Effetti della notificazione nel procedimento sanzionatorio della Consob: la parola alle Sezioni Unite

L’ ordinanza della Corte di Cassazione n.2448 dell’8 febbraio 2016 pone la questione relativa alla possibilità che il principio della scissione degli effetti della notificazione valga anche nell’ambito del procedimento amministrativo che porta all’irrogazione di sanzioni da parte della Consob ai sensi del Testo Unico Finanziario (TUF).

In particolare, nel caso di specie, la Corte ha affrontato il tema riguardante la possibilità di applicare il principio suddetto anche alla contestazione di addebito nel procedimento sanzionatorio ex art. 195 del TUF; nella fattispecie, in relazione a una contestazione riguardante una sanzione di euro 2.500.000, risulta decisivo indagare l’operatività o meno di tale principio. Infatti la contestazione è stata inviata dalla Consob entro il termine di legge, ma è stata ricevuta dall’incolpato dopo tale scadenza.
Pertanto l’operatività dell’affermato principio potrebbe determinare la decadenza della Consob dal potere di applicazione della sanzione economica (peraltro piuttosto esosa) nei confronti del ricorrente.
Per tale ragione è necessario comprendere se viga o meno la scissione degli effetti della notificazione anche nel caso in esame e, giacchè si tratta di una questione non ancora “risolta” in maniera univoca dalla giurisprudenza, si impone un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite.

Per rendere maggiormente intellegibile la problematica è opportuno chiarire il significato e l’aggancio normativo del nominato principio di scissione degli effetti della notificazione.
Ebbene quest’ultimo è sancito dall’art. 149 c.p.c., che ha codificato un principio espresso dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale, la quale con riferimento alla notifica a mezzo posta, ha affermato che per il notificante la notifica si perfeziona nel momento in cui l’atto viene presentato all’ufficiale giudiziario mentre per il notificatario il perfezionamento si ha nel momento in cui l’atto viene ricevuto da quest’ultimo (cfr. Corte Cost. n.477/2002).
Ciò significa che bisogna differenziare gli effetti relativi al notificante da quelli che riguardano il notificatario (da qui la scissione).

Ovviamente la scissione degli effetti della notifica presuppone il buon esito della stessa e cioè presuppone la circostanza che l’atto pervenga nella legale conoscenza del destinatario. In caso contrario, è necessario verificare il motivo della mancata notifica: se è addebitabile al notificante non vi sarà alcuna sanatoria, al più la notifica sarà rinnovabile, con effetto ex nunc, cioè non retroattivo (cfr. Cass. S.U. n.7607/2010).
Se invece l’errore è dell’ufficiale giudiziario, allora la notifica non si considera comunque perfezionata, in quanto non andata a buon fine, ma sarà rinnovabile con effetto ex tunc, ossia retroattivo (art. 291 c.p.c.). Il che eviterà ogni decadenza.
Dal punto di vista del notificatario il principio implica che è dal giorno dell’effettiva ricezione dell’atto (o della compiuta giacenza) che decorreranno gli effetti tipici riguardanti il destinatario della notifica (Ad es. i termini a comparire ex art. 163bis c.p.c. o il termine per impugnare la sentenza notificata su istanza della controparte o per opporre un decreto ingiuntivo).
Il principio esaminato, nella versione ultima, è frutto di innovazioni tanto legislative quanto pretorie e prevede un giusto contemperamento  tra gli interessi del notificante e del notificatario, senza addossare in capo al primo gli eventuali errori di notificazione dipendenti dall’ufficiale giudiziario.
Si discute, poi, se la scissione degli effetti della notificazione operi solo in ambito processuale o riguardi anche i termini di diritto sostanziale entro i quali debbano essere posti in essere atti che hanno carattere recettizio (ad esempio, in materia di prescrizione).
Ebbene al riguardo abbiamo copiosa giurisprudenza di legittimità, soprattutto in tema di azione revocatoria.
Da un lato la Cassazione ha affermato in diverse pronunce che il termine di prescrizione per la proposizione dell’azione revocatoria fallimentare può dirsi interrotto quando l’atto di citazione è consegnato per la notifica all’ufficiale giudiziario.
Dall’altro, ha invece affermato in altre sentenze che il principio della scissione degli effetti della notificazione per il notificante e il notificatario non varrebbe per gli atti sostanziali – come l’interruzione della prescrizione – ma solo per quelli processuali.
A comporre il contrasto suesposto sono da ultimo intervenute le Sezioni Unite della Cassazione che, con sentenza n. 24822 del 9 dicembre 2015, hanno dettato il principio secondo il quale, in virtù della tecnica del bilanciamento, frutto dell’applicazione del principio di ragionevolezza, deve ritenersi che il principio della scissione degli effetti della notificazione operi anche per i termini di carattere sostanziale. Questo però solamente nel caso in cui l’esercizio del diritto può essere fatto valere soltanto mediante atti processuali.

