Furto con strappo: incostituzionale la preclusione al beneficio della sospensione dell’ordine di esecuzione. (Corte Cost. 125/2016)

È incostituzionale l’art. 656, comma 9, lett. a) del c.p.p. nella parte in cui stabilisce che non può essere disposta la sospensione dell’ordine di esecuzione nei confronti dei condannati per il delitto di furto con strappo.

A stabilirlo sono stati i Giudici della Consulta con la sentenza n. 125 depositata in data 01.06. 2016. (scarica qui il testo della sentenza esplicata nei suoi passaggi fondamentali)

L’art. 656, comma 9, cod.proc.pen. pone una deroga alla regola generale della sospensione dell’ordine di esecuzione per pene inferiori alle soglie previste dal comma 5 del medesimo articolo. Tale deroga si fonda “sulla presunzione di pericolosità del condannato in relazione al titolo di reato, alla gravità della sanzione edittale o al particolare allarme sociale destato da talune condotte criminose, cui si affiancano condizioni di accertata pericolosità”.

Di contro l’istituto della sospensione dell’esecuzione delle pene detentive brevi trova la propria ratio nella presunzione di scarsa pericolosità sociale basata sull’entità della pena irrogata.

Il Giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell’esecuzione, compulsato dal Pubblico Ministero (al quale, per giurisprudenza costituzionale, non è riconosciuta legittimazione a promuovere giudizi di legittimità innanzi alla Consulta), ha dubitato della legittimità costituzionale dell’art. 656, comma 9, lett. a), c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 e 27 della Costituzione.

Il giudice rimettente osserva che l’articolo in discussione preclude la sospensione dell’ordine di esecuzione nei confronti dei condannati per il delitto di furto con strappo e non anche nei confronti dei condannati per il delitto di rapina semplice.

Nell’ordinanza di rimessione si legge: “la paradossale scelta legislativa di prevedere una modalità esecutiva più gravosa per il condannato per il furto con strappo comporta che l’eventuale condotta ulteriore di minaccia o violenza rispetto a due fattispecie identiche consentirebbe a che l’ha commessa di poter beneficiare, in fase di esecuzione, del decreto di sospensione dell’esecuzione, diversamente da colui che si sia limitato a commettere un’azione volta all’impossessamento, con violenza sulla cosa, e tuttavia priva di violenza o minaccia alla persona”.

La Consulta ha ritenuto fondata la questione, ravvisando il contrasto della norma con l’articolo 3 della Carta Costituzionale.

La differenza tra il delitto di furto con strappo e rapina, affermano i Giudici, consiste in questo: nel reato di furto con strappo la condotta di violenza è immediatamente rivolta verso la cosa e solo in via del tutto indiretta verso la persona che la detiene, mentre ricorre il delitto di rapina quando la condotta di violenza è diretta alla persona.

Fondandosi il divieto disposto dall’art. 656, comma 9, lett. a), cod.proc.pen. sulla presunzione di pericolosità che riguarda i condannati per i delitti ivi indicati, le caratteristiche dei due reati non consentono di assegnare all’autore del furto con strappo una pericolosità maggiore di quella riscontrabile nell’autore di una rapina semplice.

Avv. Giusy Rendina

 

scarica qui il testo integrale della sentenza Corte Costituzionale sentenza n. 125 depositata in data 01.06. 2016