BAIL-IN

Deroga all’applicazione del Bail-in per i conti corrente delle procedure concorsuali

L’attuazione delle Direttive CE, ha comportato la recente introduzione nel nostro ordinamento dei decreti legislativi nn. 180 e 181 del novembre 2015, con cui ha trovato regolamentazione a livello nazionale la gestione della crisi d’impresa degli enti creditizi e finanziari. La riforma legislativa ha introdotto e disciplinato, tra l’altro, il c.d. bail-in. Quest’ultimo, come noto, è una procedura straordinaria che consente la ricapitalizzazione dell’istituto di credito attraverso il prelievo forzoso (in ultima istanza) delle somme depositate dai correntisti, salvo il limite dei c.d. depositi protetti ( di cui alla Direttiva 49/2014/UE). In conseguenza di ciò sono emersi fondati dubbi sull’applicabilità dello strumento in parola sia ai conti corrente intestati alle procedure fallimentari che ai conti corrente intestati a Procedure di amministrazione straordinaria.

Prima di entrare nel merito della questione occorre por mente alla precisa scelta del legislatore nazionale di disciplinare, con i suindicati decreti legislativi, tutte le procedure concorsuali; a differenza di quanto previsto in sede comunitaria in cui si è espressamente disciplinata la sola procedura fallimentare. Il più ampio ambito applicativo della disciplina nazionale fa sì che lo strumento del bail-in potrebbe ritenersi applicabile anche alle procedure di amministrazione straordinaria.

Il quadro normativo di riferimento è dunque chiaro, sì come è chiara la scelta del legislatore italiano, conscio delle multiformi ipotesi concorsuali, di ampliare l’ambito applicativo della disciplina comunitaria.  In sintesi: ciò che si rende necessario comprendere è se il c.d. meccanismo di salvataggio interno (c.d. bail-in) sia applicabile o meno ai conti corrente delle procedure concorsuali.

Innanzitutto è necessario premettere che l’art. 34 del R.D. 267/1942 (dettato in tema di fallimento e applicabile anche alle procedure di amministrazione straordinaria per effetto del richiamo operato all’art. 19 del D.lgs. 270/1999 ed al richiamo operato dall’art. 8 del D.L. 347/2003) sancisce le dinamiche che avvicendano il conto corrente intestato ad una procedura concorsuale ma omette di specificarne la natura giuridica.

Ecco perché è opportuno, preliminarmente, individuare la struttura giuridica di un conto corrente di una procedura fallimentare. Esso, aperto dal curatore per esigenze della procedura e intestato al fallimento, accoglie tutti gli attivi della liquidazione fallimentare destinati, al netto delle spese, ad essere ripartiti tra i creditori ammessi allo stato passivo secondo le regole della par condicio. In particolare ciò che qui interessa è la natura giuridica dello stato passivo: esso assolve la funzione di individuare e soddisfare i creditori dopo averne accertato il diritto di partecipare alla ripartizione dell’attivo fallimentare. Ne deriva che tutti i creditori ammessi siano beneficiari, secondo le regole del riparto concorsuale, degli attivi depositati nel conto corrente della procedura. In quanto tali la loro posizione non sembra dissimile da quella dei cointestatari di un conto corrente.

Il rapporto tra la normativa comunitaria e quella nazionale.

La disciplina Comunitaria introdotta con la Direttiva 2014/59/UE prevede all’art. 44 una specifica ipotesi di esenzione dall’applicazione del c.d. bail-in. Il comma II, lettera c) della norma, espressamente esclude “qualsiasi passività derivante dal fatto che l’ente o l’entità… detiene attività o liquidità dei clienti … a condizione che tali clienti siano protetti dal diritto fallimentare vigente”.

Ebbene appare chiaro come l’Autorità di Risoluzione non possa applicare il bail-in ai “clienti protetti dal diritto fallimentare vigente”.

La disciplina Nazionale và oltre.

L’art. 49 comma 1 lettera c) esclude in linea di principio dal bail-in: “c) qualsiasi obbligo derivante dalla detenzione da parte  dell’ente sottoposto a risoluzione di disponibilita’ dei  clienti,  inclusa  la disponibilita’ detenuta nella prestazione di servizi e  attivita’  di investimento  e  accessori  ovvero  da  o  per  conto  di   organismi d’investimento collettivo o  fondi  di  investimento  alternativi,  a condizione  che  questi  clienti  siano  protetti   nelle   procedure concorsuali applicabili;”

Anche nella legge di recepimento par chiaro come il Legislatore abbia inteso escludere l’applicazione del bail-in per  i “clienti (che) siano  protetti  nelle  procedure concorsuali applicabili;”

L’espresso riferimento alle “procedure concorsuali”, piuttosto che alle procedure fallimentari è una chiara manifestazione dell’intenzione legislativa di applicare le suesposte “esenzioni” anche ai conti correnti delle procedure di amministrazione straordinaria.

Così ragionando balza all’occhio che, per le posizioni di ciascun creditore, dovrebbe trovare applicazione l’enunciazione normativa dell’art. 49 lett. a) del D.lgs. 180/2015 che ha previsto, tra le passività escluse dal bail-in, il limite di 100.000 euro per ciascun depositante ( c.d. depositi protetti). L’art. 6 della direttiva CE 49/2014 e ha espressamente posto detto limite con riferimento a ciascun depositante. La suddetta normativa all’art. 1 definisce “depositante”: il titolare o, in caso di conto congiunto, ciascuno dei titolari del deposito” e quindi, nell’ipotesi di conto corrente cointestato il deposito protetto si estende per ciascun correntista cointestatario.

In conclusione si può affermare, con una certa sicurezza, che restano esclusi dall’applicazione del meccanismo del bail-in tutti i depositi intestati a procedure concorsuali (sia sotto forma di conti correnti, sia sotto forma di deposito titoli).