Estorsione ed esercizio arbitrario: la Suprema Corte individua i criteri distintivi

La pronuncia della Suprema Corte segue, a due anni esatti di distanza, l’altra sentenza ( del 19 dicembre 2013) sul tema, ostico, del discrimen tra tra i delitti di estorsione (art. 629 c.p.) e di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone (art. 393 c.p.). La sentenza annotata affronta il problema interpretativo che si pone nella prassi dei casi di coazione del soggetto passivo tesa, almeno apparentemente, a realizzare un preteso diritto dell’agente. La massima della pronuncia può sintetizzarsi nel seguente principio di diritto: poiché nel delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la condotta violenta o minacciosa non è fine a se stessa, ma è strettamente connessa alla finalità dell’agente di far valere il preteso diritto, rispetto al cui conseguimento si pone come elemento accidentale, non può mai consistere in manifestazioni sproporzionate e gratuite di violenza. Quando la minaccia, dunque, si estrinseca in forme di tale forza intimidatoria e di sistematica pervicacia che vanno al di là di ogni ragionevole intento di far valere un diritto, allora la coartazione dell’altrui volontà, è finalizzata a conseguire un profitto che assume ex se i caratteri dell’ingiustizia. Con la conseguenza che in determinate circostanze e situazioni anche la minaccia dell’esercizio di un diritto, in sè non ingiusta, può diventare tale, se le modalità denotano soltanto una prava volontà ricattatoria, che fanno sfociare l’azione in mera condotta estorsiva.

La sentenza del 21 dicembre si iscrive in un percorso esegetico-giurisprudenziale iniziato nel 2013 e confermato, in sintesi, nell’ultima pronuncia. Il vero caposaldo interpretativo è fornito dalla meno recente giurisprudenza, di cui (per completezza) se ne fornisce la massima: Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alla persona e quello di estorsione si distinguono non per la materialità del fatto, che può essere identica, ma per l’elemento intenzionale che, qualunque sia stata l’intensità e la gravità della violenza o della minaccia, integra la fattispecie estorsiva soltanto quando abbia di mira l’attuazione di una pretesa non tutelabile davanti all’autorità giudiziaria.

Dalla lettura combinata di entrambe le pronunce si coglie agevolmente il criterio distintivo tra i delitti in esame. Ecco perché si è ritenuto opportuno fornire al nostro lettore la schematizzazione anche della sentenza del 2013.

Cassazione penale I sez. 21 dicembre 2015 estorsione ed esercizio arbitrario

Cassazione penale II sez. 19 dicembre 2013 estorsione ed esercizio arbitrario

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