Esiste ancora la pregiudiziale amministrativa?

Il Consiglio di Stato ritorna ancora una volta sul problema della pregiudizialità e

Con la sentenza 4283/2015 il Consiglio di Stato interviene sul problema della pregiudiziale amministrativa, interrogandosi sulla necessarietà ( o meno) della proposizione della domanda di annullamento del provvedimento amministrativo al fine di poter agire per il risarcimento dei danni patiti per effetto del provvedimento stesso.

Trattasi di argomento che tradizionalmente divide la giurisprudenza ordinaria e amministrativa, e che nonostante l’intervento del codice del processo amministrativo non ha trovato ancora una soluzione univoca.

La sentenza in commento si innesta nel dibattito e fornisce un importante contributo chiarificatore, prendendo in analisi il dato letterale per giungere ad una soluzione coerente con i principi generali.

Chiamata a pronunciarsi sul rigetto della domanda risarcitoria del privato per non aver adempiuto al (presunto) dovere di adire il giudice dell’ottemperanza per ottenere l’esecuzione di una sentenza di annullamento, i giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto siffatta interpretazione non rispettosa del dato dato letterale.

Difatti, “l’utilizzo nel secondo periodo del comma terzo dell’art. 30 c.p.a., della formula al plurale “attraverso l’esperimento degli strumenti di tutela previsti” non ha certamente il significato di imporre al danneggiato l’esperimento di tutti gli strumenti di tutela che l’ordinamento processuale prevede per la tutela in forma specifica dell’interesse legittimo”.

In sostanza, il Consiglio di Stato afferma che la formula utilizzata dal legislatore del codice del processo amministrativo non può essere interpretata fino al punto di imporre al privato di instaurare il giudizio di ottemperanza per ottenere la soddisfazione delle proprie ragioni, essendo (come si evince dal dato letterale) la pregiudiziale di annullamento, e a maggior ragione quella di ottemperanza ipotizzata invece dal tribunale amministrativo regionale, stata eliminata.

L’art. 30 cpa specifica, tramite l’utilizzo del plurale “strumenti di tutela”, che vi sono vari modi attraverso i quali il privato può soddisfare il suo onere di diligenza, sia a carattere processuale (ma non esclusivamente)  che extraprocessuale (ad esempio una istanza di autotutela, un ricorso amministrativo, una sollecitazione mediante diffida).

E’ dunque da scartare l’interpretazioone (seguita da parte della giurisprudenza amministrativa) secondo la quale la rinnovata nozione dell’apprezzabile sacrificio si estenderebbe fino al punto da imporre l’attivazione di un giudizio di annullamento, o addirittura di ottemperanza.

c. st. 4283 del 2015 – pregiudizialità

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