Furto in supermercato, aggravante della destrezza. Cass. Sez. 5 Num. 40262/ 2016.

L’aggravante del furto con destrezza sottende una particolare abilità nel compimento della azione di sottrazione- impossessamento di un bene. Pertanto, questa aggravante, ex art. 625 n.4, non sussiste nella ipotesi di furto di alcuni dvd in un supermercato se il comportamento descritto sia consistito solo nel mero prelievo della merce esposta sugli scaffali e nel celere occultamento sul corpo della stessa merce.

Questo principio di diritto è espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 40262/16 (qui scaricabile sentenza-40262-anno-2016) inerente una fattispecie di furto in supermercato in cui gli imputati erano stati condannati in sede di appello per lesione ex artt. 110, 56, 624, 625 n. 4,7.

Imputazione perfettamente in linea con i postulati delle S.U. del 2014 n. 52117 che hanno sciolto un contrasto giurisprudenziale circa il furto nei supermercati, sottoposti a videosorveglianza, accogliendo la tesi che qualifica il fatto come furto tentato.

Nonostante tale configurazione il ricorrente impugnava la decisione di secondo grado con una serie di motivi: per lesione dell’art. 624 in uno con la denuncia di un vizio di motivazione ex art 625 n.7; per errata applicazione del n.4; per la presenza della attenuante dello stato di necessità; per l’applicazione dell’art. 131 bis alla fattispecie.

Circa il primo motivo la Cassazione lo ritiene fondato nella misura in cui la corte di appello ha omesso di sindacare la impugnazione sulla contestazione del n.7. Redigendo così una motivazione definita dalla Corte come incompleta per omissione di indagine.

In merito invece al secondo motivo (inerente la insussistenza della aggravante ex art. 625 n.4) la Suprema Corte, allineandosi all’indirizzo giurisprudenziale consolidato, afferma “ che (la sua applicazione) richiede, ai fini dell’integrazione del reato, che il comportamento dell’agente si estrinsechi in un quid pluiris rispetto all’ordinaria condotta diretta alla sottrazione-impossessamento del bene”.

Quid pluris da riscontrare, di conseguenza, in una condotta  caratterizzata da una particolare abilità e capace di traguardare la “ordinaria materialità del fatto reato, ossia a quanto comunemente necessario per porre in essere la condotta furtiva” ( attraverso questo richiamo si palesa l’adesione della Corte ad un concetto di offensività in concreto).

Si tratta per la Corte di una lettura necessaria in quanto conforme alla ratio sottesa alla aggravante ex art. 625 n.4. e consistente nel sanzionare “ l’aggressione al patrimonio in condizioni di minorata difesa, ritenendo che ciò “non può farsi coincidere con il mero impossessamento di una res incustodita”.

In sostanza la Cassazione fonda la aggravante su di una azione(destrezza) causativa di un effetto (minorata difesa). la presenza di questi due segmenti nell’iter criminoso, per la Corte, rappresentano il nucleo essenziale per fondare il giudizio di pericolosità del reo. Tuttavia la stessa Corte rende il discorso ancora più coerente descrivendo delle ipotesi paradigmatiche della condotta ex art. 625 n.4. Fattispecie che può presentarsi, in via astratta e generale, in casi di in presenza di “condotte caratterizzate da una speciale abilità nel distogliere l’attenzione della persona offesa dal controllo e dal possesso della cosa” o di casi in cui “l’agente approfitti di una condizione contingentemente favorevole, o di una frazione di tempo in cui la parte offesa ha momentaneamente sospeso la vigilanza sul bene, in quanto impegnata, nello stesso luogo di detenzione della cosa o in luogo immediatamente prossimo, a curare attività di vita o di lavoro”. Dimostrando così non solo la necessità di entrambi gli elementi per attribuire la aggravante al reo, ma anche la necessità di un accertamento in concreto dell’offensività della condotta che talvolta potrebbe scontrarsi con il modello di vendita self service dei supermercati. Infatti, il presunto reo potrebbe anche giungere alle casse e pagare la merce occultata.

Tornando al caso concreto si assisteva solo all’impossessamento della merce dagli scaffali e al loro repentino occultamento, registrato dalle telecamere di sorveglianza e accompagnato dal blocco dei ladri alle casse. Si palesa pertanto la mancanza della destrezza della aggravante precedentemente indagata sub specie di particolare abilità del reo.

Viene raggiunto lo stesso risultato anche circa la minorata difesa. La presenza del  sistema di sorveglianza per la Cassazione è incompatibile, per i normali criteri di logica e di esperienza, con la situazione di minorata difesa della vittima, ovvero di una situazione di inferiorità nel proteggere determinati beni derivante dall’azione a monte compiuta dal reo, poichè gli stessi risultano assoggettati ad un costante controllo.

Pertanto, la Cassazione registra un errore della Corte di Appello nella sua decisione. Infatti, quest’ultima non ha descritto “una situazione di fatto in cui sia emersa una speciale abilità dell’imputato nella condotta di sottrazione della merce rubata, o nel distogliere gli addetti alla sorveglianza dai loro incombenti, né un comportamento di approfittamento di una possibile mancanza di attenzione da parte dei detentori-sorvegalianti della merce, essendo qualificabile il nascondimento sulla propria persona, di cui la sentenza ha dato atto, come il minimum di attività richiesta per la realizzazione della condotta furtiva”.

Definito tale aspetto la stessa Corte di Cassazione aggiunge anche un ulteriore postulato alla propria decisione. Infatti, afferma anche la legittimazione del responsabile del supermercato a proporre querela, in virtù della sua relazione di fatto con i beni sottratti. Situazione sussumibile nell’alveo del possesso e che la Cassazione nel 2013 con la sentenza 40354 già descriveva come compatibile con il delitto di furto poiché “Il bene giuridico protetto dal delitto di furto è individuabile non solo nella proprietà o nei diritti reali personali o di godimento, ma anche nel possesso – inteso come relazione di fatto che non richiede la diretta fisica disponibilità – che si configura anche in assenza di un titolo giuridico e persino quando esso si costituisce in modo clandestino o illecito, con la conseguenza che anche al titolare di tale posizione di fatto spetta la qualifica di persona offesa e, di conseguenza, la legittimazione a proporre querela”.

Dinnanzi a tale soluzione la Corte rimette gli atti alla Corte di Appello reputando assorbiti gli altri motivi del ricorso.

In conclusione la decisione della Corte di Cassazione si innesta in un filone che segue i dettami delle S.U. del 14, specificando alcuni aspetti che concernono la ipotesi di aggravante ex art 625 n. 4 e corroborando una indagine in concreto necessaria alla luce del diritto penale moderno saldato ad una offensività non solo in astratto, ma anche in concreto.