Donazione indiretta: la parola alle Sezioni Unite.

La Corte di Cassazione n. 106/2017 sollecita l’intervento delle Sezioni Unite in tema di donazione indiretta.

 

Con l’ordinanza n. 106/2017 (scaricabile qui: ordinanza 106_2017_) la Corte di Cassazione torna ad occuparsi di un tema dagli ambigui contorni: la donazione indiretta.

Tale istituto è previsto e disciplinato dall’art. 809 c.c, il quale, come norma di chiusura del sistema, afferma che “le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769…” . Punti fermi di tale previsione sono l’ammissibilità delle norme in tema di donazione circa la revocazione e la riduzione e, all’opposto,  la non necessarietà della forma solenne prevista dall’art. 782cc. Ma oltre tali acquisizioni non si rinvengo altre certezze.

Dottrina e giurisprudenza si sono impegnate, nel corso degli anni, a formulare una definizione quanto più completa possibile dell’istituto, ma senza grandi successi.

In tali definizioni sono stati di volta in volta posti in luce determinati aspetti, la struttura, il meccanismo di funzionamento o l’utilizzo di “altro strumento negoziale avente scopo tipico diverso dalla c. d. causa donandi e tuttavia in grado di produrre, insieme con l’effetto diretto che gli è proprio, l’effetto mediato di un arricchimento senza corrispettivo, voluto per spirito di liberalità da una parte (beneficiante) a favore dell’altra (che ne beneficia)”; o, ancora, notando che “le parti ricorrono ad un determinato negozio giuridico, ma lo scopo pratico che esse si propongono non è affatto quello normalmente attuato mediante il negozio da esse adottato, ma uno scopo diverso, talora analogo a quello di un altro negozio, più spesso mancante di una propria forma tipica nell’ordinamento”; o, infine, affermando trattasi di “qualsiasi liberalità non direttamente voluta ed attuata attraverso il mezzo appositamente apprestato dall’ordinamento giuridico, caratterizzato da uno scopo tipico diverso dalla liberalità, onde quest’ultima costituisce una conseguenza secondaria ed ulteriore dell’atto compiuto”.

Ad esito di tali, frammentarie, definizioni, la Corte, nell’ordinanza in oggetto evidenzia il vero punto dolente ovvero la mancanza di certezza in relazione allo strumento utilizzabile, e il relativo meccanismo di funzionamento delle donazioni indirette.

I Giudici riducono l’ambito applicativo della questione escludendo talune ricostruzioni ormai scarsamente seguite, come la teoria del negozio atipico o dell’unico negozio con clausola speciale. La tesi maggiormente accolta va invece, per la Corte, individuata nella combinazione di due negozi, il negozio mezzo ed il negozio fine.

Ma tale contesto, già fortemente contraddittorio, risulta controverso anche nell’applicazione giurisprudenziale e dottrinaria.

In giurisprudenza talvolta si è ritenuta sufficiente l’esistenza di un unico negozio purché capace di procurare l’effetto indiretto della liberalità, ma non sono mancate nette prese di posizione in senso contrario. Non si è dubitato della ricorrenza della donazione indiretta, invece, nelle ipotesi di negotium mixtum cum donatione (ad esempio: trasferimenti a titolo oneroso ma il cui corrispettivo è evidentemente risibile in relazione al valore della cosa). Medesime certezze si rinvengono nelle ipotesi di contratto a favore del terzo, mentre altamente discussa è l’ipotesi di donazione di denaro al fine di  acquistare un bene (donazione diretta del denaro o donazione indiretta del bene?!).

Anche la dottrina è divisa in tali ipotesi. In particolare il dibattito è incentrato sulla sufficienza o meno di atti non negoziali (costruzione su fondo altrui, confessione stragiudiziale di un debito inesistente, rinunzia a far valere decadenze o prescrizioni ecc.).

Alla luce di tale contesto, in cui “è chiaro il meccanismo di funzionamento ma non lo è altrettanto a riguardo della strada percorribile (necessità o meno di due negozi, di almeno uno o anche di un solo atto materiale)” la Corte di Cassazione con l’ordinanza in oggetto ritiene necessario e doveroso un intervento chiarificatore delle Sezioni Unite e per tali motivi rimette gli atti al Primo Presidente.