Giurisdizione e competenza in caso di indennità da acquisizione sanante. S.Un. n. 15283/16.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza numero 15283/16 del 27/07/16 ( qui scaricabile sezioni-unite-15238-16 ), si soffermano sulla determinazione della giurisdizione e della competenza in caso di contestazione dell’ammontare della somma liquidata ex art. 42 bis d.p.r. 327/01, come indennizzo per la acquisizione di un bene e per la sua occupazione senza titolo.

Alla luce di tali interrogativi le Sezioni Unite forniscono una soluzione per cui “le controversie aventi a oggetto la determinazione e la corresponsione di tutte le indennità previste dall’art 42 bis, dpr 327/01, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario e alla competenza in unico grado della Corte di Appello”.

La Corte arriva a tale risultato mediante un iter che parte della definizione della sua capacità di decidere in punto di giurisdizione per poi giungere a chiarire le basi giuridiche su cui fondare la competenza.

Si tratta, a ben vedere, di due profili connessi che, nella ipotesi della acquisizione sanante, assumono particolare rilievo alla luce dei principi di concentrazione, economicità ed effettività della tutela (artt. 24- 111 Cost.).

Descritto il contesto in cui la Suprema Corte si muove è possibile analizzare le scelte adoperate per raggiungere tale postulato.

Spicca fra queste la specificazione secondo la quale la Corte può decidere di ufficio in punto di giurisdizione sebbene sia stata adita con un ricorso per competenza.

Nonostante tale mezzo di impugnazione la Corte, sancisce che “non essendosi formato il giudicato sulla giurisdizione, giusta l’articolo 43 c.p.c., comma 3, primo periodo, puo’ rilevarne d’ufficio il difetto da parte di quel del giudice ai sensi dell’articolo 37 c.p.c., attesi i concorrenti principi di pregiudizialita’ della questione di giurisdizione rispetto a quella di competenza, di economia processuale, di ragionevole durata del processo e l’attribuzione costituzionalmente riservata a tale corte di tutte le predette questioni, nonche’ il rilievo che la sua statuizione sulla sola questione di competenza risulterebbe inutiliter data se l’impugnazione riguardante la questione di giurisdizione ne sancisse la carenza per quel giudice (Cass. Sez. Un. 29/2016)”.

Sgombrato il campo da ogni problema di carattere tecnico, la Corte passa a definire il riparto di giurisdizione ex art. 42 bis del dpr del 2001 n.327.

Afferma, in linea con quanto sancito dalle S.Un. del 2015 n. 22096, la natura indennitaria e non risarcitoria della somma erogata a favore del danneggiato. Corollario di ciò diventa la giurisdizione del giudice ordinario (conseguenza derivante dal combinato disposto fra l’art, 53, comma 2 dpr 327/01 e l’articolo 133, lettera g), u.p., c.p.a) nell’ambito delle contestazioni dell’ammontare dell’indennizzo.

Nell’aderire a questo riparto, la Corte precisa che il principio di diritto descritto concerne la vicenda della contestazione del valore venale del suolo e non anche quella inerente, come nel caso di specie, la contestazione dell’interesse del 5 % sul valore venale da corrispondere “a titolo di risarcimento” ex co. 3, u.p., dell’art. 42 bis.

Dinnanzi a tale vicenda si pone un dubbio ermeneutico, la cui soluzione produce un determinato criterio di riparto della giurisdizione.

Infatti, laddove fosse accolta una visione per cui la somma versata per quella percentuale avesse una natura risarcitoria (diversa da quella indennitaria finora accolta) si produrrebbe una riparto di giurisdizione a favore del g.a., totalmente opposto a quello finora descritto e accolto in giurisprudenza maggioritaria.

Tuttavia, proprio su tale profilo, la Corte è netta nell’asserire che il dubbio va risolto in senso negativo.

Non a caso la Corte precisa che “Dalla lettura coordinata dei commi 1, 3 e 4 dell’articolo 42 bis, sopra trascritti, emerge infatti che l’interesse del cinque per cento annuo sul valore venale dell’immobile, menzionato al comma 3, non e’ che una voce del complessivo “indennizzo per il pregiudizio patrimoniale” previsto dal comma 1 e da liquidarsi, appunto, ai sensi del comma 3; indennizzo il diritto al quale (nella sua integralita’, comprensiva delle voci valore venale, pregiudizio non patrimoniale e interesse del cinque per cento annuo per il periodo di occupazione) sorge solo a seguito dell’adozione del provvedimento di espropriazione c.d. sanante, che deve peraltro contenerne la liquidazione, e il versamento del quale all’espropriato condiziona sospensivamente lo stesso prodursi dell’effetto ablativo”.

Inoltre, specifica che l’ermeneusi da fornire alla espressione “a titolo risarcitorio” nel comma 3 dell’art. 42 bis, rappresenta una mera imprecisione lessicale, che non altera in alcun modo la natura indennitaria della somma corrisposta dalla p.a.

Esito corroborato anche dal fatto che si indaga su di un indennizzo ritenuto unitario, di natura unitaria e come tale impossibile da scorporare.

Interpretazione, inoltre, perfettamente allineata con i principi di matrice costituzionale di concentrazione, economia, efficacia della tutela (24 -111 cost) e da cui discende la irragionevolezza di un differente giudice in caso di domanda per l’indennizzo (g.o.) o in caso di risarcimento (g.a.).

Definito il riparto di giurisdizione è possibile soffermarsi sulla competenza della Corte di Appello.

In particolar modo la domanda posta alla Suprema Corte è se, nella fattispecie,  “sia applicabile il disposto di cui al Decreto Legislativo 1 settembre 2011, n. 150, articolo 29, commi 1 e 2, per il quale sulle “controversie aventi ad oggetto l’opposizione alla stima di cui del Decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, articolo 54… e’ competente la corte d’appello nel cui distretto si trova il bene espropriato”, ovvero se la relativa domanda sia soggetta alla disciplina ordinaria, che prevede la competenza del tribunale e il doppio grado di giurisdizione di merito: infatti nessuna norma espressa collega l’indennizzo di cui all’articolo 42 bis al giudizio di opposizione alla stima di cui all’articolo 54 (che ha riferimento all’ordinario procedimento espropriativo), oggetto di richiamo testuale nel Decreto Legislativo n. 150 del 2011, menzionato articolo 29”.

Per fornire una risposta al quesito, le S.Un., volgono uno sguardo alle altre ipotesi di competenza in caso di espropriazione.

Registrano, in effetti, che oltre alla ipotesi dell’art.54 del dpr 327/01 anche nelle ipotesi degli artt. 39 e 50 sussiste tale tipologia di competenza.

Da ciò il passo è breve per giungere a stabilire che tale competenza non rappresenta una ipotesi particolare ed eccezionale, bensì costituisce una regola generale da applicare in caso di indennizzo derivante da un procedimento espropriativo.

Da tale natura, pertanto, discende la applicazione estensiva del decreto legislativo 2011/150 anche all’ipotesi indennitaria ex art. 42 bis.

Soluzione, infine, in linea con quanto sancito dalla Adunanza Plenaria 2 del 16 in cui si determinano, tra l’altro, le facoltà del commissario ad acta.