Sulla base di tali presupposti la Corte di Cassazione nell’ordinanza posta all’attenzione fa una serie di valutazioni che poi la porteranno a chiamare in causa le Sezioni Unite per avere un intervento chiarificatore delle stesse.

In particolare gli ermellini partono col rilevare che la contestazione di un’incolpazione (che è quella della Consob del caso al loro vaglio) rappresenta un atto tipicamente recettizio, che ha la peculiarità di essere “al di fuori della materia negoziale ove opera, per espressa previsione di legge il principio dell’art. 134 c.c. a norma del quale ‘gli atti unilaterali producono effetto dal momento in cui pervengono a conoscenza della persona alla quale sono destinati’.

La citata sentenza delle Sezioni Unite n.24822/2015 ha affermato che “la tecnica del bilanciamento, frutto dell’applicazione del principio di ragionevolezza, opera solo per talune categorie di atti, e precisamente per gli atti processuali difensivi e atti processuali ad effetti sostanziali, come nel caso della notifica dell’atto di citazione in revocatoria, quale atto necessario a interrompere la prescrizione ex art. 2903 e 2943”.

Sulla base di una tale ricostruzione persiste però il dubbio sulla sorte degli atti unilaterali recettizi non negoziali, ma di chiara natura procedimentale, quale è indubbiamente quello di cui si discute oggi e cioè quello riguardante la contestazione dell’incolpazione spedita dalla Consob.

La giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che il procedimento sanzionatorio di cui al Dlgs. n.58/1998 (relativo alla Consob) è retto dai principi sanciti dalla legge 21 novembre 1981 n. 689.  Perciò attraverso tale richiamo si potrebbe estendere la portata del principio di scissione degli effetti della notificazione anche al procedimento che qui interessa.

Infatti “per gli atti procedimentali di cui alla l. 689/1981 il richiamo alle norme del codice di procedura civile è contenuto (…) nell’art. 14 della legge”, sicché il principio della scissione degli effetti della notificazione anche in questa materia troverebbe la sua fonte normativa proprio nella previsione dell’art. 149 terzo comma c.p.c. in tema di notificazione a mezzo del servizio postale.

Tuttavia, nel caso di specie, la contestazione della Consob era stata comunicata a mezzo posta con la conseguenza che si verterebbe in tema di comunicazione e non di notificazione. Quindi il principio non potrebbe operare, mancando l’elemento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

Alla luce di queste considerazioni la Cassazione ha quindi rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, osservando che è “opportuno un intervento chiarificatore delle sezioni unite su tale tematica”.

Infatti “la questione resta aperta e assume valore decisivo nel caso in esame perché dalla sua risoluzione potrebbe dipendere la decadenza per la Consob dal potere di applicazione della rilevante sanzione economica nei confronti del ricorrente”.

Scarica quì l’ordinanza della Corte di Cassazione n.2448 dell’8 febbraio 2016

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