Il genitore sociale ha diritto di frequentare i figli dell’ex convivente.

La Corte Costituzionale con la sentenza 225/2016 (qui scaricabile esplicata nei passaggi fondamentali corte-costituzionale-225-del-2016) é chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non consente di riconoscere al genitore “sociale” il diritto di frequentare i figli dell’ex convivente.

Nel caso di specie dopo una convivenza di 8 anni due donne omosessuali avevano interrotto i loro rapporti. In costanza di convivenza una delle due aveva dato alla luce due gemelli ricorrendo alla procreazione eterologa. Con l’interruzione della convivenza la madre biologica impediva all’ex convivente (c.d. genitore sociale) di frequentare i propri figli.

Il giudice a quo, nel sollevare l’incidente di costituzionalità, chiede alla Consulta una pronuncia additiva nel corpus dell’art. 337-ter c.c. nella parte in cui non ricomprende l’ex convivente di fatto tra i soggetti con cui il minore ha diritto a mantenere una relazione stabile. Secondo la tesi del  rimettente la norma presenta un evidente vuoto di tutela, che la Consulta può colmare equiparando l’ex convivente non al genitore, bensì ai parenti del minore.

La Corte Costituzionale, nel dirimere la controversia, rigetta la questione di legittimità sostenendo che non sussiste alcun vuoto di tutela.

L’ex convivente omosessuale, infatti, non può essere equiparato né al genitore né ai parenti del minore ai sensi dell’art. 337-ter c.c.

I rapporti intercorsi tra il minore e il genitore sociale sono riconducibili nell’alveo dell’art. 333 c.c. e da questo ricevono tutela. Si tratta di un rapporto significativo dalla cui interruzione il minore subisce un  grave pregiudizio.

Il giudice può adottare i provvedimenti nell’interesse del minore avvalendosi dello strumento di cui all’art. 333 c.c. su impulso del pubblico ministero (eventualmente sollecitato dal soggetto cui è impedita la frequentazione del minore).

Avv. Assunta Roberta Esposito