ESAME AVVOCATO possibile soluzione del parere di penale traccia n 2

TRACCIA: Tizio, approfittando delle difficoltà economiche in cui versa Caio, presta a questi una somma di denaro pari ad € 20.000 facendosi promettere in corrispettivo interessi usurai. Successivamente, a seguito della mancata restituzione integrale da parte di Caio della somma prestata e degli interessi pattuiti, Tizio incarica della riscossione del credito i suoi amici Mevio e Sempronio. Quest’ultimi, ben consapevoli della natura usuraia del credito, contattano ripetutamente al telefono Caio e gli chiedono il pagamento del credito, minacciando di ucciderlo. Poiché Caio risponde di non poter pagare per mancanza di denaro, Mevio e Sempronio si portano presso l’abitazione di questi  e dopo aver nuovamente richiesto il pagamento senza però ottenerlo, lo costringolno a salire su di un’autovettura a bordo della quale lo conducono in aperta campagna. Dopo averlo fatto scendere dall’auto lo colpiscono entrambi ripetutamente con calci e pugni, I due quindi si allontanano minacciando Caio che se non pagherà entro una settimana torneranno da lui. Caio viene trasportato da un automobilista  di passaggio in ospedale ove gli vengono diagnosticate lesioni consistite nella frattura di un braccio e del setto nasale con prognosi di guarigione di giorni 40. Caio decide di rivolgersi alla polizia a cui riferisce nel dettaglio sia la condotta posta in essere da Mevio e Sempronio  in suo danno, sia il prestito usuraio effettuato da Caio. Attraverso l’individuazione fotografica operata da Caio, la polizia identifica Mevio e Sempronio. Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato di Mevio e Sempronio, individui le fattispecie di reato che si configurano a carico dei suoi assistiti e gli istituti giuridici che trovano applicazione nel caso in esame. 

Svolgimento

 

Per poter assumere la difesa dei sigg.ri Mevio e Sempronio si rende necessario individuare tutti gli istituti giuridici sottesi alla fattispecie scrutinata.

Tizio conclude un contratto usurario con Caio approfittando dello stato di difficoltà di quest’ultimo. Successivamente incarica Mevio e Sempronio per la riscossione del credito vantato. Vi è, quindi, un contratto usurario concluso tra Tizio e Caio. Si palesano, successivamente all’incarico di riscossione, una serie di condotte di Mevio e Sempronio. Condotte caratterizzate da atti di violenza e minaccia. Prima di analizzare le condotte dei due assistiti si rende necessario passare in rassegna i caratteri fondanti del delitto di usura.

Il delitto di usura disciplinato dall’art. 644 cp distingue due fattispecie: l’usura presunta, che ricorre quando si eccede la soglia d’usura ( tasso ultra legale), e l’usura concreta che, invece, ricorre nel caso di abuso dello stato di difficoltà della vittima, quale strumento di lucro indebito attraverso la sproporzione delle prestazioni. Nel caso di specie si tratta di usura concreta atteso che Tizio abusa dello stato di difficoltà di Caio.

Con riguardo a Mevio e Sempronio occorre invero verificare la possibilità che questi abbiano concorso nel reato di usura in quanto “consapevoli” dell’usurarietà del prestito e in quanto incaricati della riscossione.

L’aspetto rilevante ai fini della qualificazione di concorso di persone nel reato ( alla stregua del combinato disposto tra l’art. 110 e l’art. 644 c.p.) è offerto dalla circostanza che Caio non consegna la somma a Mevio e Sempronio. La norma, infatti, espressamente fa riferimento “al promettere o al dare”.

Nel caso di specie Tizio da incarico a Mevio e Sempronio di “riscuotere” la somma indebitamente dovuta e promessa “a Tizio”. Mevio e Sempronio, quindi, seppur consapevoli dell’usurarietà del prestito non partecipano al reato di usura. Caio, infatti, a seguito delle violenze subite, non consegna i soldi ai due “incaricati per la riscossione”.

Dunque, da una prima analisi, è possibile già escludere che la condotta di Mevio e Sempronio afferisca al reato di usura. Ciò in quanto non sono loro che “si fanno dare o promettere” la somma di denaro a titolo di interessi usurari. È dirimente proprio la circostanza che Caio non consegna la somma.

Il reato di usura è annoverabile tra i cd. delitti a “condotta frazionata” o a “consumazione prolungata”  ( ne da conferma di ciò Cass. 41045/2005 che individua il reato di usura come reato istantaneo ad effetti permanenti) e, dunque, può concorrere nel reato solo colui il quale ha ricevuto l’incarico di recuperare il credito usurario e, contestualmente, sia riuscito a ottenerne il pagamento.

Mevio e Sempronio il pagamento non lo hanno ottenuto, per cui si ribadisce che gli stessi non hanno concorso nel reato di usura.

Questi, però, hanno posto in essere una serie di condotte avvinte dal medesimo disegno criminoso, Condotte che possono essere qualificate alla stregua di talune fattispecie delittuose: tentativo di estorsione, minacce, sequestro di persona e lesioni personali.

L’estorsione è tradizionalmente collocata dalla dottrina tra i delitti con la cooperazione artificiosa della vittima, sottocategoria dei delitti contro il patrimonio, che si caratterizza per il fatto che il reato si perfeziona solo attraverso il necessario apporto del soggetto passivo, costretto a compiere un’attività pregiudizievole per il suo patrimonio.

La condotta di Mevio e Sempronio, per come si palesa, sembra identificarsi proprio nel delitto de quo. infatti, Secondo dottrina e giurisprudenza assolutamente pacifiche, il delitto di estorsione presenta, evidenti caratteri di plurioffensività, in quanto, pur essendo previsto tra i delitti contro il patrimonio, non appresta una tutela esclusivamente agli interessi patrimoniali della vittima, bensì anche alla sua libertà di autoderminazione, che viene fortemente lesa dalla condotta coattiva dell’agente. Il delitto di estorsione si consuma nel momento in cui l’estorsore ottiene il vantaggio dalla vittima. Nel caso scrutinato Mevio e Sempronio compiono atti di violenza e di minaccia ma non avviene la dazione della somma da parte di Caio.

Ne deriva che la condotta posta in essere si qualifica come tentativo di estorsione ai sensi del combinato disposto tra gli artt.56 e 629 c.p.. Occorre evidenziare che Mevio e Sempronio, peraltro attesa la riluttanza di Caio a pagare l’importo promesso, intraprendono una serie di condotte nei suoi confronti  tra cui: pressioni, minacce, etc. che esitano nel trasporto coattivo in un luogo isolato presso il quale compiono atti di violenza nei suoi confronti. Si tratta di fattispecie che integrano i delitti di minacce, sequestro di persona, estorsione e lesioni personali.

I reati sono  aggravati dalla circostanza che nel corso della condotta Mevio e Sempronio hanno adoperato violenza sulla vittima provocandone lesioni gravi. Per questi motivi è possibile identificare la condotta anche ai sensi dell’art. 582 ( lesioni personali).

Lesioni personali che si inseriscono in quel coacervo di reati avvinti dal medesimo disegno criminoso.

In conclusione, alla luce di quanto sopra esposto, la condotta descritta preliminarmente appare ascrivibile alle diverse ipotesi di reato previste e punite dagli art. 56 e 629 c.p., dagli artt. 582, e 605, comma 1 c.p. unite dal vincolo della continuazione ex art. 81 c.p. ai sensi del quale “è punito con la pena che dovrebbe infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo chi con una sola azione od omissione viola diverse disposizioni di legge ovvero commette più violazioni della medesima disposizione di legge.

 

 

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