015 n.4375 il Consiglio di Stato riconosce il danno biologico in capo ad un dipendente illegittimamente non nominato a carica pubblica superiore

Il casus decisus è quello di un Avvocato dello Stato che ha partecipato, con altri tre Avvocati, alla procedura per la nomina di quattro Vice Avvocati dello Stato. Il Consiglio dei ministri ha nominato gli altri, e ha deciso di soprassedere alla sua posizione, poiché quest’Avvocato era coinvolto in un procedimento penale, che però era solo iniziato, e secondo una sentenza (ancora sottoposta al vaglio della Cassazione), questi fatti con rilevanza penale erano caduti in prescrizione.
L’Avvocato ha proposto ricorso al Tar, sostenendo di aver subìto, danni patrimoniali e danni morali, richiedendo il risarcimento anche del danno biologico (o all’integrità fisico-psichica) per la turbativa indotta dalla situazione affettiva e del danno esistenziale.
Il Tar ha accolto il ricorso, e ha stabilito un risarcimento a titolo di danno patrimoniale per 72.000 euro. L’Avvocato ha interposto appello contro questa decisione e la IV Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza in questione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando in parte la precedente sentenza.
I giudici di Palazzo Spada sono pervenuti al dispositivo con un’ampia motivazione, i cui punti essenziali riguardano senza dubbio le definizioni fornite in punto di danno patrimoniale e non patimoniale.
Innanzitutto il Consiglio torna sulla definizione, nell’ambito del danno patrimoniale per il caso di spezie, del cd. danno da perdita di chance, prevedendo che quest’ultimo non costituisca un danno attuale identificabile con la perdita di un risultato utile, ma rappresenti la perdita della possibilità di conseguirlo.
Pertanto affinché si possa risarcire il danno da perdita di chance il pregiudizio deve essere statisticamente rilevante e deve atteggiarsi in termini di rilevante probabilità di successo.
Secondo il Consiglio, infatti, bisogna distinguere tra la probabilità rilevante di riuscita (chance risarcibile) e la mera possibilità di conseguire l’utilità sperata (chance irrisarcibile); tale differenza è legata al criterio del 50% +1 come percentuale di probabilità.
Si chiude in questo modo la porta di fronte a danni ipotetici utilizzando un criterio teso a dare certezza come quello statistico.
Quanto al danno non patrimoniale il Collegio precisa che il danno biologico ed esistenziale deve essere provato, anche nel suo legame con i fatti basati su presunzioni semplici; che il danno cosiddetto esistenziale consisteva, in questo specifico caso, nella “mancata acquisizione di prestigio”, elemento della personalità e della posizione del ricorrente.
Inoltre la mancata nomina era stata causata, come elemento preclusivo, dal fatto che l’Avvocato era stato coinvolto in un procedimento penale, iniziato con una informazione di garanzia del 1990, e proseguito con un rinvio a giudizio nel 1994, e concluso con una sentenza di prescrizione nel 2000, ma che è stata impugnata con ricorso per Cassazione;
Il danno non patrimonale si è tradotto in una tensione, stato di disagio, ansia e turbativa per questa mancata nomina che ha leso il prestigio e le aspettative del ricorrente. Quest’ultimo risulta ampiamente provato dal ricorrente con certificati medici attestanti “tachicardia parossistica con cardiopalmo”, “probabile somatizzazione”, relativi al periodo immediatamente successivo alla mancata nomina.
Il risarcimento è stato determinato in via equitativa, ed è stato attribuita all’Avvocato una somma corrispondente a 17 mesi del trattamento economico netto, che spetta a un Avvocato dello Stato alla IV classe di stipendio.
Per quanto detto la decisione merita di essere condivisa, infatti la responsabilità dell’amministrazione è dipesa dal fatto che è stata considerata preclusiva alla nomina a un’alta carica dello Stato la sola “pendenza” di un procedimento penale.
Si è comunque trattato di un caso singolare, che non può essere assunto come parametro, nel senso che ogni concorrente a una nomina o a un pubblico concorso non può invocare il risarcimento dei danni morali se non ha ottenuto la nomina, o se non ha vinto il concorso. Il risarcimento del danno è la conseguenza dell’azione dolosa o colposa, che provoca un danno ingiusto, come è stabilito dall’art. 2043 c.c.

Consiglio di Stato n. 4375 del 21sett2015

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