Famiglia di fatto e assegno divorzile

Il nuovo orientamento della Corte di Cassazione in tema di assegno divorzile

La Corte di Cassazione, nelle recenti pronunce, ha sposato un innovativo orientamento in tema di assegno divorzile nelle ipotesi di costituzione di una nuova famiglia di fatto.

La recente ordinanza n.19345/16 (scaricabile qui annotata nei suoi passaggi fondamentali: cass-19345-16) della Corte ha, infatti, confermato in toto le acquisizioni fornite dalla sentenze n.6855/15 (scaricabile qui: cassazione-6855-15).

L’orientamento tradizionale, ritiene che, in caso di formazione di una famiglia di fatto, l’assegno divorzile cada in uno stato di quiescenza, tale da non garantire la spettanza di quanto dovuto durante il periodo della convivenza ma capace di riespandersi in tutto il suo vigore in caso di rottura della stessa.

Aderendo a tale impostazione, la ricorrente, nel giudizio in esame, contesta le statuizioni del Tribunale che aveva ritenuto insussistenti i presupposti per procedere all’assegnazione dell’assegno divorzile in quanto, la ricorrente stessa, aveva intrapreso una nuova convivenza more uxorio.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 19345 del 2016, ha confermato e ribadito il nuovo trend giurisprudenziale, disconoscendo il diritto all’assegno in caso di convivenza more uxorio.

La famiglia di fatto, chiarisce la Corte, non consiste semplicemente nel convivere come coniugi, ma indica l’instaurazione di una vera e propria “famiglia”, portatrice di valori di stretta solidarietà, di arricchimento e sviluppo della personalità di ogni componente, e di educazione e istruzione dei figli (cosi, Cassazione 6855/15).

Ove tale convivenza assuma i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio), la mera convivenza si evolve in une vera e propria “famiglia di fatto”.

Secondo questa impostazione, l’instaurazione di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescinde ogni connessione con il tenore e il modello di vita vissuto durante il matrimonio e, dunque, fa venire meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge.

Su tali presupposti, il diritto all’assegno non entra semplicemente in uno stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso.

L’argomento principale per sostenere tale ricostruzione deriva dalla stessa natura giuridica della famiglia di fatto. Il “nuovo” status familiare è, infatti, costituzionalmente tutelato, ex art 2 Cost., come formazione stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo ed è espressione di una scelta esistenziale della parte, scelta libera e consapevole. Tale scelta implica di per sé, l’assunzione di un rischio, ovvero il rischio della cessazione del rapporto con l’altro coniuge il quale deve considerarsi ormai definitivamente esonerato dall’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile.

La Corte, però, precisa che tale ricostruzione avvicina ma non sovrappone il modello e la disciplina della famiglia di fatto con quello previsto in caso di passaggio a nuove nozze da parte del coniuge beneficiario dell’assegno. Mentre, infatti, in quest’ultimo caso il diritto all’assegno viene meno in via automatica, nel caso di una nuova famiglia di fatto sarà sempre necessario l’intervento di una pronuncia giurisdizionale di accertamento della nuova situazione.

Va infine ricordato che, quanto affermato dalla Corte, attiene esclusivamente ai rapporti tra coniugi, mentre l’instaurazione di una famiglia di fatto (così come il passaggio a nuove nozze) non altera i presupposti con riferimento all’obbligo verso i figli.